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La sostenibilità è una moda o un cambiamento epocale?

Una foglia verde sostenuta da una mano

Moda passeggera o cambiamento epocale? Marketing o realtà concreta? Si è discusso a lungo, e ancora se ne discute, di cosa sia il trend della sostenibilità, l’etichetta “green” che troviamo appiccicata quasi ovunque. Ivan Mazzoleni, amministratore delegato di Flowe, non ha dubbi: “È un trend incontrovertibile”. Certo ci sono degli eccessi, c’è chi prende la questione poco sul serio e c’è chi ne approfitta. C’è chi non fa abbastanza, come i governi di cui abbiamo parlato in una precedente chiacchierata, ma bisogna essere in grado di cogliere la trasformazione sottostante in corso, che è molto forte perché coinvolge il mondo produttivo, la finanza, ma anche il singolo individuo.

 

La sostenibilità è conveniente

Può sembrare cinico affermare che le persone e le aziende si muovono solo quando le tocchi nel portafoglio. Però, in fin dei conti, anche la “sostenibilità economica” di un business o della vita quotidiana di una famiglia sono importanti, anzi sono fondamentali. Ecco, oggi sostenibile è conveniente o, come afferma Mazzoleni: “Le aziende e gli imprenditori hanno capito che far bene all’ambiente fa bene al conto economico. Ecco perché – ribadisce – il trend è incontrovertibile”.
In effetti sono sempre di più gli esempi di imprese che migliorando il proprio processo produttivo, cambiando i materiali che utilizzano, riducendo gli sprechi, migliorano il proprio bilancio. Alcuni di questi esempi li ha portati l’amministratore delegato di Flowe, intervistato da Luca Discacciati orgoglioso proprietario di un iPhone 13. Uno smartphone venduto senza il caricatore. Non perché Apple si sia dimenticata di includerlo nella confezione ma per una scelta ben precisa della big tech di Cupertino. Una scelta, come si dice, win-win. Anzi, win-win-win. A vincere sono in tre: Apple ha ottenuto rilevanti benefici economici in quanto la mancata produzione del dispositivo di ricarica ha permesso di risparmiare costi sui consumi di energia e materiali per la produzione e per il packaging; l’ambiente ha beneficiato delle medesime riduzioni in termini di emissioni inquinanti e materiali di scarto; Luca Discacciati è ben felice di utilizzare il caricatore dello smartphone precedente e di avere un cavetto in meno in giro per la casa. “Questo approccio positivo per l’ambiente ha fatto guadagnare di più Apple?” si chiede Mazzoleni e risponde: “Chi se ne frega. Anzi, meglio, se è conveniente sosterrà questa iniziativa e la ripeterà nel tempo, evitando di emettere due milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera”.

 

Questo non è marketing, è realtà concreta

Gli esempi sono tanti, in continuo aumento. E non sono solo le grandi imprese a beneficiare della svolta sostenibile. Anche i piccoli imprenditori, i singoli individui e le famiglie possono godere di una maggiore attenzione all’ambiente. Si pensi alla situazione che stiamo vivendo oggi con i costi della bolletta energetica fuori controllo. L’Arera (Autorità di regolazione energia, reti e ambiente) è intervenuta per evitare un raddoppio dei prezzi ma anche così a ottobre i costi dell’energia segneranno un rialzo del 59%. Purtroppo è una situazione drammatica per molte famiglie e imprese però, da un altro punto di vista, è un’opportunità di cambiamento in quanto le energie rinnovabili, come il solare e l’eolico, diventano relativamente più convenienti. Chi è stato più lungimirante anni fa, quando ancora l’investimento in pannelli solari aveva un periodo di rientro stimato in un ventennio, oggi sta beneficiando ampiamente della scelta fatta e non rischia di essere schiacciato da una bolletta del gas o dell’elettricità. La politica dovrebbe fare di più per incentivare fiscalmente l’adozione delle energie alternative.

In ogni caso, anche in presenza di queste deficienze della politica, oggi è il conto economico che guida. Un altro esempio portato da Mazzoleni è quello di Louis Vuitton, che ha deciso di ridisegnare completamente le sue boutique massimizzando l’utilizzo della luce solare. Win-win-win, ancora una volta. Louis Vuitton risparmia, si consuma meno energia che è comunque un bene per l’ambiente, i clienti e i dipendenti godono della migliore luce che sia disponibile nel nostro mondo, quella del Sole. O ancora si pensi ad Adidas che ha lanciato una capsule collection, una produzione sperimentale di settemila paia di scarpe fatte con plastica recuperata negli Oceani. È andata esaurita in sole 24 ore. “Adidas stima che lavorando sul macro-trend della sostenibilità – spiega Mazzoleni – facendo un uso intelligente di stile, moda e sostenibilità, può incrementare i suoi ricavi di un miliardo di euro e aiutare a risolvere il problema dell’inquinamento da plastica negli Oceani”.

 

 

Il ruolo delle nuove generazioni e della finanza

C’è un ulteriore fattore a sostegno della tesi del “trend incontrovertibile” avanzata dall’amministratore delegato di Flowe. I giovani che diventano maturi ma non abbandonano la loro attenzione innata per le questioni ambientali. Oggi le generazioni Y e Z sono diventate o stanno diventando adulte, hanno raggiunto o stanno raggiungendo capacità di spesa e risparmio rilevanti. Nella maggioranza dei casi scelgono anche in base a criteri di sostenibilità, in quanto hanno sperimentato sulla propria pelle i problemi creati dall’inquinamento ambientale e dal sovrasfruttamento delle risorse del pianeta. Si pensi al Covid-19, alla siccità, alla crisi energetica, un trittico di sventure capitate in rapida successione e in parte sovrappostesi l’una all’altra.

“Sempre di più – sottolinea Mazzoleni – gli investitori tra i 30 e 40 anni, ma è un trend che si sta estendendo anche alla fascia 50-60 anni – richiedono prodotti finanziari competitivi in termini di performance ma anche di sostenibilità ambientale e sociale”. Questa richiesta ha una conseguenza. La finanza si deve adeguare e allocare i capitali che gli vengono affidati tenendo conto dei criteri ESG. È un cerchio che si chiude: i soldi vanno là dove ci sono opportunità e le opportunità oggi sono sempre più “green”.

 

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