Rupia indiana: 3 ragioni dietro la debolezza della valuta - Borsa e Finanza

Rupia indiana: 3 ragioni dietro la debolezza della valuta

Rupia indiana: 3 ragioni che spiegano la debolezza della valuta

La rupia indiana continua a perdere valore nei mercati valutari con l’USD/INR in salita oggi quasi dell’1% a 79,78. Nel mese di luglio il cambio ha violato per due volte la soglia psicologica di 80 e solo l’intervento da parte della Reserve Bank of India è riuscito a frenarne la corsa. Al riguardo la Banca Centrale ha annunciato una serie di misure per cercare di incoraggiare gli afflussi di capitale, come l’allentamento delle normative sui depositi esteri, sui flussi di investimenti esteri nel mercato del debito e sull’indebitamento commerciale esterno.

Dall’inizio dell’anno la rupia è in calo di circa il 5% nei confronti del dollaro americano e questo desta molte preoccupazioni per un Paese che importa molte materie prime, in particolare sul fronte energetico. L’unico aspetto positivo forse riguarda il fatto che una valuta debole potrebbe aiutare ad aumentare le rimesse dall’estero. Secondo i dati della Banca Mondiale, nel 2021 i flussi verso l’India sono cresciuti dell’8% a 89,4 miliardi di dollari, e il 20% di tali flussi proviene dagli Stati Uniti. Il valore interno di quelle rimesse aumenta con una rupia debole, nel momento cioè in cui viene effettuata la conversione.

 

Rupia indiana: ecco perché i trader vendono

I fattori che stanno alla base del sell-off sulla rupia indiana che dura ormai da parecchio tempo sono molteplici. Il primo è riconducibile ai prezzi dell’energia. L’India è il terzo più grande importatore di petrolio al mondo, il che significa che quando le quotazioni del greggio crescono come sono cresciute quest’anno, aumentano le vendite di rupie per procurarsi dollari al fine di pagare la materia prima. Allo stesso modo, la debolezza della rupia rende più costoso il bene per il Paese creando un circolo vizioso. Gli analisti di Nomura hanno stimato che, per ogni aumento di 1 dollaro del prezzo del petrolio, il valore delle importazioni dall’India aumenta di 2,1 miliardi di dollari.

Con lo scoppio della guerra Russia-Ucraina, l’India ha incrementato gli acquisti, essendo che Mosca ha dirottato le forniture verso l’Asia dopo le sanzioni occidentali. La società di consulenza sugli investimenti Again Capital ha riportato che a giugno la domanda indiana di greggio russo è passata da 800 mila barili al giorno di maggio a 1 milione di barili. Tuttavia, come osserva Adarsh Sinha, co-responsabile della strategia forex e dei tassi Asia-Pacifico presso la Bank of America Securities, se le importazioni verranno regolate in rupie ridurrebbero la domanda di dollari stabilizzando il cambio.

Un altro elemento determinante per la svalutazione della rupia riguarda il deficit delle partite correnti dell’India. In base a quanto affermato da Santanu Sengupta, economista indiano di Goldman Sachs, i saldi con l’estero dell’India si stanno deteriorando, a causa essenzialmente dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Questo implica un continuo prelievo delle riserve valutarie detenute dalla Banca Centrale indiana.

In terzo luogo non si può trascurare l’aumento dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, che ha dato una forza straordinaria al dollaro USA. Il biglietto verde si è rafforzato di circa il 10% nei confronti delle principali valute e, in questo contesto, anche la rupia indiana ha pagato dazio, essenzialmente perché ciò ha generato un esodo di fondi dai mercati emergenti. Radhika Rao, economista senior di DBS, ha osservato che gran parte della pressione al deprezzamento della rupia indiana deriva proprio dai guadagni del dollaro USA, che beneficia di ampi differenziali di tassi e politiche.

Tuttavia, la caduta della valuta di Nuova Dehli è più contenuta rispetto al taper tantrum del 2013, quando la Fed decise di ridimensionare gli stimoli monetari innescati dopo la grande crisi del 2008. Quindi, a giudizio dell’esperto, la pressione per difendere il deprezzamento della rupia non è così alta, ma se la situazione dovesse esacerbarsi il Governo ha altre opzioni, come quella di rinviare gli acquisti di beni della Difesa che ridurrebbe la domanda di dollari.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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