Societe Generale torna con una nuova serie di Recovery

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Societe Generale rinnova la sua gamma di Recovery Top Bonus con una nuova emissione di 22 certificati in direct listing sul SeDeX di Borsa Italiana. Come in altre occasioni, l’emittente francese ha scelto solo titoli azionari quotati in Italia e di mettere a disposizione degli investitori due ISIN per ogni titolo, in maniera da permettere di selezionare l’opzione di rischio rendimento preferita.

I Recovery Top Bonus sono certificati che permettono di beneficiare di una protezione condizionata del capitale grazie all’emissione con un valore inferiore rispetto alla quotazione del sottostante in Borsa. Ciò permette all’investitore di prender posizione con uno “sconto”.

Al tempo stesso, i Recovery Top Bonus consentono agli investitori di ottimizzare il carico fiscale complessivo attraverso la generazione di redditi diversi, compensabili con eventuali minusvalenze di portafoglio registrate nei quattro anni precedenti.

“Questa nuova emissione di Recovery Top Bonus conferma la volontà di Societe Generale di offrire una gamma costantemente aggiornata che tenga conto delle condizioni di mercato e riesca a soddisfare in maniera sempre più puntuale le esigenze degli investitori. Rimane infatti forte l’interesse degli investitori verso soluzioni che prevedono l’osservazione della barriera solo a scadenza, così che la performance del sottostante durante la vita del prodotto non ha impatto sul profilo di rimborso a scadenza” ha commentato Costanza Mannocchi, responsabile ETP in Italia di Societe Generale.

 

In questo articolo:

 

  • Il funzionamento dei Recovery Top Bonus
  • Le caratteristiche dell’emissione di Societe Generale
  • Perché utilizzarli per il recupero perdite

 

Il funzionamento dei Recovery Top Bonus

I Recovery Top Bonus sono certificati a capitale condizionatamente protetto dotati di una barriera di stile europeo, ossia rilevata solo alla scadenza finale. Vengono emessi sotto la pari, a un valore inferiore rispetto ai 100 euro di nozionale tipico dei certificati e restituiscono, alla scadenza, 100 euro se il sottostante quota a un valore superiore o pari alla barriera.

Se invece, alla data di valutazione finale, il prezzo del sottostante è inferiore alla barriera, l’importo rimborsato sarà calcolato in base alla performance del sottostante, esponendo l’investitore al rischio di perdita del capitale investito.

 

Le caratteristiche dell’emissione di Societe Generale

La nuova emissione di certificati Recovery Top Bonus è composta da 22 prodotti su 11 sottostanti composti da singole azioni italiane. I titoli inseriti nell’emissione sono:

 

  • Banco Bpm
  • Enel
  • Eni
  • Ferrari
  • Intesa Sanpaolo
  • Leonardo
  • Mediobanca
  • Stellantis
  • STMicroelectronics
  • Tenaris
  • Unicredit

 

I prezzi di emissione vanno dai 75,6 euro dell’ISIN DE000SX0MAA5 sul Banco Bpm ai 90,5 euro dell’ISIN DE000SX0MAM0 su Mediobanca. Considerando che tutti i certificati restituiranno a scadenza il valore nominale, in caso il sottostante quoti a un valore superiore o pari alla barriera, le performance potenziali vanno dal 32,27% del primo prodotto al 10,49% del secondo. Il tutto in un arco temporale di poco inferiore ai due anni, visto che la scadenza dei prodotti è fissata per il 24 dicembre 2026.

 

Perché utilizzarli per il recupero perdite

I Recovery Top Bonus devono il loro nome alla possibilità, offerta dalla loro struttura, di far recuperare perdite presenti in portafoglio. Per esempio, il certificato con ISIN DE000SX0MAG2 su Ferrari propone un prezzo di emissione a 89,8 euro contro un valore di rimborso a 100 euro, a condizione che venga rispettata la barriera collocata a 290 euro (lo strike iniziale è stato fissato a 411,1 euro).

Chi avesse in portafoglio azioni Ferrari e stesse registrando una perdita contenuta entro l’11%, potrebbe vendere il titolo, incassando la perdita, e comprare il certificato a 89,8 euro. In tal modo a scadenza avrebbe recuperato la perdita iniziale anche se Ferrari dovesse continuare a perdere terreno, a condizione che si trovi al di sopra della barriera del certificato alla scadenza finale. Mantenendo il titolo in portafoglio, invece, sarebbe completamente esposto a eventuali nuovi ribassi dell’azione Ferrari.

Immagine di Redazione

Redazione

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