Record nel 2025 per il mercato dei certificati, domina la ricerca di protezione

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Il 2025 si è confermato come un anno particolarmente significativo per il mercato dei certificati, segnando un nuovo primato e ribadendo in modo chiaro l’interesse degli investitori verso soluzioni orientate alla protezione del capitale.

Nel corso del 2025 è proseguito il percorso di progressiva riduzione dei tassi di interesse, attraverso una serie di interventi di taglio ripetuti che avevano avuto inizio già nell’anno precedente. Tale dinamica è stata il riflesso di un graduale rallentamento delle pressioni inflazionistiche e di un orientamento della politica monetaria divenuto progressivamente meno restrittivo. Questo scenario si è inserito in un contesto caratterizzato da un solido trend positivo di fondo dei mercati e da un diffuso clima di fiducia da parte degli investitori, nonostante la presenza di forti tensioni geopolitiche, il protrarsi di un conflitto nel cuore dell’Europa e la contemporanea persistenza di un altro conflitto in Medio Oriente.

Pur in presenza di tali elementi di incertezza, i principali indici azionari a livello globale hanno registrato nuovi massimi storici o sono tornati su livelli di prezzo che non venivano raggiunti da molto tempo. Considerando, ad esempio, l’andamento dell’indice Ftse Mib, i massimi toccati nel corso dello scorso anno risultavano infatti paragonabili a quelli osservati nel 2000.

All’interno di questo quadro segnato da instabilità geopolitica, l’andamento dei mercati azionari e l’offerta di certificati nel corso dell’anno sono stati contraddistinti da una crescita molto rilevante dei volumi collocati. Tale dinamica positiva, avviata già nel 2022, ha condotto al miglior risultato annuale di sempre, superando il precedente record storico che era stato registrato nel 2023.

 

 

In base a quanto emerge dai dati raccolti da ACEPI (Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento), nel 2025 gli emittenti associati ad ACEPI hanno collocato sul mercato primario un ammontare complessivo pari a 31.821 milioni di euro. Si tratta del risultato annuale più elevato mai raggiunto, con una sovraperformance di 8.226 milioni di euro, corrispondente a un incremento del 23%, rispetto al precedente massimo storico del 2023, che si attestava a 25.764 milioni di euro.

Nel corso del 2025 si è inoltre registrato un aumento significativo del numero di prodotti offerti, cresciuto di oltre il 22% rispetto all’anno precedente e arrivato a quota 2.185 emissioni. Tale crescita si inserisce in un trend di incremento continuo iniziato nel 2020, anno in cui il numero di prodotti disponibili era pari a circa 830.

All’interno di questo contesto di mercato, i prodotti a capitale protetto hanno continuato a rappresentare la componente predominante del collocato complessivo, raggiungendo il 64% del totale. Tale quota risulta in aumento rispetto al 2024, quando i prodotti a capitale protetto avevano rappresentato il 60% del collocato, e si confronta con il valore del 69% registrato nel 2023. Analizzando le diverse tipologie di prodotto, emerge come la ricerca di un rendimento sotto forma di cedola continui a costituire un driver rilevante per gli investitori. In particolare, all’interno dei prodotti a capitale protetto, i certificati Digital hanno concentrato il 63% del collocato, mentre gli Equity Protection si sono attestati al 36%.

Per quanto riguarda i prodotti a capitale condizionatamente protetto, le tipologie maggiormente collocate sono risultate gli Express, dotati di meccanismo di autocallability, che hanno rappresentato il 49%, e i Cash Collect, privi di autocallability, che hanno inciso per il 26%. I certificati Bonus hanno invece mostrato un rallentamento nel tempo, passando da una quota del 31% nel 2023 al 24% nel 2024, fino a ridursi ulteriormente al 21% nel corso dell’ultimo anno, a vantaggio degli Express, che hanno registrato un incremento del 3% su base annua.

Il rapporto tra le due principali tipologie di prodotto, ossia i certificati a capitale protetto (CP) e quelli a capitale condizionatamente protetto (CPP), può essere interpretato come un indicatore significativo della propensione al rischio degli investitori. A partire dalla metà del 2022, anche in conseguenza dell’elevato grado di incertezza geopolitica, tale rapporto si è attestato intorno a 0,5. In media, nel periodo compreso tra il 2022 e il 2025, il 64% del collocato ha riguardato prodotti a capitale protetto, mentre il 32% ha interessato prodotti a capitale condizionatamente protetto. Questo dato evidenzia la costante ricerca, da parte degli investitori, di strumenti che offrano protezione del capitale, pur mantenendo la possibilità di partecipare al trend di crescita dei mercati azionari.

Merita inoltre attenzione l’andamento della quota di collocamento delle credit linked notes, che negli ultimi due trimestri del 2022 aveva raggiunto valori compresi tra il 10% e l’11%. Successivamente, tale quota si è stabilizzata al 5% sia nel 2023 sia nel 2024, per poi ridursi ulteriormente al 4% nel 2025. Si tratta di strumenti che nel mercato italiano hanno ripreso a essere collocati solo in tempi relativamente recenti, mentre in altri mercati godono da tempo di una maggiore preferenza da parte degli investitori e trovano riscontro soprattutto presso la clientela private e professionale.

La crescita registrata rispetto al 2024, anno che aveva evidenziato una contrazione dell’8% rispetto a quello precedente, è attribuibile alle mutate condizioni di mercato. In particolare, la combinazione di mercati azionari in crescita, di una riduzione dei tassi di interesse superiore al 2% nell’arco di un solo anno, di una curva dei rendimenti tornata a presentare una pendenza positiva, quindi non più invertita, e di una diminuzione degli spread di credito, ha consentito di strutturare payoff caratterizzati da cedole più elevate, barriere più profonde e livelli di strike più favorevoli. In questo contesto, gli investitori interessati a consolidare le performance maturate sull’azionario hanno potuto individuare nei certificati strumenti in grado di offrire sia protezione del capitale sia la possibilità di partecipare a un’eventuale ulteriore crescita dei mercati.

Nel complesso, i dati analizzati mostrano come uno degli obiettivi principali degli investitori continui a essere la ricerca di un flusso cedolare, tipicamente offerto da strutture come i Digital e gli Express, accompagnato da una protezione del capitale, che può essere incondizionata nel primo caso o subordinata al verificarsi di specifici eventi nel secondo. Già a partire dal 2023, gli investitori hanno dimostrato di apprezzare le opportunità di investimento legate ai mercati azionari e alle commodity, riconoscendo nei certificati strumenti finanziari in grado di combinare rendimento e protezione e manifestando, dal secondo trimestre del 2022 in poi, una preferenza per i prodotti a capitale protetto rispetto a quelli a capitale condizionatamente protetto.

 

 

Immagine di ACEPI

ACEPI

ACEPI (Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento) nasce, sull'esempio di altri Paesi europei come Germania e Svizzera, per promuovere in Italia una cultura evoluta dei prodotti d’investimento, in particolare certificati. ACEPI ha lo scopo di promuovere l’interesse e la conoscenza nei confronti dei certificati e prodotti di investimento presso i risparmiatori e di favorire lo sviluppo di mercati (primario o secondario) efficienti e trasparenti per tali prodotti. Gli Associati, ovvero i membri di ACEPI, si dividono, secondo lo Statuto vigente in Ordinari, Aderenti e Onorari. Attualmente gli Associati Ordinari sono le emittenti Banca Akros, Banca Cesare Ponti, BNP Paribas, Intesa Sanpaolo, Leonteq, Mediobanca, Société Générale, UniCredit, Vontobel, i soci Aderenti Intermonte e IWBank, mentre gli Associati Onorari sono AIBE e AIPB.

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