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Robinhood: ecco perché fa tanta gola per una fusione

Robinhood: ecco perché fa tanta gola per una fusione

Gli analisti sono convinti che Robinhood alla fine sarà oggetto di una grande operazione di M&A. In questi giorni sono cresciute le speculazioni su una possibile acquisizione dell’exchange crittografico FTX, che già detiene una quota del 7,6% nel capitale azionario del social broker. L’Amministratore Delegato di FTX, Sam Bankman-Fried, ha smentito tali voci affermando che non vi è in atto alcuna ipotesi del genere, sebbene si sia definito entusiasta delle prospettive di business di Robinhood.

In verità, ancora non c’è stata alcuna offerta per prendersi tutta la società, ma non è escluso secondo alcuni che le trattative siano in corso. Il mese scorso, il miliardario 30enne ha affermato, in occasione dell’acquisto della partecipazione in Robinhood, che l’investimento è interessante. Quindi verrebbe da pensare che lo sia ancora di più adesso che le azioni in Borsa sono scese. Dalla sua quotazione il titolo a Wall Street ha perso circa tre quarti del suo valore, complice negli ultimi mesi il crollo delle criptovalute.

 

Robinhood: cosa è che attira potenziali acquirenti

Ad ogni modo se non sarà FTX a combinare l’affare con Robinhood, altri potrebbero farsi avanti. A giudizio degli esperti di mercato, della partita potrebbero far parte JP Morgan e broker rivali come Charles Schwab e Interactive Brokers, che in questi anni hanno perso quote di mercato, sottratte proprio da Robinhood. Mentre gli analisti escludono un interesse di Morgan Stanley, per via del fatto che la banca d’affari americana ha già acquisito E*Trade nel 2020 in un’operazione da 13 miliardi di dollari. Per la verità, anche Schwab ha inglobato TD Ameritade Holding attraverso una transazione da 22 miliardi di dollari, quindi teoricamente potrebbe rimanere fuori dai giochi.

Ma cos’è che attira così tanto l’interesse per la compagnia di Menlo Park? Il punto di forza della società sembra essere la base di clienti. La società dispone di circa 13 milioni di soggetti che hanno aperto un conto, soprattutto nella fascia demografica più giovane. Quindi, a qualunque acquirente farebbe gola entrare in questo segmento molto importante. Il punto semmai sarebbe stabilire un prezzo per valutare questo surplus.

 

Robinhood: cosa pensano gli analisti di una fusione

Gli analisti ritengono che una possibile offerta dovrà aggirarsi tra i 12 e i 15 dollari, quindi con un premio dai 3 ai 6 dollari rispetto alle quotazioni attuali del titolo in Borsa. Questo implicherebbe una valutazione dell’azienda che oscilla tra i 10,5 e i 13 miliardi di dollari. Il broker non ha debiti in sospeso, sebbene dai dati del primo trimestre 2022 emergano passività correnti per 11,6 miliardi di dollari. Il problema che investe la società in questo periodo deriva dalla perdita di capitalizzazione che ha imposto un taglio dei costi, sacrificando il 9% del personale.

Michael Cyprys, analista di Morgan Stanley, ritiene che un’offerta alta abbia meno probabilità di concretizzarsi, perché questa si basa solitamente su società altamente redditizie e Robinhood non lo è. Secondo Devin Ryan, analista di JMP Securities, il calo del prezzo delle azioni ha acceso un interesse esplorativo sull’azienda, però ciò nonostante Robinhood rimane in una posizione di forza perché ha abbastanza liquidità per superare qualsiasi periodo accidentato. Quindi, “ogni potenziale acquirente dovrebbe pagare un premio sostanziale al prezzo corrente”, ha aggiunto. Per Dan Doley, analista senior di Mizuho, Robinhood non ha bisogno di vendere, perché ha circa 6 miliardi di dollari di liquidità nel suo bilancio e poco meno di 3 miliardi di dollari in linee di credito.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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