Azioni cinesi: news e quotazioni - Borsa&Finanza

Azioni cinesi

Per un investitore occidentale capire il mondo delle azioni cinesi è complicato. Tra azioni di categoria A, B, H e quant’altro sapere dove e come investire può diventare un problema. In questa pagina di Borsa&Finanza vengono raccolte tutte le informazioni utili per aiutare gli investitori a capire l’investimento in azioni cinesi. La prima importante precisazione da fare è che in Cina esistono tre grandi Borse valori, due on-shore (Shanghai e Shenzen) e una off-shore (Hong Kong). Alcune azioni cinesi hanno anche una quotazione negli Stati Uniti, come per esempio Alibaba. Vediamo ora quali sono le categorie di azioni e su quale dei tre mercati vengono scambiate.

  • Le azioni di categoria A (A-Shares) sono società costituite e quotate sui mercati della Cina continentale, quindi Shanghai e Shenzen. Possono investirvi gli investitori cinesi o gli internazionali attraverso i programmi di accesso approntati dal governo cinese come lo Stock Connect.
  • Le azioni di categoria B (B-Shares) sono quelle denominate in valuta estera di società costituite e quotate nella Cina continentale. Si tratta di un agglomerato residuale, molto piccolo per dimensioni.
  • Le H-Shares sono società cinesi ma quotate off-shore, ossia ad Hong Kong. È il mercato più conosciuto e accessibile dagli investitori occidentali vista anche la precedente appartenenza dell’isola asiatica alla Gran Bretagna.

La A-Shares e le H-Shares rappresentano le principali tipologie. Esistono poi le Red Chips, appartenenti a società cinesi a controllo statale quotate e Hong Kong e le P-Chips, azioni di società costituite all’estero ma controllate da cinesi. Infine ci sono azioni di società cinesi che vengono quotate anche sui mercati statunitensi tramite le American Depository Recepits. Ciascuna delle tre Borse dove vengono quotate le azioni cinesi (Hong Kong, Shanghai e Shenzen) ha degli indici di riferimento. In particolare per la Borsa di Hong Kong il benchmark più importante è l’Hang Seng, per la Borsa di Shanghai l’SSE Composite, per la Borsa di Shenzen lo Shenzen Component Index.

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Goldman Sachs punta sulla Cina. Secondo la banca d'affari americana, le azioni cinesi hanno le potenzialità per guadagnare un altro 15% in Borsa, mentre lo yuan potrebbe salire a 6,5 per dollaro entro la fine del 2023, dai 6,8 attuali. Gli analisti dell'istituto finanziario hanno alzato l'obiettivo a 12 mesi per l'indice MSCI China da 70 a 80, grazie a "basse valutazioni" delle azioni in questo momento e a fattori politici che influiscono positivamente riguardo il settore immobiliare, la regolamentazione di Internet e gli equilibri geopolitici. Quanto alla valuta domestica, questa sarebbe favorita dalla riapertura, dopo che per buona parte del 2022 le attività produttive della Cina sono state chiuse a causa della politica zero Covid attuata dalle Autorità governative. "La Cina sembra ben posizionata nei cicli di crescita, politica e inflazione in un contesto globale nel 2023. Il contesto di mercato prevalente ci porta a credere che il rischio al ribasso di mantenere un sottopeso o di andare allo scoperto sui titoli cinesi sia significativamente più elevato rispetto all'andare long", hanno scritto gli strateghi di Goldman Sachs. Cina: puntare sulle azioni tecnologiche Dai minimi del 2022, le azioni cinesi hanno fatto un salto prodigioso, con l'indice MSCI China salito del 48%. Anche il nuovo anno sembra essere iniziato nel segno del rialzo. L'allentamento delle restrizioni Covid, il sostegno al settore immobiliare e la riduzione della pressione normativa hanno dato nuovo impulso a una serie di titoli che in passato erano stati massacrati. I giganti tecnologici come Alibaba e Tencent hanno ripreso quota e, viste le valutazioni ancora convenienti, possono rappresentare in questo momento un'occasione ghiotta per gli investitori di lungo periodo. Proprio Alibaba è uno dei titoli facenti parte ora della top list di Goldman Sachs, insieme ad altre società tecnologiche. Il broker ritiene che una normalizzazione delle normative, insieme alla ripresa macroeconomica e ovviamente alla riapertura potranno avvantaggiare il settore. Le aziende tech hanno sofferto anche e soprattutto l'aumento dei tassi d'interesse delle principali Banche centrali, sebbene la People's Bank of China abbia continuato a mantenere una politica accomodante. Infatti, l'inflazione in Cina non è cresciuta come in altre parti per via della stagnazione dell'economia dovuta ai blocchi Covid. Per il 2022 il PIL cinese è stimato in salita del 3%, molto lontano dagli obiettivi di Pechino di inizio dell'anno scorso al 5,5%. Con le attività in piena ripresa nel 2023, per Goldman Sachs dovrebbe essere tutto un altro discorso. Tuttavia, i contagi da Covid-19 in Cina sono ancora molto alti e la popolazione è scarsamente vaccinata. Per questo occorrerà prestare molta attenzione a come il Governo riuscirà a resistere alla tentazione di attuare nuovamente lockdown più o meno mirati.
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