Settore tech USA: aumentano i licenziamenti, quali sono i motivi?

Settore tech USA: aumentano i licenziamenti, quali sono i motivi?

Settore tech USA: aumentano i licenziamenti, quali sono i motivi?

Il settore tech USA continua essere osservato speciale a Wall Street. L’inasprimento della politica monetaria da parte della Federal Reserve e un clima meno favorevole per gli asset più rischiosi ha avuto pesanti conseguenze sull’andamento di Borsa delle aziende tech a stelle e strisce. Dopo dati trimestrali migliori delle attese, per provare a recuperare margini le società tecnologiche americane hanno iniziato a sforbiciare con decisione i propri organici. Cosa aspettarsi dunque per il futuro? Il tema tech può ancora rappresentare un’interessante idea d’investimento? Ecco la view espressa dagli analisti nella loro Newsletter settimanale (Clicca QUI per iscriverti).

 

 

Di recente, numerosi colossi del settore tecnologico USA hanno annunciato dei licenziamenti. Secondo i dati Crunchbase a metà novembre, sono stati circa 67.000 le persone interessate dai tagli al personale da parte delle aziende USA. L’ultimo gigante ad aver preso misure di questo tipo è stato Amazon. Stando alle indiscrezioni, il numero di dipendenti interessati da queste misure sarebbe nell’ordine dei 10.000, il 3% del personale. In precedenza, l’annuncio è arrivato da Meta Platforms, che ha licenziato 11.000 persone (il 13% dello staff). Diversi i motivi che hanno portato il comparto tecnologico statunitense a decidere per dei licenziamenti. Sul fronte pubblicitario, hanno sicuramente impattato gli effetti delle modifiche alla privacy del sistema operativo iOS di Apple, che di fatto impediscono la profilazione degli utenti e quindi la personalizzazione delle pubblicità.

In secondo luogo, il rallentamento economico che si sta osservando a livello globale sta facendo ridurre i costi alle aziende, tra cui quelli per il marketing. A penalizzare un settore altamente indebitato come quello tech sono inoltre le politiche monetarie restrittive della Federal Reserve. Un altro motivo che potrebbe aver spinto molte aziende ai licenziamenti è relativo all’eccesso di ottimismo nel post pandemia, in cui si pensava che la crescita potesse accelerare in maniera permanente.

A livello di risultati trimestrali, in realtà il 3° trimestre è stato abbastanza positivo per le aziende del NASDAQ 100: stando ai dati Bloomberg aggiornati al 18 novembre, delle 82 compagnie che hanno pubblicato i risultati, il 64,63% ha superato le stime sui ricavi, mentre il 79,27% lo ha fatto per gli utili. Sebbene siano una quota estremamente marginale sul totale dei lavoratori USA, i licenziamenti delle big tech, che negli ultimi anni hanno sempre mostrato tassi di crescita ben oltre le società “tradizionali”, potrebbero essere un segnale anticipatore in merito all’aumento della disoccupazione nei prossimi mesi.

Tornando ad Amazon, i 57 analisti censiti da Bloomberg che seguono il titolo rimangono positivi con 54 buy, 2 hold e 1 sell. Il prezzo obiettivo a 12 mesi è a 139,63 dollari, oltre il 47% in più rispetto alle quotazioni attuali. La positività è presente anche sulle stime di crescita futura: stando alle stime Tikr, i ricavi della società potrebbero passare da $510,82 miliardi nel 2022 a 815,49 miliardi nel 2026, mentre nello stesso periodo gli utili potrebbero crescere da -0,77 miliardi di dollari a 65,24 miliardi.

Azioni Amazon: cosa dice il quadro grafico del colosso del settore tech USA

La struttura tecnica delle azioni Amazon rimane orientata al ribasso. Dopo il test della resistenza di area 102,50 dollari, i corsi sembrano aver ripreso il movimento discendente degli ultimi mesi. Il focus sarà in questo caso da porre sulla tenuta dell’area compresa tra 85 e 80 dollari. Se questi sostegni dovessero cedere, i prezzi avrebbero la possibilità di riportarsi in zona 70 dollari. Per i compratori invece, verrebbe interpretata positivamente un’accelerazione oltre i 102,50 dollari. Nel caso in cui questo dovesse avvenire, si potrebbe osservare un primo ritorno sui 110 dollari, dove verrebbe chiuso il gap down aperto dal 28 ottobre 2022. Nell’eventualità in cui gli acquisti proseguissero, un potenziale obiettivo successivo si troverebbe in zona 120 dollari.

 

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