Al via i saldi invernali: giro d’affari da quasi 5 miliardi, ma acquisti mirati

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Ci siamo. È tempo di saldi invernali in tutta Italia, ormai diventati strumenti che permettono di leggere lo stato reale dell’economia italiana. Non perché muovono da soli il ciclo economico, ma perché raccontano il comportamento delle famiglie quando la spesa è facoltativa, rimandabile, negoziabile. 

 

In questo articolo:

 

  • Al via i saldi invernali 2026: i fattori e i numeri in gioco
  • Dove e cosa compreranno gli italiani
  • Calendario dei saldi invernali 2026 – regione per regione

 

Al via i saldi invernali 2026: i fattori e i numeri in gioco

I saldi invernali 2026 si aprono in un contesto che non è di crisi conclamata, ma nemmeno di serenità. L’inflazione ha rallentato rispetto ai picchi degli anni precedenti, ma l’erosione del potere d’acquisto non è stata recuperata. I redditi nominali tengono, quelli reali restano sotto pressione. La crescita è debole, la percezione dell’incertezza resta alta. È in questo scenario che i numeri dei saldi vanno letti.

Secondo Confcommercio, il giro d’affari complessivo per i saldi invernali 2026 si colloca intorno ai 4,9 miliardi di euro. Le famiglie coinvolte sono circa 16 milioni e la spesa media individuale stimata è pari a 137 euro. È un dato che segnala una tenuta dei consumi, ma non un’accelerazione. Il volume resta significativo, la dinamica no. E il motivo emerge chiaramente se si entra nel dettaglio dei comportamenti.

La ricerca Confesercenti-Ipsos è particolarmente esplicita. Il 92% degli italiani dichiara di essere interessato ai saldi. Un dato altissimo, che conferma come l’appuntamento continui a esercitare un forte richiamo. Tuttavia, l’interesse non coincide con l’intenzione di spesa. Il 53% degli intervistati afferma che acquisterà solo se troverà offerte davvero convenienti, mentre un ulteriore 20% dichiara di non aver ancora deciso se comprerà o meno. Solo una minoranza entra nei saldi con un atteggiamento realmente proattivo. È un passaggio chiave. Significa che oltre sette italiani su dieci non considerano più i saldi come un’occasione automatica di acquisto, ma come una possibilità da valutare. La spesa non è impulsiva, è condizionata. E questo è uno degli effetti più evidenti degli ultimi anni di instabilità economica.

 

Dove e cosa compreranno gli italiani

La prudenza emerge anche dalla pianificazione. Secondo Confesercenti-Ipsos, il 61% dei consumatori dichiara di aver già deciso cosa acquistare prima dell’inizio dei saldi. Non si va più “a vedere cosa c’è”, ma a cercare un prodotto specifico, spesso già individuato in precedenza. Solo il 39% ammette di lasciarsi guidare dall’occasione del momento. È una trasformazione profonda del processo decisionale. Anche il budget riflette questo atteggiamento difensivo. Il 54% afferma di voler spendere meno o molto meno rispetto ai saldi degli anni precedenti, mentre solo il 14% prevede una spesa superiore. La maggioranza, quindi, entra nei saldi con l’obiettivo esplicito di contenere l’esborso, non di ampliarlo.

Il canale di acquisto conferma la centralità del negozio fisico, ma all’interno di un ecosistema profondamente cambiato. L’87% dichiara che farà acquisti nei negozi tradizionali, segno che il punto vendita resta il luogo principale della scelta. Tuttavia, il 54% afferma che acquisterà anche online, e il 41% utilizzerà entrambi i canali. Il consumatore non sceglie più tra fisico e digitale: li combina, li confronta, li sfrutta in modo opportunistico.

Questa integrazione rafforza il potere contrattuale del cliente e aumenta la pressione sul commercio. Il confronto dei prezzi è immediato, la trasparenza totale. Il 64% dichiara di confrontare sempre i prezzi prima di acquistare, mentre il 58% afferma di controllare online anche mentre si trova fisicamente in negozio. È un dato che spiega più di molti discorsi teorici la difficoltà del retail tradizionale.

Anche le categorie merceologiche preferite raccontano una storia di razionalità. Secondo Confesercenti-Ipsos, il 56% degli acquisti riguarderà abbigliamento, il 28% calzature e il 16% accessori. La spesa si concentra su beni funzionali, di uso quotidiano, percepiti come necessari. I beni superflui restano ai margini. Non perché manchi il desiderio, ma perché il vincolo di bilancio è diventato più stringente. Dal lato delle imprese, questo comportamento si traduce in una stagione dei saldi che serve soprattutto a fare liquidità. I saldi consentono di smaltire le scorte, liberare magazzino, preparare la nuova stagione. Ma raramente generano margini elevati. In molti casi rappresentano una condizione necessaria per mantenere l’equilibrio finanziario, non uno strumento di crescita.

I costi strutturali, affitti, energia, logistica, personale, restano elevati e comprimono la redditività. La leva dello sconto va gestita con estrema attenzione. Una riduzione troppo aggressiva erode i margini, una riduzione insufficiente allontana un consumatore sempre più informato e selettivo. La gestione dei saldi è diventata una questione di equilibrio economico più che di marketing.

Anche il calendario gioca un ruolo importante. Nel 2026, l’avvio dei saldi è fissato quasi ovunque nei primi giorni di gennaio, ma la durata varia sensibilmente da regione a regione, incidendo sulla distribuzione temporale della spesa e sulla competizione territoriale.

 

Calendario dei saldi invernali 2026 – regione per regione

  • Abruzzo: dal 3 gennaio al 3 marzo
  • Basilicata: dal 3 gennaio al 1 marzo
  • Calabria: dal 3 gennaio ai primi giorni di marzo
  • Campania: dal 3 gennaio al 3 marzo
  • Emilia-Romagna: dal 3 gennaio al 3 marzo
  • Friuli Venezia Giulia: dal 3 gennaio al 31 marzo
  • Lazio: dal 3 gennaio a metà febbraio
  • Liguria: dal 3 gennaio al 16 febbraio
  • Lombardia: dal 3 gennaio ai primi giorni di marzo
  • Marche: dal 3 gennaio al 1 marzo
  • Molise: dal 3 gennaio ai primi giorni di marzo
  • Piemonte: dal 3 gennaio a fine febbraio
  • Puglia: dal 3 gennaio a fine febbraio
  • Sardegna: dal 3 gennaio ai primi giorni di marzo
  • Sicilia: dal 3 gennaio a metà marzo
  • Toscana: dal 3 gennaio ai primi giorni di marzo
  • Umbria: dal 3 gennaio ai primi giorni di marzo
  • Valle d’Aosta: dal 2 gennaio al 31 marzo
  • Veneto: dal 3 gennaio a fine febbraio
  • Provincia autonoma di Trento: dall’8 gennaio al 5 febbraio
  • Provincia autonoma di Bolzano: dall’8 gennaio al 5 febbraio

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Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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