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Social media, banche USA: più minaccia che strumento utile

Social media: per le banche USA sono più una minaccia che uno strumento utile

I social media rappresentano una minaccia e non uno strumento di marketing secondo le banche USA. Gli istituti di credito a stelle e strisce ritengono che le turbolenze nel settore che si sono viste in questi ultimi due mesi siano state favorite dalle voci che circolavano sulla salute delle banche nei social network. Una situazione avrebbe scatenato un diffuso panico e la conseguente fuga dai depositi.

I tweet che si sono susseguiti sulle difficoltà finanziarie di Silicon Valley Bank prima del suo fallimento hanno spinto i clienti a ritirare 1 milione di dollari al secondo, portando inevitabilmente l’azienda di credito al crack. Per questo, Greg Becker, ex amministratore delegato della banca, ha lanciato accuse ben precise ai social media ritenendoli responsabili della scomparsa dell’istituto: “I depositanti hanno ritirato 42 miliardi di dollari da SVB in 10 ore”, ha dichiarato davanti alla Commissione bancaria al Senato.

 

Social media: ecco le soluzioni cercate dalle banche USA

L’obiettivo dei banchieri adesso è di trovare delle misure per impedire che qualsiasi notizia, vera o non vera, amplificata dai social network, possa innescare una corsa agli sportelli e un alle azioni da parte dei venditori allo scoperto. Secondo alcune indiscrezioni, i dirigenti e i direttori delle banche avrebbero dato delle direttive precise ai dipartimenti rischi all’interno delle banche, inserendo i social media nei programmi di gestione del rischio stesso. Più precisamente, gli uffici avrebbero ricevuto un piano dettagliato che consente di misurare il rischio legato ai social, preparandosi a rispondere nel caso si concretizzi.

Nel contempo, le banche USA stanno cercando di essere più presenti presso i clienti, affrontando le loro lamentele nei social media e contattandoli direttamente. Il fine è di stroncare sul nascere qualsiasi fenomeno social, che possa diventare virale e danneggiare l’azienda. “Qualsiasi banca che non presti attenzione alla propria presenza sui social media e all’effetto che questi potrebbero avere sul comportamento dei depositanti sta creando per sé stessa, i propri stakeholder e, soprattutto, per i propri depositanti, un disservizio significativo” ha affermato Greg Hertrich, responsabile delle strategie di deposito statunitensi di Nomura.

Per quanto riguarda in particolare gli istituti di credito minori, i cui depositanti sono più irrequieti, i funzionari delle banche stanno cercando di identificarli e fare leva sui membri influenti della una comunità social al fine di fare scudo contro qualsiasi disinformazione. “Molte banche stanno adottando un approccio proattivo per comunicare con i propri clienti e trasmettere il messaggio giusto, attraverso fatti e risorse alle loro basi di depositanti via e-mail, Twitter e Linkedin” ha affermato Lindsey Johnson, amministratore delegato della Consumer Bankers Association.

Tuttavia, non tutti gli strumenti risultano essere efficaci secondo Jim Perry, senior strategist di Market Insights: “Oggi ci sono  tanti strumenti di monitoraggio dei social media, ma l’uso di questi strumenti è spesso delegato a team di marketing logori o fornitori di terze parti”. L’esperto ha aggiunto che “le banche sono consapevoli dei rischi e stanno iniziando a capire che hanno bisogno di dedicare più risorse umane al monitoraggio dei social media, ma non è ancora una priorità per molti piccoli istituti di credito”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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