Il mercato delle stablecoin è destinato a sfiorare i 2.000 miliardi di dollari entro il 2028, mentre fino a 2.200 miliardi di Treasury Usa potrebbero essere assorbiti nello stesso arco di tempo. È la doppia traiettoria delineata da Standard Chartered in un recente rapporto, che lega in modo sempre più stretto l’ascesa del dollaro “tokenizzato” al finanziamento del debito pubblico americano.
Mentre Bitcoin resta intrappolato nella sua volatilità e costringe gli analisti a rivedere al ribasso le stime di prezzo, le stablecoin ancorate al dollaro continuano a consolidarsi come infrastruttura operativa del mercato crypto e come nuovo canale di domanda per i titoli del Tesoro statunitense, con Tether in prima fila tra i detentori privati di Treasury.
In questo articolo:
- Stablecoin, il mercato che punta a 2.000 miliardi
- Il ruolo di moneta operativa
- Treasury Usa, qual è il rapporto con le stablecoin?
- Il sistema bancario alla prova del dollaro stablecoin
Stablecoin, il mercato che punta a 2.000 miliardi

Secondo un’analisi realizzata della banca Standard Chartered, riportata da Cointelegraph, la capitalizzazione complessiva delle stablecoin raggiungerà i 2.000 miliardi di dollari entro la fine del 2028, contro gli attuali circa 300 miliardi. Nel rapporto, l’analista Geoffrey Kendrick e lo strategist John Davies sottolineano come la fase di stallo dell’ultimo periodo sia letta come un aggiustamento ciclico all’interno di una correzione più ampia del comparto crypto, non come un limite strutturale alla crescita. A sostegno di questa lettura viene richiamato il quadro normativo delineato dal Genius Act, approvato nel 2025, che ha fornito regole più certe per gli emittenti e per l’utilizzo delle stablecoin denominate in dollari.
Secondo le stime della banca, la diffusione di strumenti come Usdt di Tether e Usdc di Circle porterà la domanda complessiva di buoni del Tesoro Usa legata alle riserve delle stablecoin a circa 2,2 trilioni di dollari entro il 2028. La componente “aggiuntiva” di richiesta di titoli pubblici generata dal settore viene ora quantificata tra 800 e 1.000 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 1.600 miliardi ipotizzati nell’aprile 2025, ma comunque rilevante. Gli analisti ricordano anche le dichiarazioni del segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha definito il Genius Act “una potenziale caratteristica strutturale del finanziamento del governo federale”, e collegano queste dinamiche alla scelta della Fed di avviare acquisti di gestione delle riserve sostituendo i Mortgage-Backed Securities in scadenza con nuovi Treasury.
Stablecoin, il ruolo di moneta operativa
Il rafforzamento delle stablecoin si inserisce in un mercato delle criptovalute che continua a mostrare un’elevata instabilità. Standard Chartered, che in passato aveva indicato per Bitcoin un potenziale di 500.000 dollari nel lungo periodo, ha recentemente ridotto il target per il 2026 da 150.000 a 100.000 dollari, segnalando la possibilità di un ritorno verso quota 50.000 prima di una eventuale ripartenza. Nel report si osserva come gli asset crypto più tradizionali restino percepiti principalmente come strumenti speculativi, con oscillazioni di prezzo tali da limitarne l’utilizzo come mezzo di pagamento e come riserva di valore non volatile. In questo contesto le stablecoin hanno assunto, nei fatti, il ruolo di “moneta operativa” dell’ecosistema digitale. Il loro valore è agganciato in genere uno a uno al dollaro Usa e questo consente di ridurre l’incertezza tipica degli altri token. Circa l’80% delle transazioni sulle piattaforme crypto centralizzate coinvolge stablecoin denominate in dollari, utilizzate come ponte tra valuta tradizionale e asset digitali e come strumento di regolamento per le operazioni di trading. La combinazione di trasferimenti quasi immediati, disponibilità 24 ore su 24 e costi inferiori a quelli di molti canali tradizionali ha favorito l’adozione di questi strumenti anche nei pagamenti transfrontalieri e nelle economie caratterizzate da alta inflazione o da sistemi bancari meno stabili.
Treasury Usa, qual è il rapporto con le stablecoin?
Il legame con il debito pubblico americano nasce dalla struttura delle riserve che sostengono le principali stablecoin ancorate al dollaro. I modelli “fully reserved” prevedono che, per ogni token emesso, l’operatore mantenga in portafoglio attività altamente liquide e considerate sicure, in larga parte rappresentate da Treasury Usa a breve scadenza, oltre che da depositi bancari e liquidità. Ogni nuova emissione si traduce quindi in acquisti di titoli del Tesoro, creando un canale diretto tra crescita del mercato delle stablecoin e domanda di bond governativi statunitensi.
Tether è l’esempio quantitativamente più rilevante di questo meccanismo. L’emittente di Usdt dichiara di detenere oltre 122 miliardi di dollari in buoni del Tesoro Usa, un ammontare che la colloca tra i maggiori detentori privati di debito americano e che, in diverse analisi di mercato, viene indicato come la principale componente corporate nell’universo degli investitori in Treasury. La concentrazione di una quota così ampia di titoli in capo a pochi emittenti di stablecoin spiega perché Standard Chartered ritiene che il settore possa contribuire in modo significativo alla domanda complessiva di bond statunitensi nei prossimi anni, pur in presenza di una revisione al ribasso delle stime rispetto al 2025.
Il sistema bancario alla prova del dollaro stablecoin
L’espansione delle stablecoin solleva interrogativi sul possibile impatto sul sistema bancario tradizionale. La Federal Reserve ha evidenziato che uno spostamento di risorse dai depositi verso i dollari tokenizzati può modificare la composizione della raccolta delle banche e incidere sulla stabilità finanziaria, riducendo una fonte di funding a basso costo. Allo stesso tempo, esistono fattori che ne limitano l’appeal rispetto ai conti correnti tradizionali: le stablecoin non sono coperte da assicurazioni pubbliche sui depositi e, nella maggior parte dei casi, non riconoscono interessi agli utenti finali. Sul piano operativo, il dollaro in versione digitale offre però una combinazione di accesso globale, regolamento rapido, programmabilità dei pagamenti e interoperabilità con nuove infrastrutture fintech che continua ad attirare attenzione da parte di imprese e investitori.
Il Genius Act e i diversi interventi regolamentari avviati negli Stati Uniti si inseriscono in questo quadro, cercando di definire requisiti prudenziali e regole di trasparenza per gli emittenti. In parallelo, il Tesoro monitora l’evoluzione di un mercato che, attraverso il canale delle riserve investite in Treasury, è già diventato uno dei tasselli della domanda privata di debito pubblico americano e del ruolo internazionale del dollaro nella sua forma tokenizzata.









