Soisy: Compass compra ma l’exit non premia i piccoli soci - Borsa e Finanza

Soisy: Compass compra ma l’exit non premia i piccoli soci

Soisy: Compass compra ma l’exit non premia i piccoli soci

Quando cade una startup non fa molto rumore ma fa molto male lo stesso a chi vi ha investito. In questi giorni a soffrire sono gli investitori di Soisy, società che mette a disposizione una piattaforma online che consente il finanziamento di acquisti tra privati e che applica una variante del cosiddetto peer-to-peer lending o social lending. Fondata nel 2015 da Pietro Cesati e Andrea Sandro, ex risk manager di Bnl, Soisy non è fallita ma è stata ceduta a Compass, controllata di Mediobanca e specializzata nel credito al consumo. Perché allora parlare di caduta?

Il valore di Soisy

Il prezzo pattuito per la cessione a Compass è di 16,2 euro per azione ed è questo prezzo che descrive la caduta di Soisy. Come ammette lo stesso AD e fondatore Pietro Cesati nel canale Telegram attivato per rispondere alle domande dei soci che contestano il prezzo di cessione:

“Rischiavamo il fallimento e di dover vendere a 0, come successo a Oval Money”

 

ha affermato con riferimento alla start up fondata da Claudio Bedino che nel 2020 fu messa in liquidazione e da cui Guru Capital, società di Private Equity, aveva acquistato la tecnologia, l’App, la filiale spagnola Oval Marketplace e la base utenti lasciando però a bocca asciutta i soci.

La vendita di Soisy a Compass appare dunque un’operazione per salvare il salvabile ma che non accontenta certo gli azionisti che hanno investito in Soisy nelle varie campagne di crowdfunding lanciate nel corso degli anni sulla piattaforma Two Hundred Crowd. Soprattutto coloro che sono entrati nell’azionariato nelle ultime due campagne, con valutazioni delle azioni anche oltre tre volte superiori al prezzo di cessione pattuito con Compass.

  • Nella prima campagna, nel 2018, Soisy aveva raccolto 1.250.000 euro in soli otto giorni, con una valutazione pre-money della società vicina ai 5 milioni di euro. Un record per il crowdfunding italiano e per una società fintech.
  • Record battuto nel secondo round del febbraio 2020 quando, con una valutazione pre-money salita a 9,9 milioni di euro, Soisy aveva raccolto altri due milioni di euro grazie a oltre cinquecento investitori.
  • Infine, nel terzo round di fine 2020, un nuovo aumento di capitale da 2,5 milioni di euro e una nuova proposta in crowdfunding con una valutazione pre-money di 16.000.000 di euro corrispondente a 55 euro per azione.

Soisy era pronta a presentarsi ancora sul mercato per finanziare la sua crescita e lo sviluppo internazionale con una nuova campagna a inizio 2022 per raccogliere 5 milioni di euro. A conti fatti, chi ha investito in Soisy approfittando della terza campagna di crowdfunding ora avrà una perdita del 70%.

Che una startup non sopravviva è un rischio che gli investitori devono mettere in conto. La mortalità di queste imprese è altissima, fino all’80% nei primi diciotto mesi di vita. Il primo errore che può commettere chi decide di investirvi è puntare troppo su una sola iniziativa, per quanto innovativa e di successo. Anche la quota di portafoglio da dedicare alle startup deve essere contenuta, sia per il rischio che per la poca liquidità dell’investimento. Alcuni azionisti di Soisy lo hanno sottolineato nel canale Telegram attivato dalla società e si sono assunti la responsabilità di aver preso un rischio nella consapevolezza che una startup possa non farcela. Tuttavia, ciò che molti degli azionisti coinvolti imputano alla società è una scarsa trasparenza nelle comunicazioni e una mancata tutela degli azionisti di minoranza.

I dubbi degli investitori di minoranza

Gli azionisti di minoranza, in particolare, si domandano come sia stato possibile passare dai risultati del primo trimestre 2022 alla raggelante notizia di aver perso il 70% del proprio investimento. Secondo i dati resi noti da Soisy infatti, nei primi tre mesi 2022 i volumi di prestiti sono cresciuti del 93% a 11,3 milioni di euro e i ricavi del 113% a 570.000 euro, con 4.700 nuovi investitori che hanno finanziato le richieste di prestito sulla piattaforma della società. Tuttavia generare ricavi non significa generare utili, cosa che peraltro Cesati ha chiarito nella chat Telegram aperta per rispondere alle contestazioni degli investitori:

 

“Oltre ai ricavi ci sono i costi e come ogni startup Soisy non genera utili, quindi c’era bisogno di fondi”.

Fondi che i manager di Soisy hanno cercato ma, come ammette Cesati, non sono riusciti a trovare. Secondo quanto scritto dal fondatore e AD in una comunicazione del 12 luglio scorso agli azionisti, sono state contattate almeno 150 controparti in tutta Europa ma senza successo. Ciò ha spinto la società a cercare una soluzione alternativa, trovandola in Compass che ha avanzato un’offerta per la società il 31 maggio.

La risposta ha però generato ulteriori contestazioni da parte di chi ha acquistato azioni di Soisy. In primo luogo perché, su 150 investitori professionali contattati, nessuno ha voluto credere in Soisy? Perché la società è stata “svenduta” a Compass? Da chi è composto quel 75% di azionisti che ha approvato la cessione e ha permesso l’inserimento in statuto durante l’Assemblea straordinaria del 21 giugno della clausola di trascinamento, solo poco tempo prima della cessione a Compass?

Secondo questa clausola, nel caso in cui un terzo acquirente fosse interessato ad acquisire l’intero capitale sociale della società a fronte di un corrispettivo in denaro e uno o più soci che detengano almeno il 75% del capitale sociale (Soci di maggioranza) intendessero vendere al terzo le proprie azioni, i Soci di maggioranza avranno il diritto di obbligare gli altri soci a cedere le azioni ai medesimi termini e condizioni.

Persi anche i benefici fiscali

A generare rabbia negli investitori di Soisy c’è quella che molti considerano una beffa oltre al danno. Infatti, per chi investe in startup e Pmi innovative è previsto un beneficio fiscale del 30% dell’ammontare investito a patto di mantenere la partecipazione per tre anni. Dal che discende che chi ha partecipato agli aumenti di capitale di secondo e terzo round, perde anche il diritto a incassare questo beneficio fiscale. Anzi, avendolo già portato in detrazione sarà chiamato a restituirlo allo Stato. E questo a pochi mesi dal raggiungimento del traguardo dei tre anni. Non si poteva proprio aspettare un po’ di più, è la domanda che gli azionisti rivolgono a Pietro Cesati.

I maggiori azionisti di Compass

Secondo la più recente copia pubblica dello Statuto di Soisy, esistono tre categorie di azioni. Le azioni di categoria “a” sono dotate di tutti i diritti patrimoniali e amministrativi; le azioni di categoria “b” beneficiano della clausola di non diluizione; le azioni di categoria “c” sono prive del diritto di voto. Su 359.036 azioni che compongono il capitale sociale di Soisy, il 77,3% è composto da azioni “a”, il 4,3% da azioni di categoria “b” e il 18,3% da azioni di categoria “c”.
Tra i principali azionisti, tutti di categoria “a”, troviamo Alberto Cesati (23.257 azioni), Pietro Cesati (36.100 azioni), Luigi Giovinazzo (38.000), Claudia Francesca Cesati (8.000), Bianca Maria Leodari (15.000), Giovanni Leodari (7.105), Daniele Riccardo Maregaglia (9.901), Fabrizio Moretti (8.000).

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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