Lo Spid diventa a pagamento per tutti i cittadini e le cittadine? L’allarme è lanciato dal Codacons: sono ancora fermi a causa di lungaggini burocratiche i fondi pubblici per 40 milioni di euro previsti da un decreto del 2023 e destinati agli operatori che forniscono il sistema di identità digitale per i servizi online della pubblica amministrazione. Nonostante lo scorso marzo i finanziamenti di questo contributo straordinario siano stati sbloccati dal governo, che ha sempre promesso uno Spid gratuito per uso privato, tra i provider è corsa agli aumenti.
A partire da luglio 2025, alcuni tra i principali fornitori di Spid sono pronti a introdurre costi annuali per gli utenti. “La situazione che si sta delineando appare gravemente lesiva dei diritti dei consumatori, i quali negli ultimi anni sono stati incentivati a creare una identità digitale per accedere a una moltitudine di servizi offerti dalla pubblica amministrazione e ora, per usufruire di questi stessi servizi, rischiano di ritrovarsi a pagare nuovi costi non preventivati – denuncia il Codacons in una nota –. Una scorrettezza che aprirebbe la strada ad azioni legali contro lo Stato italiano da parte di tutti i soggetti coinvolti, in relazione alla inadempienza verso gli operatori che gestiscono il servizio di identità digitale”.
In questo articolo:
- Spid a pagamento, cosa cambia da Poste a Infocert
- Il ruolo della Cie e il rinnovo delle convenzioni
Spid a pagamento, cosa cambia da Poste a Infocert
I due provider Aruba e Tinexta Infocert hanno già avviato meccanismi di pagamento. Lo Spid di Aruba è gratis per il primo anno d’acquisto e ha un costo di 4,90 euro più Iva l’anno al rinnovo dell’attivazione. Infocert è sempre gratis il primo anno, ma dal 28 luglio ha un prezzo di 5,98 euro più Iva l’anno per chi vuole mantenere attiva la propria identità digitale. Il rinnovo a pagamento non è automatico: occorre dare un esplicito consenso oppure recedere dal contratto via Pec o raccomandata.
“La decisione si rende necessaria per garantire la sostenibilità economica di un servizio che, pur essendo diventato essenziale per il Paese, presenta da anni un forte squilibrio tra costi sostenuti e ricavi generati – spiegano da Infocert, che dichiara di attendere 2,6 milioni dai fondi del Pnrr –. Dal 2014 al 2024, Tinexta Infocert ha investito tra i 20 e i 30 milioni di euro per lo sviluppo, la gestione, il mantenimento e l’evoluzione del sistema Spid. I ricavi complessivamente generati nel periodo coprono solo una piccola porzione di tali costi”.
La stragrande maggioranza degli utenti Spid (quasi il 70%) rimane su Poste, che con PosteId offre un servizio sempre gratuito, con una quota a carico del cliente per alcune modalità di attivazione. Tra i vari identity provider abilitati dall’AgId, la maggior parte prevede l’attivazione dello Spid via webcam a pagamento e gratis con la Cie. Lo Spid per privati di Lepida, TeamSystem e Tim è totalmente gratuito, soltanto con attivazione via webcast ha un costo. Le offerte di Namirial, Spiditalia di Register.it e Intesi Group variano in base al tipo di soluzione scelta.
Lo Spid di Namirial è gratis con Cie e costa 19,90 euro più Iva con riconoscimento da webcam. L’offerta base per privati di Intesi costa 14,90 euro più Iva. Lo Spid terzo livello di Spiditalia costa 24,70 euro più Iva. Sielte ha l’attivazione gratuita con la Cie 3.0, lo sportello pubblico e la firma digitale, altrimenti via webcast costa 9,99 euro più Iva. Con EtnaId la procedura è gratuita con Cie, Cns, firma elettronica e sportello pubblico, a pagamento tramite riconoscimento via webcam.
Il ruolo della Cie e il rinnovo delle convenzioni
Dal 2014 lo Spid è un sistema gratuito e tutti i governi l’hanno sempre garantito come tale: oggi in Italia si contano 40,5 milioni di identità digitali attive e il 90% degli accessi ai servizi digitali della pubblica amministrazione (circa 1,2 miliardi solo nel 2024) avviene con questo sistema. La diffusione dello Spid è fra gli obiettivi che si è dato l’attuale esecutivo per lo sblocco dei fondi del Pnrr: entro il 2026 ne dovrà essere fornita il 70% della popolazione. Tuttavia, l’indirizzo generale sta portando a prediligere un sempre maggiore utilizzo della Cie, la carta d’identità elettronica, in prospettiva della diffusione di It Wallet e dell’arrivo dell’Eu Digital Identity Wallet.
Le ragioni che spingono al passaggio da Spid a Cie sono essenzialmente due: la maggiore protezione (la Cie utilizza esclusivamente l’autenticazione di livello 3) e un’architettura centralizzata (a gestire la carta d’identità elettronica è il Ministero dell’interno) che riduce le vulnerabilità informatiche. A dimostrare questa strategia sono i numeri: nel 2024 la Cie ha superato lo Spid in termini di utenti attivi, con 50 milioni di carte rilasciate a fronte di 40,5 milioni di credenziali Spid attive. Non solo: le installazioni dell’app CieId sono passate dai 5,3 milioni di maggio 2024 ai 7,3 milioni di maggio 2025, con un significativo +37,7%.
Questo cambiamento si inserisce in una fase piuttosto turbolenta per gli operatori del settore, che hanno sempre lavorato in regime di proroga e senza fondi pubblici. Le convenzioni dello Spid, infatti, sono in scadenza: quelle attuali (della durata di tre anni) finiscono a ottobre e dal 9 luglio comincia il periodo di tre mesi rispetto alla data finale, nei quali è previsto l’avvio dei negoziati per il rinnovo. Alcuni fornitori rinnoveranno introducendo canoni di abbonamento; altri invece potrebbero scegliere di chiudere il servizio, specie se i 40 milioni di finanziamento pubblico non saranno arrivati per quella data.
“Posso rassicurare tutti: i 40 milioni che noi eroghiamo ai provider che offrono l’utilizzo dello Spid ci sono – ha dichiarato Paolo Zangrillo, il ministro della Pubblica amministrazione del governo Meloni, parlando alla Festa dell’Innovazione del Foglio a Venezia –. Ci sono da tempo dei provider che hanno deciso di far pagare lo Spid, ma la nostra idea è quella di continuare a lavorare per la carta d’identità elettronica europea, che consentirà di avere uno strumento tecnologico simile allo Spid in termini di funzionamento ma che funzionerà oltre i confini del nostro Paese, in una logica di gratuità”.









