Stellantis conferma le difficoltà operative in Italia, con un crollo della produzione di quasi un quarto nel 2025, secondo quanto riportato dal sindacato FIM-CISL durante un evento a Torino. I siti storici del gruppo continuano a tentennare, mentre la casa automobilistica italo-francese cerca di rilanciare la propria attività manifatturiera e la politica italiana intensifica gli sforzi per mantenere in funzione le fabbriche nel Paese.
In questo articolo:
- Stellantis: numeri preoccupanti nel 2025
- Stellantis: cosa sta facendo per cambiare rotta
- Il settore dell’automotive è in crisi?
Stellantis: numeri preoccupanti nel 2025
Il sindacato ha snocciolato numeri allarmanti sulla produzione di vetture da parte di Stellantis. Alla fine di settembre, la fabbricazione di auto ha registrato un calo del 36% a 213.706 unità da inizio anno, mentre la produzione complessiva, che comprende anche i veicoli commerciali, ha subito una contrazione del 20% a 379.706 unità.
Questi dati amplificano le preoccupazioni del governo Meloni sul calo della produzione locale, dopo che l’ex amministratore delegato Carlos Tavares aveva spostato una parte significativa delle attività all’estero, dove i costi sono più bassi. Ciò ha scatenato un lungo braccio di ferro tra l’esecutivo e il gruppo presieduto da John Elkann, con accuse da parte di Palazzo Chigi di aver beneficiato per decenni di sussidi destinati a mantenere aperte le fabbriche e a garantire l’occupazione, salvo poi tradire le promesse.
Il nuovo ceo Antonio Filosa ha cercato di rassicurare l’esecutivo rinnovando l’impegno nei confronti dell’Italia. Lo scorso mese, il top manager ha dichiarato che Stellantis ha investito circa 2 miliardi di euro nel 2025 nei siti produttivi italiani.
Stellantis: cosa sta facendo per cambiare rotta
Qualche segnale incoraggiante arriva dalla nuova Fiat 500 ibrida, la cui produzione nello stabilimento di Mirafiori a Torino è aumentata negli ultimi mesi dell’anno. La domanda per la 500 completamente elettrica non è riuscita a decollare e, secondo il segretario generale della FIM-CISL, Ferdinando Uliano, la versione ibrida potrebbe contribuire a sostenere un miglioramento dei livelli produttivi nel 2026. In quest’ottica, Stellantis punta a produrre circa 100 mila auto nello stabilimento di Mirafiori, una boccata d’ossigeno per il sito torinese.
I buoni propositi, tuttavia, dovranno fare i conti con l’andamento della domanda. Gli analisti di Oddo BHF ritengono che l’obiettivo fissato dall’azienda per la Fiat 500 ibrida potrebbe essere “eccessivamente ambizioso”, poiché il nuovo modello è meno potente rispetto alla generazione precedente e, almeno inizialmente, non prevede il cambio automatico. Tutti fattori che, secondo gli esperti, potrebbero limitarne l’attrattiva. I sindacati attendono ora un nuovo piano industriale che, inizialmente previsto per questo trimestre, è stato posticipato al secondo.
Il settore dell’automotive è in crisi?
Le difficoltà di Stellantis si inseriscono in un contesto più ampio di crisi strutturale del settore automotive in Italia e in Europa. Il mercato dell’auto soffre il rallentamento della domanda, l’aumento dei costi di produzione, l’inflazione che erode il potere d’acquisto delle famiglie e l’incertezza legata alla transizione verso l’elettrico. In Italia, le immatricolazioni restano lontane dai livelli pre-pandemia e molte aziende della filiera, in particolare i fornitori di componentistica, devono fare i conti con riduzioni dei volumi e con il ricorso agli ammortizzatori sociali.
A livello europeo, anche i principali costruttori stanno attraversando una fase complessa: Volkswagen, BMW, Mercedes-Benz e Renault hanno avviato piani di ristrutturazione, contenimento dei costi e tagli occupazionali, mentre la crescente concorrenza dei produttori cinesi e il rallentamento delle vendite di veicoli elettrici mettono sotto pressione margini e strategie industriali. In questo scenario, la capacità delle case automobilistiche di adattarsi a un mercato in rapido cambiamento, bilanciando investimenti, occupazione e competitività, sarà decisiva per il futuro del settore.









