(Contenuto sponsorizzato) Le azioni cinesi hanno vissuto alti e bassi finora nel 2026, con le Borse di Hong Kong e Shanghai rimaste indietro rispetto a Wall Street. Gli indici hanno risentito delle preoccupazioni legate allo Stretto di Hormuz: la sua chiusura ha fatto salire i prezzi del petrolio, minacciando la Cina, oggi il più grande importatore mondiale di greggio. La scorsa settimana si è tenuto il vertice tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo cinese, Xi Jinping, conclusosi con intenti collaborativi. Le aziende cinesi possono ora ordinare i chip H200, i secondi semiconduttori più potenti di Nvidia, dopo le restrizioni imposte negli ultimi anni dal Dipartimento del Commercio statunitense. In cambio, la Cina si è impegnata ad acquistare più soia americana e, soprattutto, a contribuire agli sforzi per la riapertura del canale di Hormuz, da cui transita un quinto del petrolio e del gas a livello mondiale. Tuttavia, il meeting Trump-Xi, se da un lato è servito ad allentare le tensioni tra Washington e Pechino, dall’altro ha lasciato irrisolte alcune questioni, come quella di Taiwan.
In questo articolo:
- Azioni cinesi: 5 big tech da monitorare
- Come investire con i certificati
Azioni cinesi: 5 big tech da monitorare
In Cina è finito da tempo il periodo in cui le grandi aziende tecnologiche venivano costantemente messe sotto pressione dalle autorità. Oggi i rapporti sono più distesi, ma restano ancora alcuni strascichi del passato e diverse società faticano a ritrovare slancio. Gli investitori stanno monitorando in particolare cinque titoli quotati in Borsa:
- Alibaba
- Tencent
- JD.com
- Meituan
- Xiaomi
Alibaba ha vissuto un periodo favorevole dopo anni difficili segnati dalla repressione di Pechino. Le azioni quotate a Hong Kong e le Adr a Wall Street hanno intrapreso un rally culminato nel picco di ottobre 2025, grazie agli sviluppi del gruppo nel campo dell’intelligenza artificiale. Da quel momento, però, il titolo ha perso terreno e quest’anno è in calo su entrambe le piazze finanziarie, almeno fino all’ultima chiusura settimanale del 15 maggio. Nonostante le vendite, secondo il fair value di Forecaster.biz il titolo risulta ancora sopravvalutato. Il valore equo, calcolato considerando quattro parametri (Discounted Cash Flow, Peter Lynch Indicator, Economic Value Added ed EV/Sales), è pari a 127,90 dollari, ossia il 3,54% in meno rispetto al prezzo di mercato delle Adr.
Tencent, invece, quest’anno è crollata di oltre il 28% alla Borsa di Hong Kong, alla chiusura del 15 maggio. Gli investitori percepiscono l’azienda in ritardo nella corsa all’intelligenza artificiale rispetto a concorrenti come Alibaba, ByteDance e altre startup cinesi. Finora Tencent ha adottato una strategia meno aggressiva e più prudente sul fronte della nuova tecnologia. Il fair value di 423,56 HKD risulta superiore del 6,85% rispetto al prezzo di mercato di venerdì scorso: le azioni Tencent appaiono quindi leggermente sottovalutate.
JD.com ha registrato una performance migliore rispetto alle rivali citate. La piattaforma cinese di e-commerce ha guadagnato l’8,40% al Nasdaq nel 2026, sostenuta dai risultati del primo trimestre superiori alle attese, dalla minore dipendenza dall’intelligenza artificiale e, più recentemente, dal miglioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Cina dopo l’incontro della scorsa settimana tra Trump e Xi. Su quest’ultimo aspetto vale la pena sottolineare come il clima collaborativo tra le due superpotenze possa favorire una ripresa dei consumi cinesi, da cui JD.com dipende fortemente. Il fair value di 50,09 dollari per azione è superiore del 56,48% rispetto al prezzo di mercato, rendendo il titolo interessante.
Meituan ha invece registrato un andamento negativo alla Borsa di Hong Kong, perdendo il 23,36% dall’inizio dell’anno. Il sentiment degli investitori è peggiorato a causa della guerra dei prezzi nel settore del fast delivery, che mette sotto pressione i margini. Inoltre, l’azienda deve fronteggiare la crescente concorrenza di JD.com e Douyin. Il titolo appare fortemente sottovalutato: il fair value di 140,41 HKD è infatti superiore del 95,42% rispetto al prezzo di mercato.
Anche Xiaomi ha seguito un percorso simile a Hong Kong, bruciando circa un quarto della propria capitalizzazione. Il mercato cinese delle auto elettriche ha rallentato a causa dell’aumento della concorrenza, che comprime i margini, e del cambiamento della politica governativa in materia di sussidi e agevolazioni ai produttori locali. Secondo i fondamentali, le azioni Xiaomi risultano sottovalutate: il fair value di 43,70 HKD si colloca infatti del 64,05% al di sopra del prezzo di mercato.









