Schroders passa agli americani: 13,5 miliardi per chiudere 222 anni di storia

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Un altro matrimonio cambia le carte nel mondo del risparmio gestito. Dopo l’acquisizione di Allfunds da parte di Deutsche Börse Group, oggi è la volta di Schroders. La storica società inglese sarà inglobata dall’americana Nuveen per 9,9 miliardi di sterline, circa 13,5 miliardi di dollari. Ma il dato che colpisce davvero è un altro: con questa operazione si chiude un capitolo di 222 anni di indipendenza di uno dei nomi più antichi e prestigiosi della City di Londra.

 

In questo articolo: 

 

  • Nuveen e Schroders: i dettagli dell’operazione
  • Il risiko nel risparmio gestito
  • La storia e i numeri di Schroders
  • Il ruolo di Schroders in Italia

 

Nuveen e Schroders: i dettagli dell’operazione

Come chiarito nel comunicato ufficiale di Nuveen, l’operazione è strutturata come un’acquisizione in contanti raccomandata dal board di Schroders, da realizzarsi tramite uno scheme of arrangement ai sensi del Companies Act 2006 britannico. Il prezzo offerto è di 590 pence per azione, cui si possono aggiungere dividendi consentiti fino a 22 pence prima del completamento, per un valore complessivo che porta l’offerta a 612 pence per azione. Un premio significativo rispetto ai livelli precedenti all’annuncio, tale da convincere il consiglio di amministrazione e soprattutto la famiglia Schroder a sostenere l’operazione.

Ed è proprio qui che si consuma la cesura storica. La famiglia fondatrice, attraverso trust e veicoli di controllo, detiene una quota rilevante del capitale e ha fornito impegni irrevocabili a favore dell’offerta. È un passaggio simbolico di enorme portata: per oltre due secoli Schroders ha incarnato un modello europeo di capitalismo finanziario in cui identità familiare, reputazione e gestione prudente del capitale erano elementi centrali. Oggi quel modello cede il passo a una logica diversa, più americana, più sistemica, più orientata alla costruzione di piattaforme globali integrate.

Il completamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2026, soggetto ovviamente alle necessarie approvazioni regolamentari e antitrust. Schroders continuerà a operare sotto il proprio marchio e con sede principale fuori dagli Stati Uniti a Londra, e il management guidato dall’amministratore delegato Richard Oldfield resterà in carica, almeno nel primo periodo post acquisizione, con l’obiettivo di garantire continuità e stabilità gestionale. 

 

Il risiko nel risparmio gestito

Per capire perché questa operazione avvenga ora, bisogna allargare lo sguardo. L’asset management globale vive da anni una pressione strutturale. La gestione attiva tradizionale è stretta tra la concorrenza dei fondi passivi a basso costo e l’esigenza di investire in tecnologia, compliance, distribuzione e ricerca. I margini si comprimono, i clienti chiedono maggiore trasparenza e costi inferiori, le normative diventano più stringenti. In questo contesto, la dimensione conta. Conta per assorbire i costi fissi, conta per investire in nuove aree di crescita, conta per avere potere contrattuale nella distribuzione.

Nuveen non è un acquirente qualsiasi. È uno dei principali asset manager statunitensi, con una forte presenza nel reddito fisso, negli investimenti reali e nei mercati privati, e può contare sul supporto di TIAA, uno dei maggiori fondi pensione americani. Nel comunicato ufficiale, Nuveen sottolinea come la combinazione con Schroders crei una piattaforma globale con circa 2.500 miliardi di dollari di asset in gestione. Una massa critica che colloca il nuovo gruppo tra i protagonisti assoluti del settore.

Ma non è solo una questione di scala. È una questione di complementarità strategica. Schroders porta in dote una forte presenza in Europa e in Asia, una reputazione consolidata nella gestione attiva multi-asset e una piattaforma in espansione nei mercati privati. Nuveen aggiunge profondità negli Stati Uniti, una solida base di clientela istituzionale e una significativa esperienza negli investimenti alternativi e reali. La logica industriale è chiara: costruire un operatore capace di competere con i grandi colossi globali, da BlackRock ad Amundi, da Vanguard a J.P. Morgan Asset Management.

 

La storia e i numeri di Schroders

Schroders, fondata nel 1804, non è soltanto un asset manager quotato al London Stock Exchange. È una delle ultime grandi case europee della gestione patrimoniale ancora legate a una famiglia fondatrice, un marchio che ha attraversato guerre, rivoluzioni industriali, crisi finanziarie e trasformazioni epocali dei mercati. L’accordo con Nuveen segna la fine di questa lunga stagione di autonomia e l’ingresso definitivo in una nuova fase, dominata dalla logica della scala globale.

La storia di Schroders aiuta a comprendere il peso di questa trasformazione. Fondata dai fratelli Johann Heinrich e Johann Friedrich Schröder come società mercantile, la casa si afferma nel XIX secolo come merchant bank internazionale, partecipando al finanziamento di infrastrutture e governi in Europa, America e Asia. Nel tempo, l’attività bancaria viene progressivamente separata e la gestione patrimoniale diventa il cuore del business. Nel Novecento, Schroders si consolida come uno dei principali gestori britannici, mantenendo una cultura di investimento fortemente orientata alla ricerca fondamentale e alla gestione attiva.

Negli ultimi vent’anni, tuttavia, il settore è cambiato radicalmente. La crisi finanziaria globale ha accelerato la concentrazione, mentre l’ascesa degli Etf ha eroso quote di mercato alla gestione tradizionale. Schroders ha risposto cercando di differenziarsi, puntando su strategie tematiche, Esg e, soprattutto, sui mercati privati. La creazione e lo sviluppo di Schroders Capital rappresentano la svolta più significativa degli ultimi anni. Private equity, private debt, infrastrutture, real estate, soluzioni illiquide per investitori istituzionali: un universo in forte crescita, considerato essenziale per garantire rendimenti in un contesto di tassi bassi e volatilità elevata.

Proprio questa spinta verso i mercati privati costituisce uno dei pilastri strategici dell’operazione. Nel comunicato, Nuveen evidenzia l’intenzione di accelerare ulteriormente l’espansione in questo segmento, sfruttando le competenze combinate e la rete distributiva globale. L’obiettivo è chiaro: offrire soluzioni integrate che combinino pubblico e privato, liquido e illiquido, tradizionale e alternativo. È una visione che riflette l’evoluzione della domanda degli investitori istituzionali, in particolare fondi pensione e assicurazioni, sempre più orientati verso asset class meno correlate ai mercati quotati.

 

Il ruolo di Schroders in Italia

C’è poi il capitolo italiano, tutt’altro che marginale. Schroders è presente in Italia dagli anni Novanta, con sede a Milano e una presenza consolidata nel segmento istituzionale e nella distribuzione retail attraverso accordi con primarie reti e banche. Negli anni, la società ha costruito una reputazione solida presso consulenti finanziari e investitori istituzionali, proponendo soluzioni multi-asset, fondi tematici e strategie obbligazionarie globali. La base di asset in Italia è cresciuta progressivamente, superando i 28 miliardi di euro a fine 2025.

Questo percorso non è stato solo numerico, ma anche profondamente relazionale: Schroders ha instaurato collaborazioni con istituzioni e distributori italiani, come l’accordo con ING Italia per la distribuzione di una vasta gamma di fondi a gestione attiva, inclusi prodotti con forte componente Esg, pensati per la diversificazione dei portafogli dei clienti locali. La guida di professionisti di lunga esperienza, come Luca Tenani e più recentemente Fabrizio Bianchi, ha consolidato la reputazione dell’asset manager nel contesto italiano, facendone uno dei protagonisti internazionali nell’arena del wealth e asset management sul mercato domestico.

Per il mercato italiano, l’ingresso in un gruppo ancora più grande può tradursi in maggiori risorse, accesso a competenze internazionali più ampie e, potenzialmente, in un ampliamento dell’offerta sui mercati privati. Ma comporta anche interrogativi: quale sarà il grado di autonomia della struttura locale? Quanto spazio resterà a una gestione connotata da una forte identità europea? Sono domande che, inevitabilmente, emergeranno nei prossimi mesi.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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