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Saudi Aramco: rinviata l’IPO dell’unità di trading energetica

Saudi Aramco: rinviata l'IPO dell'unità di trading energetica

L’IPO dell’unità di trading di Saudi Aramco, Aramco Trading Company, sarà rinviata. Sulla base di alcune indiscrezioni, il colosso energetico saudita starebbe sensibilmente rallentando la preparazione di quella che potrebbe essere una delle più grandi quotazioni del 2023 a livello globale.

La società aveva nei piani di quotare alla Borsa di Riyadh l’unità verso la fine del 2022 o l’inizio dell’anno in corso, per una valutazione di oltre 30 miliardi di dollari. Sembra però che un business così grande potrebbe trovare difficoltà nei mercati in questo momento, al punto che Saudi Aramco starebbe considerando l’approdo in Borsa di Energy Trading nel 2024 in attesa che le condizioni generali del mercato migliorino. Il gigante di proprietà del Regno saudita quindi potrebbe prendersi altro tempo, nel mentre lavora con banche tra cui Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley per esplorare tutte le condizioni e la tempistica dell’IPO.

 

Saudi Aramco: le difficoltà della Borsa di Riyadh

La Borsa di Riyadh è uno dei mercati più grandi e movimentati del Golfo, sebbene quest’anno sia stato molto tranquillo sotto il profilo delle quotazioni soprattutto per via delle preoccupazioni attinenti all’economia globale. Secondo i dati forniti da Bloomberg, sono stati raccolti appena 72 milioni di dollari finora, minimo dal 2014, mentre lo scorso anno di questi tempi la Borsa saudita aveva registrato quasi 4 miliardi di dollari.

Un’altra piazza finanziaria del Medioriente, quella di Abu Dhabi, invece si è mostrata più attiva. Ad oggi comunque sono poche le società di trading energetico che sono quotate nelle Borse arabe e le grandi compagnie petrolifere sono abbastanza ermetiche nel divulgare informazioni relative alle proprie unità di negoziazione.

 

Aramco Trading Company: cos’è e cosa fa

L’idea di quotare Energy Trading è maturata esattamente un anno fa, quando i prezzi del petrolio stazionavano ben oltre i 100 dollari al barile e le condizioni di mercato erano ideali per una valutazione della società di oltre 30 miliardi di dollari. L’obiettivo di Saudi Aramco era quello di quotare il 30% delle azioni detenute.

Aramco ha istituito l’unità commerciale nel 2011 e ora quest’ultima commercia di tutto, dal petrolio greggio al GNL. La divisione energy trading scaturisce dalla fusione tra Aramco Trading e Motiva Trading, la più grande raffineria di petrolio negli Stati Uniti. L’accordo era stato annunciato a giugno 2022 e completato all’inizio dell’anno in corso. L’entità che ne è risultata mette insieme il trading, il marketing, la spedizione, la vendita al dettaglio e alcune unità estere.

Negli ultimi decenni la quota di Aramco nelle importazioni di petrolio americane è diminuita, dal momento vi è stata una maggiore concentrazione in Asia e la crescita della produzione di scisto statunitense. Motiva però ancora risulta un importante canale di sbocco per il petrolio saudita e il punto di ingresso nel più grande mercato di consumo di greggio a livello mondiale.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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