Il governo Meloni ha in mano il dossier Stellantis. La premier in prima persona si è fatta carico della situazione e intende seguirla fino in fondo, sulle preoccupazioni circa la crisi di vendite del gruppo italo-francese, ma soprattutto riguardo le ricadute che ciò potrebbe avere a livello occupazionale. Tutto l’indotto genera all’incirca 1 milione di posti di lavoro e le tensioni sono state elevate negli stabilimenti di Pomigliano d’Arco questo mese, sedate solo dopo l’accordo raggiunto tra Palazzo Chigi e Stellantis in occasione del Tavolo Automotive del 17 dicembre.
I nuovi incentivi del governo sono orientati a far ripartire le vendite che in Italia quest’anno saranno meno della metà dell’obiettivo che si era dato l’azienda di 1 milione di auto. Prima delle vacanze natalizie, comunque, l’esecutivo capitanato da Giorgia Meloni qualche successo lo ha ottenuto. In primis la promessa da parte di Stellanis di non chiudere alcun stabilimento in Italia nel prossimo anno; in secondo luogo la testimonianza attesa tra la metà di gennaio e l’inizio di febbraio del presidente dell’azienda, John Elkann, al parlamento italiano. Si tratta in quest’ultimo caso di un risultato notevole, vista la riluttanza che il rampollo della famiglia Agnelli ha manifestato finora a confrontarsi con la politica.
Stellantis: alcuni ostacoli per il 2025
Dire che tra Stellantis e il governo sia improvvisamente sbocciato l’amore suona forse un po’ esagerato, ma che i rapporti siano più sereni rispetto a qualche mese fa, quando ancora al timone dell’azienda vi era Carlos Tavares, sembra fuor di dubbio. Ci sono tuttavia alcune grosse incertezze che nel 2025 potrebbero ostacolare il percorso di Stellantis verso la rinascita. La principale forse attiene ai limiti alle emissioni di CO2 che le case automobilistiche dovranno rispettare in Europa a partire dal 1° gennaio 2025. In sostanza, ogni nuova auto prodotta dovrà emettere non più di 93,5 grammi a chilometro, rispetto al limite di 116 g/km fissato quest’anno. Tutto il settore rischia una multa complessiva fino a 14 miliardi di euro, il che potrà avere un impatto rilevante sugli utili aziendali.
L’Italia si è battuta affinché la Commissione Europea rinunci alle sanzioni almeno nel prossimo anno, ma Bruxelles al momento non sembra piegarsi. Il problema è che Stellantis ha dichiarato che rispetterà gli obiettivi fissati dalla Commissione e quindi adeguerà la produzione ai nuovi limiti. A questo punto, c’è da chiedersi come farà, visto che per raggiungere il target dovrà aumentare la produzione di auto elettriche che in questo momento non si vendono, sia perché costano troppo e sia perché le infrastrutture per la ricarica delle batterie sono insufficienti e inadeguate. A colpire particolarmente però è quanto ha dichiarato Jean-Philippe Imparato, amministratore delegato di Stellantis Europa, non molto tempo fa. “Venderemo ciò che saremo in grado di produrre”, ha detto. Questo significa che, con tutte le difficoltà enunciate, l’obiettivo del governo di rilanciare le vendite di Stellantis rischia di rivelarsi un miraggio, rendendo vani tutti gli sforzi fatti finora per evitare la chiusura degli stabilimenti e il licenziamento del personale.









