Ricchezza in Italia: allarme disuguaglianze generazionali e sociali

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

L’Italia è uno dei Paesi europei più diseguali sul fronte patrimoniale. È questo in sintesi l’allarme lanciato dallo studio congiunto firmato da Future Proof Society e dal think tank Tortuga che evidenzia come la metà più povera della popolazione (circa 30 milioni di persone) possiede appena il 7,4% della ricchezza nazionale, mentre il 10% più ricco (circa 6 milioni di persone) ne detiene oltre il 60%. Un divario sensibile dato che la quota di ricchezza detenuta dal 10% più ricco in Italia è aumentata di quasi il doppio rispetto alla media europea nell’ultimo decennio (+7% contro il +3,5% della media europea secondo i dati Eurostat elaborati da Tortuga).

In questo articolo:

  • Ricchezza in Italia: tra passaggio generazionale e mobilità
  • Come trasferire la ricchezza

 

Ricchezza in Italia: tra passaggio generazionale e mobilità

Un altro punto focale è il trasferimento della ricchezza. Secondo lo studio, nei prossimi vent’anni “l’Italia affronterà uno dei più grandi passaggi di ricchezza della storia della storia moderna”: saranno infatti 6.486 i miliardi di euro che saranno trasferiti da una generazione all’altra. Un numero che, da solo, basterebbe a riscrivere gli equilibri economici del Paese. Ma la vera questione non è quanto, bensì come questa ricchezza verrà redistribuita.

Ed è qui che entra in scena uno dei limiti più importanti evidenziati dal report: ossia che l’Italia presenta una delle mobilità sociali (quel fenomeno che rappresenta la possibilità per un individuo o un gruppo di cambiare posizione all’interno della struttura sociale, sia in termini di status economico, occupazione o altri indicatori di benessere) più basse tra i Paesi dell’area Ocse, con una forte influenza del contesto familiare sul futuro economico degli individui. Infatti, il livello di elasticità intergenerazionale del reddito è pari a 0,5, segno evidente che nascere in una famiglia benestante o in una con meno risorse determina significativamente le opportunità economiche future. 

Fattore al quale si aggiunge un altro problema, quello delle differenze stesse tra generazioni. Le generazioni più giovani, Millennials e Generazione Z, possiedono livelli di patrimonio significativamente più bassi rispetto alle generazioni precedenti, Generazione X e Baby Boomers, alla stessa età. “La stagnazione economica e la mancanza di crescita dei salari reali hanno fortemente contribuito a questa situazione. Il problema rischia di aggravarsi ulteriormente, considerando che entro il 2045 avverrà un enorme trasferimento intergenerazionale di ricchezza”, spiega il report.

Una conferma di questo quadro la ritroviamo anche nei dati di Banca d’Italia. Nella sua tradizionale “Indagine sui bilanci delle famiglie italiane”, si evince che la distribuzione patrimoniale risulta fortemente sbilanciata dal punto di vista anagrafico: gli over 65 possiedono mediamente più del doppio del patrimonio degli under 35, un divario che si è acuito negli ultimi dieci anni. Inoltre, il 20% delle famiglie più povere in Italia dispone di una ricchezza netta media di appena 6.000 euro, mentre il 10% più ricco supera i 700.000 euro.

Il dato generazionale è forse quello più spiazzante. Le generazioni più giovani – Millennials e Gen Z – entrano in età lavorativa con prospettive salariali stagnanti, un costo della vita crescente e un accesso sempre più difficile all’abitazione. L’indebitamento è basso, ma solo perché l’accesso al credito è spesso negato, per mancanza di garanzie o contratti stabili. Nel pieno di questo scenario, la questione ereditaria si impone come leva critica.

Come trasferire la ricchezza

La trasmissione di ricchezza nei prossimi anni rischia di rafforzare i meccanismi di disuguaglianza se non verrà accompagnata da un sistema fiscale più equo. Il report propone una via: intervenire sull’imposta di successione, oggi praticamente simbolica in Italia. Nel nostro Paese il gettito da successioni pesa per lo 0,2% delle entrate fiscali, contro una media europea che oscilla tra 0,4% e 0,6%, con punte superiori in Francia e Belgio. Non si tratta, sottolineano gli autori, di penalizzare il patrimonio in sé, ma di differenziare tra eredità modeste e trasferimenti milionari, spesso esentasse. Una riforma mirata, ben strutturata, potrebbe ridurre le disparità, sostenere il welfare e finanziare investimenti in sanità, istruzione e inclusione sociale.

Dal punto di vista fiscale, applicando la legislazione vigente, si prevede un gettito fiscale complessivo di circa 50 miliardi di euro entro il 2045, con una media di 2,4 miliardi l’anno. Applicando invece uno schema di tassazione come quello attualmente adottato in Francia, Germania o Regno Unito il gettito potrebbe salire di almeno 17 miliardi. Risorse, aggiunge lo studio, che “potrebbero essere strategicamente reinvestite per ridurre le disuguaglianze, migliorando l’accesso a istruzione di qualità, assistenza sanitaria e opportunità lavorative”.

Come afferma Alessandro Tommasi, amministratore delegato di Future Proof Society, “in un Paese che eredita le disuguaglianze, la vera scelta è capire come costruire delle opportunità di cambiamento”. Gli fa eco Francesco Armillei, economista del think tank Tortuga: “Per troppo tempo abbiamo tassato chi lavora, e non chi eredita. Questo modello non è più sostenibile”.

È taggato in:

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari