Tassa Ue piccoli pacchi: cosa cambia dal 1° luglio in Italia

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Dal 1° luglio, chi acquista prodotti di valore inferiore ai 150 euro da paesi extra Ue dovrà fare i conti con una novità che promette di cambiare le abitudini di milioni di consumatori. Entra infatti in vigore la tassa Ue sui piccoli pacchi, una misura che abolisce la franchigia doganale introdotta negli anni ’90 e che, per l’Italia, potrebbe trasformarsi in un doppio prelievo. Il nuovo sistema nasce con l’obiettivo di regolamentare un mercato in continua espansione, quello dell’e-commerce internazionale, ma rischia di avere effetti molto diversi da quelli immaginati, soprattutto per chi acquista prodotti low cost provenienti dall’Asia.

Cosa comporterà davvero la tassa Ue? Perché in Italia il costo potrebbe essere più alto rispetto agli altri Paesi europei? E quali scenari si aprono per la logistica e per i consumatori?

 

In questo articolo:

 

  • Quanto si pagherà davvero: tra dazio europeo, tassa italiana e nuove tariffe in arrivo
  • Perché arriva la tassa Ue piccoli pacchi: i numeri dell’e-commerce e la risposta di Bruxelles
  • Il nodo italiano: doppia tassa, traffici in fuga e l’allarme della logistica
 

Quanto si pagherà davvero: tra dazio europeo, tassa italiana e nuove tariffe in arrivo

La riforma parte con un prelievo fisso di 3 euro per spedizione, applicato dall’Unione europea su tutti i pacchi provenienti da Paesi extra Ue. Si tratta del primo tassello di una revisione più ampia che culminerà nel 2028 con l’introduzione del nuovo sistema informatico comune, il Data Hub, pensato per uniformare i controlli doganali.

Il problema, però, riguarda l’Italia. Nel nostro Paese è ancora prevista una tassa nazionale da 2 euro, introdotta con la Legge di Bilancio e sospesa fino a luglio. Se il governo decidesse di confermarla, il costo aggiuntivo per ogni spedizione arriverebbe a 5 euro, ai quali si somma l’Iva. Una cifra che, per prodotti dal valore molto basso, rischia di superare il prezzo dell’articolo acquistato.

E non è tutto. Da novembre 2026 entrerà in vigore anche una handling fee europea, una tariffa destinata a coprire i costi amministrativi delle operazioni doganali. Il timore è che, sommando tutte le voci, il costo finale possa scoraggiare gli acquisti internazionali e spingere i consumatori verso alternative più costose ma prive di oneri aggiuntivi.

 

Perché arriva la tassa Ue piccoli pacchi: i numeri dell’e-commerce e la risposta di Bruxelles

La decisione dell’Unione europea nasce da un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto proporzioni enormi. Nel solo 2024 sono arrivati nel mercato unico 4,6 miliardi di piccoli pacchi, il 91% dei quali provenienti dalla Cina. Dal 2022, il volume delle spedizioni è addirittura raddoppiato ogni anno, creando un flusso continuo di prodotti a basso costo che ha messo in difficoltà molte aziende europee.

Bruxelles sostiene che la riforma sia necessaria per aggiornare regole ormai superate, rafforzare i controlli e tutelare le imprese europee da una concorrenza che sfrutta le lacune del sistema attuale. La tassa da 3 euro viene presentata anche come una misura ambientale, pensata per ridurre il numero di spedizioni di valore minimo che attraversano il continente.

Non mancano però le critiche. Secondo molti osservatori, la misura finirà per colpire soprattutto i consumatori con meno possibilità economiche, quelli che si affidano ai marketplace asiatici per acquistare prodotti a prezzi accessibili. Il rischio è che la riforma, nata per riequilibrare il mercato, finisca per penalizzare proprio chi ha meno alternative.

 

Il nodo italiano: doppia tassa, traffici in fuga e l’allarme della logistica

Il punto più delicato riguarda il nostro Paese. Il governo deve decidere se mantenere la tassa italiana da 2 euro o rinunciarvi per evitare la sovrapposizione con il dazio europeo. Secondo Confetra, la Confederazione delle imprese della logistica, mantenere entrambe le tasse sarebbe un errore che potrebbe costare caro all’Italia.

La preoccupazione nasce da un dato concreto: nei primi mesi del 2026, prima della sospensione della tassa nazionale, le spedizioni sono crollate di oltre il 50%. Le aziende temono che, se l’Italia diventasse più costosa degli altri Paesi Ue, i grandi corrieri potrebbero spostare i voli cargo verso hub come Germania, Belgio o Paesi Bassi, effettuando lì lo sdoganamento e trasportando poi le merci in Italia via camion. Un meccanismo che ridurrebbe il traffico negli aeroporti italiani e, paradossalmente, anche i controlli sulle merci in ingresso.

Le simulazioni di Confetra mostrano due scenari molto diversi: – con la tassa italiana attiva, l’Italia perderebbe metà dei traffici e incasserebbe circa 70 milioni di euro; – senza la tassa, recupererebbe l’intero volume e incasserebbe comunque 38 milioni grazie alla quota dei dazi europei.

La differenza, secondo l’associazione, non giustifica il rischio di perdere stabilmente quote di mercato a favore degli altri hub europei.

Immagine di Achiropita Cicala

Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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