La questione sugli aiuti che Stellantis ha ricevuto dallo Stato italiano in oltre tre decenni è sempre stata oggetto di grandi attriti a livello politico, non tanto per via dell’utilizzo dei fondi quanto per il mancato rispetto dei vincoli caratterizzanti gli accordi. Stellantis è il prodotto di un percorso fatto dalla vecchia Fiat, che il 12 ottobre 2014 si è fusa con Chrysler dando vita a Fiat Chrysler Automobiles (FCA). Quest’ultima si è combinata con Peugeot il 16 gennaio 2021 e dall’aggregazione è nata Stellantis. Qualunque sia stata l’azienda – Fiat, FCA o Stellantis – con cui ha interagito lo Stato, la solfa è stata sempre la stessa: la società ha preso denaro pubblico e non l’ha utilizzato nei modi e nei termini attesi dal governo. Le polemiche sono infuriate sostanzialmente perché l’azienda automobilistica ha chiuso fabbriche, licenziato il personale e spostato la produzione all’estero. Un atteggiamento, questo, assai poco gradito dalle istituzioni italiane, che avevano elargito soldi dei contribuenti proprio con lo scopo di evitare tutto questo.
Ecco tutti gli aiuti di Stato
Negli anni gli aiuti dello Stato italiano a Stellantis hanno avuto una funzione importante negli investimenti dell’azienda. Grazie alle risorse pubbliche è stato costruito il sito di Melfi nel 1993; mentre non sono servite per tenere in vita l’impianto di Termini Imerese, che ha chiuso i battenti il 31 dicembre 2021 dopo oltre 50 anni di attività. Secondo uno studio effettuato da Davide Bubbico, docente di sociologia economica dell’università di Salerno, che ha analizzato i contratti presso il Comitato interministeriale per la programmazione economiche (Cipe), tra il 1990 e il 2019, il gruppo Fiat ha ricevuto la bellezza di 4 miliardi di euro dallo Stato, a fronte di oltre 10 miliardi di euro di investimenti dichiarati. Le cifre sono approssimative, ma si può tranquillamente stimare che almeno il 40% degli investimenti sia stato finanziato dallo Stato.
Secondo quanto risulta dal Registro nazionale degli aiuti di Stato, da ottobre 2016 a gennaio 2024 FCA-Stellantis hanno ottenuto 100 milioni di euro, inclusi circa 7 milioni di incentivi per il rinnovo macchinari nell’ambito del piano industria 4.0. Per ciò che riguarda la cassa integrazione, sulla base di quanto riportato dall’INPS, tra il 2014 e il 2020, FCA ha preso contributi per 446 milioni di euro, cifra che è aumentata a 984 milioni nel periodo che va dal 2021 ad aprile 2024.
Non è tutto. Nel 2020, il governo Conte II ha fornito una garanzia statale attraverso Sace per prestiti erogati da istituti privati di oltre 6,8 miliardi di euro. La garanzia però era vincolata a un piano specifico che prevedeva il mantenimento degli investimenti negli stabilimenti produttivi in Italia, nonché il pagamento degli stipendi e dei fornitori. Il denaro tuttavia è stato molto utile alla fusione con cui è nata Stellantis.
Nel 2022 il governo Draghi ha messo a disposizione un fondo da 8,7 miliardi di euro nel settore dell’automotive da utilizzare entro il 2030. Di questo denaro, 2,7 miliardi di euro sono stati assegnati, di cui 800 milioni che contribuiscono ai nuovi progetti di investimento. Per gli altri 6 miliardi è ancora buio pesto circa l’uso che bisogna farne. Ad ogni modo, non si sa con esattezza quanto di questo denaro andrà a Stellantis, poiché il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) non rende note le cifre.
Il governo Meloni ha inizialmente deciso di destinare 350 milioni di euro ad Acc – joint venture partecipata da Stellantis con Total Energies e Mercedes Benz – per la conversione dello stabilimento di Termoli in una gigafactory nell’ambito della costruzione di batterie per auto elettriche. Si tratta di fondi del PNRR, ma dopo le titubanze progettuali di Acc, il Mimit ha fatto un passo indietro e ha annunciato che riallocherà i fondi previsti “verso altri investimenti coerenti con la transizione energetica del comparto”. La gigafactory di Termoli doveva essere il più grande investimento industriale in Italia per la transizione all’elettrico nel settore automotive. Nel complesso le cifre avrebbero superato i 2 miliardi di euro, ma poi sono subentrati altri fattori che hanno fatto desistere e che sono stati ufficialmente indicati dal ministero nel mutato contesto di mercato dell’auto elettrica, nell’incertezza sulla domanda futura di componenti per l’industria automotive e nella possibilità di adottare nuove tecnologie produttive per la realizzazione di batterie meno costose del 20-30%.
Stellantis: come si è comportata l’azienda
Tra fondi, contributi, incentivi e garanzie, lo Stato italiano ha messo a disposizione prima di Fiat, poi di FCA e infine di Stellantis una montagna di denaro pubblico. Ma qual è stato il risultato di tutto questo in termini pratici? Stando ai numeri, il governo non è rimasto soddisfatto, altrimenti non si spiegherebbero le continue tensioni tra i vari governi che si sono succeduti e il management e la proprietà di Stellantis. Quando l’azienda è nata nel 2021, la forza lavoro era composta da 52.740 dipendenti, e alla fine del 2023 il numero è scivolato a 42.700 unità. Ciò significa che nell’arco di tre anni sono stati polverizzati circa 10 mila posti di lavoro. Le uscite sono state volontarie, stimolate da incentivi dell’azienda che nel complesso si stimano in 600-700 milioni di euro.
Scendendo nei vari casi specifici, lo stabilimento di Melfi, sostenuto nella costruzione dell’impianto e nel suo indotto da 3,35 miliardi di euro di fondi pubblici tra il 1991 e il 2020, ha visto una riduzione dell’occupazione da 6.800 a 5.600 unità dal 2021. A Mirafiori, l’età media dei dipendenti è di 57 anni e se non ci saranno altre assunzioni, la fabbrica attiva dal 1939 è destinata a estinguersi. La produzione ha già avuto un crollo verticale negli ultimi 18 anni. Secondo i dati forniti dalla Fiom, nel 2006 l’impianto produceva 218 mila auto; oggi è sulla buona strada per scendere verso le 20 mila unità.
Ampliando il discorso, Stellantis si è svicolata da eventuali impegni con il governo sulla produzione e sull’occupazione in Italia. Nel frattempo ha trasferito la produzione all’estero, dove i costi sono molto più bassi. Per fare qualche esempio: la Panda elettrica è prodotta in Serbia; la Leapmotor si fabbrica in Polonia; Topolino è fatta in Marocco; la Alfa Romeo è costruita in Polonia. Su alcune questioni il governo italiano è stato molto duro, obbligando Stellantis a togliere il tricolore dalle Topolino e a cambiare il nome alla Alfa Romeo.
Nel frattempo, gli azionisti della casa automobilistica italo-francese hanno ottenuto dividendi per 16,4 miliardi di euro nel periodo gennaio 2021-maggio 2024 e la società ha annunciato un aumento per l’anno prossimo. Attualmente l’azionariato di Stellantis è così ripartito: Exor – la holding della famiglia Agnelli – ha una quota del 14,9%; lo Stato francese ha un pacchetto di oltre del 6,4%; la famiglia Peugeot detiene una partecipazione del 7,1%. Nel periodo considerato, Exor ha incassato cedole complessive per 2,7 miliardi di euro.









