Trump punta alla Luna con il nucleare: reattori in orbita entro il 2028

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Altro che Groenlandia: Trump punta direttamente alla Luna, e lo fa con il nucleare. Il 14 aprile la Casa Bianca ha firmato una direttiva che ordina alla Nasa, al Pentagono e al Dipartimento dell’Energia di installare reattori nucleari in orbita lunare entro il 2028 e sulla superficie entro il decennio, dato che sulla Luna notti e giorni durano 14 giorni terrestri ciascuno e il solare semplicemente non basta. Il piano, che coinvolge l’industria privata e assegna un mandato militare al Pentagono, guarda già a Marte come destinazione finale. I mercati hanno risposto subito: titoli del comparto nucleare su fino al 10% nel pre-market di giovedì. La vera posta in gioco ora è il controllo delle infrastrutture cislunari e Washington sembra intenta ad arrivarci prima di chiunque altro.

 

In questo articolo:

 

  • Nucleare sulla Luna, la tabella di marcia della Casa Bianca
  • Luna, perché il nucleare è l’unica opzione
  • Il nucleare”spaziale” entra nei portafogli

 

Nucleare sulla Luna, la tabella di marcia della Casa Bianca

Il piano della Casa Bianca si articola su più livelli temporali e istituzionali. Nel breve periodo, la Nasa dovrà sviluppare un reattore spaziale di media potenza capace di generare almeno 20 kilowatt elettrici, con l’obiettivo di lanciarlo sulla superficie lunare entro il 2030, in collaborazione con operatori privati selezionati tramite concorsi di progettazione aperti alla competizione industriale. Parallelamente, l’agenzia dovrà predisporre un sistema nucleare in orbita lunare già entro il 2028. Nel medio periodo, i mini-reattori inizialmente dispiegati verranno progressivamente scalati verso configurazioni ad alta potenza, con l’ambizione di raggiungere capacità significative entro il prossimo decennio.

Al Pentagono spetta un altro compito, ossia quello di presentare alla Casa Bianca entro 90 giorni un’analisi dei possibili utilizzi e dei carichi utili militari compatibili con sistemi nucleari operativi nello spazio, e gestirà un proprio concorso di progettazione parallelo a quello della Nasa. Il Dipartimento dell’Energia, da parte sua, fornirà il know-how tecnico-scientifico accumulato decenni di ricerca civile sul nucleare e condurrà attività autonome di ricerca e sviluppo a supporto dell’intero programma. Il direttore generale della Nasa, Jared Isaacman, ha riconosciuto che negli ultimi decenni l’agenzia ha speso miliardi in progetti di energia nucleare spaziale senza concretizzare risultati operativi: la nuova direttiva mira esplicitamente a interrompere questo schema.

 

Luna, perché il nucleare è l’unica opzione

La scelta del nucleare non è il frutto di una preferenza tecnologica, quanto di una necessità strutturale imposta dalle condizioni fisiche della Luna. Un giorno lunare e una notte lunare durano ciascuno circa 14 giorni terrestri, il che significa che qualsiasi struttura permanente sulla superficie sarebbe esposta a due settimane consecutive di oscurità totale, rendendo i pannelli solari una fonte di energia cronicamente inaffidabile per una presenza stabile. Sulla Luna sono assenti combustibili fossili, vento e corsi d’acqua sfruttabili per la generazione elettrica. La fissione nucleare, che sfrutta la scissione di nuclei atomici di elementi radioattivi per innescare una reazione a catena capace di rilasciare quantità elevate di calore, poi convertito in elettricità, rappresenta l’unica alternativa tecnologicamente matura e scalabile.

La Nasa ha già pubblicato una guida operativa che articola in tre fasi successive lo sviluppo delle capacità, delle infrastrutture e delle risorse necessarie a una base lunare permanentemente presidiata. L’obiettivo dichiarato non si esaurisce nella presenza lunare: la base è concepita come piattaforma di test e validazione per le tecnologie necessarie alle future missioni umane su Marte. Nelle parole della stessa guida, una presenza continuativa sulla superficie lunare fornirà i dati indispensabili per comprendere gli effetti fisiologici e operativi delle missioni spaziali di lunga durata sugli esseri umani, un prerequisito scientifico irrinunciabile prima di qualsiasi tentativo marziano.

 

Il nucleare”spaziale” entra nei portafogli

La direttiva ha prodotto un impatto immediato e misurabile sulle quotazioni del settore. Alle 05:38 di giovedì, l’azienda californiana di progettazione di reattori nucleari avanzati Oklo segnava un rialzo di quasi l’8% e NuScale di circa il 10% nel pre-market. Nano Nuclear Energy, focalizzata sullo sviluppo di microreattori nucleari portatili e stazionari guadagnava il 7,3%, mentre Cameco, uno dei maggiori produttori mondiali di uranio, avanzava dell’1,6% e Uranium Energy del 2,1%. I movimenti riflettono l’aspettativa degli investitori che una domanda pubblica strutturata e pluriennale, sostenuta da mandati governativi vincolanti, possa tradursi in commesse concrete per l’industria nucleare privata, sia sul fronte dei reattori sia su quello dell’approvvigionamento del combustibile.

Il contesto geopolitico amplifica la portata della direttiva. Con questa mossa, Washington formalizza la propria candidatura a protagonista della competizione internazionale per il controllo delle infrastrutture nell’orbita cislunare e sulla superficie lunare, una dimensione strategica che va ben oltre la retorica dell’esplorazione scientifica. La Luna, con le sue risorse potenzialmente sfruttabili e la sua posizione nell’architettura delle missioni interplanetarie, si configura sempre più come un nodo geopolitico e industriale del prossimo decennio, così come il settore aerospaziale in generale. La Groenlandia ha fatto notizia: ma è verso il satellite naturale della Terra che si sta spostando la vera partita.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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