Rame: i minatori tagliano l'offerta, cosa significa per il mercato?

Rame: i minatori tagliano l’offerta, cosa significa per il mercato?

Rame: i minatori tagliano l'offerta, cosa significa per il mercato?

Il prezzo del rame è tornato a scendere oggi nel mercato delle materie prime a Londra, dopo che questa settimana si è visto un rimbalzo. Adesso le quotazioni viaggiano ai 7.268 dollari la tonnellata facendo segnare un ribasso dello 0,94%, mentre ieri si erano spinte fino a un massimo di 7.475 dollari. L’offerta però desta molte preoccupazioni. Il minatore anglo-cileno Antofagasta ha tagliato l’obiettivo di produzione annua a un livello tra 640 e 660 mila tonnellate, da un range di 660-690 mila precedentemente previsto.

Le ragioni sono da ascrivere a problemi di manutenzione delle infrastrutture a Los Pelambres in Cile, all’aumento dei costi di input derivanti soprattutto dalle tariffe energetiche e alla questione della siccità. Su quest’ultimo punto, la società ha affermato: “l’intervallo di riferimento rivisto incorpora una prospettiva negativa per la disponibilità di acqua per il resto dell’anno”.

La revisione delle prospettive di Antofagasta riguardo l’offerta di rame arrivano appena dopo quelle del minatore brasiliano Vale, che ha comunicato un calo della produzione per il 2022 da un intervallo compreso tra 330 e 355 mila tonnellate a uno racchiuso tra 270 e 285 mila tonnellate. Ciò scaturisce da problematiche relative alle manutenzioni. La miniera di Sossego in Amazzonia richiede al riguardo interventi più lunghi del previsto. In origine si era stimato un periodo di interruzioni di un mese e mezzo, ma poi si è arrivati a circa quattro mesi e mezzo in cui le attività sono state fuori fase.

 

Rame: le previsioni sui prezzi

I prezzi del rame hanno conosciuto una grande volatilità quest’anno, a causa soprattutto delle aspettative di mercato che sono state costantemente rovesciate. Lo scoppio della guerra Russia-Ucraina ha fatto sorgere le preoccupazioni per le scorte e le quotazioni della materia prima hanno spiccato il volo fino a oltrepassare i 10.700 dollari. A partire dal mese di aprile vi è stata un’inversione brusca, segnando una perdita per il metallo rosso fino al 35% dai massimi.

Le prospettive per i prossimi mesi sembrano essere nebulose, per i problemi sopra elencati e che hanno portato due grossi minatori a rivedere la guidance. Una cartina di tornasole per capire lo stato del mercato arriva tra oggi e domani con gli aggiornamenti sulla produzione di Freeport-McMoRan, Anglo American e Glencore. A giudizio degli analisti, la domanda di rame nei prossimi anni è destinata ad aumentare per via della transizione energetica. Il metallo infatti viene utilizzato nei veicoli elettrici e nelle stazioni di ricarica delle batterie, nonché per le turbine eoliche e i pannelli solari. Tuttavia, nuovi progetti dei produttori potrebbero essere ritardati se i prezzi si mantengono ai livelli attuali.

Sulle quotazioni non aiuta molto il dollaro forte, valuta in cui è espressa la materia prima. La domanda da parte dei Paesi non USA tende a soffrire il cambio valutario, soprattutto in un ambiente altamente inflazionistico come quello odierno. Questo potrebbe essere un freno a qualsiasi velleità rialzista, di conseguenza è difficile immaginare almeno nel breve periodo un rally come quello che si è visto dopo l’invasione dell’Ucraina.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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