Cathie Wood punta su Alibaba e Baidu: perché il tech cinese è entrato nel vivo

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Quando una figura come Cathie Wood rimette piede nel mercato cinese e acquista azioni di Alibaba e Baidu — dopo anni di prudenza — non è un fatto marginale: è un segnale che qualcosa di più profondo sta accadendo negli equilibri dell’investimento globale. E, ora, quel segnale si lega strettamente alla svolta dell’intelligenza artificiale e al nuovo protagonismo delle tech cinesi.

 

In questo articolo:

 

  • Il “trade” di Wood: disimpegno da Amd, ingresso su Alibaba e Baidu
  • Dietro la mossa: perché IA e tech cinesi tornato appetibili
  • Chi altro investe in Alibaba e Baidu

 

Il “trade” di Wood: disimpegno da Amd, ingresso su Alibaba e Bidu

Da quanto risulta dai movimenti giornalieri degli Etf gestiti dalla Ark Invest dell’investitrice Cathie Wood, ieri la società ha dato vita a una serie di operazioni molto interessanti in termini di prospettive di mercato. Nel dettaglio, la transazione più importante della giornata ha riguardato la vendita di 138.432 azioni della società americana attiva nel mercato dei semiconduttori Advanced Micro Devices (Amd). Si tratta di un’operazione di circa 22,27 milioni di dollari. 

Al contrario, Ark ha deciso di puntare forte sui i giganti tecnologici cinesi. Tant’è che ha aggiunto 63.231 azioni di Alibaba, per un valore di oltre 10,31 milioni di dollari, e 82.913 azioni di Baidu, per un valore di circa 10,41 milioni di dollari. Notizia che è stata apprezzata anche dagli altri investitori.

Peraltro, osservando l’andamento degli scambi della scorsa settimana, Ark ha acquistato attivamente azioni di Alibaba, con operazioni significative lunedì 22 settembre. Analogamente, Baidu ha registrato ripetuti investimenti, tra cui un acquisto significativo lunedì. Un’inversione significativa di rotta: uscire (in parte) dal comparto semiconduttori per puntare su Cina e intelligenza artificiale. 

 

Dietro la mossa: perché IA e tech cinesi tornano appetibili

Perché, dopo anni di divieti, restrizioni e diffidenza, gli asset cinesi tornano all’attenzione degli investitori istituzionali? La risposta va cercata in una congiuntura strategica in cui tecnologia, politica industriale e finanziamenti convergono. Primo elemento: la corsa globale all’intelligenza artificiale ha reso il “fattore IA” una leva universale di crescita. Le aziende di infrastruttura di cloud, modelli linguistici su larga scala, chip AI e servizi digitali avanzati sono percepite come possibili motori di utile e capitalizzazione futura.

In Cina, molte compagnie tech — Alibaba e Baidu in testa — stanno già spingendo in quel senso. In questa direzione, ieri Alibaba ha annunciato che intende aumentare gli investimenti in IA ben oltre il piano iniziale di 380 miliardi di yuan (circa 53 miliardi di dollari su tre anni), notizia che ha fatto scattare subito al rialzo le azioni della società, volate di oltre l’8%, e che ha subito dato ragione alla stessa Cathie Wood. Inoltre, non bisogna dimenticare che Alibaba ha lanciato un nuovo modello (Qwen3-Max) con oltre un trilione di parametri, ha stretto una collaborazione con Nvidia per l’IA fisica (robotica, veicoli autonomi) e punta a espandere i propri data center anche in Brasile, Francia e Paesi Bassi.

Un altro aspetto da considerare è che la Cina sta spingendo su questo asse come pilastro della strategia tecnologica nazionale, cercando di ridurre la dipendenza da tecnologie occidentali e stimolare l’autosufficienza nei semiconduttori e nelle infrastrutture digitali. In tal senso, lo scontro con gli Usa e l’ordine del governo alle aziende cinesi di non acquistare più i chip Nvidia non è soltanto una coincidenza. Infine, va anche evidenziato un altro punto. I prezzi delle tech cinesi erano già compressi dal contesto macro e oggi possono offrire punti di ingresso con potenziale rialzo elevato, in particolare se gli annunci sull’intelligenza artificiale diventeranno risultati operativi concreti.

 

Chi altro investe su Alibaba e Baidu 

Ark non è l’unico nome importante che sta muovendosi verso l’universo tech cinese. Come riportato da Barron’s, anche David Tepper, attraverso Appaloosa LP, ha intensificato l’esposizione verso Alibaba. Prima ancora il fondo Primavera Capital — un investitore privato con radici asiatiche — era stato tra gli anchor investor del gruppo Alibaba (in particolare nelle sue fasi pre-ipo) e ha mantenuto legami finanziari con molte sue controllate, come Ant Group e Alipay.

D’altro canto, non mancano segnali di prudenza. Secondo Business Insider Michael Burry, celebre investitore che ha scovato la crisi dettata dai mutui subprime, avrebbe in passato accumulato posizioni sul tech cinese, ma nel 2025 le sue società avrebbero ridotto fortemente queste esposizioni, comprando opzioni put su Alibaba, Baidu e altre società cinesi.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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