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Tasse: ecco 3 modi per ottenere il rimborso in America

Rimborso tasse: ecco 3 modi per richiederlo in USA

Quando si parla di tasse tutti drizzano le antenne. Nei giorni scorsi ha fatto notizia che Coinbase Global darà la possibilità ai contribuenti americani che sono in credito d’imposta di ottenere l’importo spettante tramite trasferimento in un conto crittografico utilizzando il software TurboTax, di proprietà dell’azienda informatica statunitense Intuit. Il rimborso ottenuto potrà essere convertito in una o più tra le oltre 100 criptovalute presenti sulla piattaforma dell’exchange senza addebito di alcuna commissione di trading oppure parcheggiato sul conto in dollari USA per eventuali operazioni future.

Non si sa effettivamente quanti alla fine saranno gli americani che decideranno di fare un’operazione del genere in questa stagione delle tasse, vista soprattutto la rischiosità delle valute digitali. In verità, non sono molti coloro che hanno intenzione di usare i rimborsi fiscali per gli investimenti. Al riguardo, un sondaggio condotto da NerdWallet su più di 2.000 persone ha rilevato che il 42% utilizzerà il denaro ottenuto per risparmiare, ma solo il 13% lo metterà nel mercato azionario ad esempio. Ad ogni modo vi sono altre 2 alternative per ottenere il rimborso delle tasse, che riguardano gli iBond e il denaro contante. Esaminiamo quindi le 3 possibilità con il giudizio dei consulenti finanziari su ogni opzione.

 

Rimborso in criptovalute

Come anticipato, i contribuenti che vantano crediti nei confronti del Fisco americano possono inviare direttamente sul conto Coinbase la somma di denaro di cui hanno diritto in tutto o in parte. Gli utenti di TurboTax hanno la possibilità di dividere il rimborso delle tasse in un massimo di 3 diversi conti bancari. La società di software ha assicurato che non ci saranno oneri amministrativi per alcuni ritardi annunciati da parte dell’Internal Revenue Service.

L’exchange farà in modo affinché tutto sia semplice e fluido, ciò nonostante i consulenti finanziari non sono molto entusiasti. Secondo Mark Struthers di Sona Wealth qualsiasi investimento in cripto deve essere pianificato con cura e ben ponderato perché rappresenta una classe di attività rischiosa. Lauren Gadkowski Lindsay di Beacon Financial Planning, è stata molto più netta ritenendo che chi ha bisogno di soldi e non può permettersi di perderli non dovrebbe assolutamente ottenere il rimborso con le criptovalute, che sono attività estremamente speculative. Inoltre vi sarebbero ripercussioni di carattere fiscale se le persone acquistano e vendono le valute digitali ma mantengono i loro profitti nel wallet.

 

Rimborso in i-Bonds

Da circa un decennio l’IRS consente di acquistare direttamente gli i-Bonds utilizzando i rimborsi delle imposte fino a un massino di 5.000 dollari. Si tratta di Buoni del Tesoro americani che agganciano il rendimento al tasso d’inflazione. In sostanza, queste obbligazioni pubbliche hanno un tasso di interesse fisso, aumentato dell’indice dei prezzi al consumo ricalcolato ogni 6 mesi. Attualmente sono molto interessanti visto che l’inflazione in USA è arrivata al 7%. Infatti gli i-Bonds acquistati da qui ad aprile avranno un rendimento del 7,12% e quindi coprono interamente la crescita dei prezzi.

Questa soluzione è molto più apprezzata dai consulenti rispetto a quella delle cripto. William Suplee di Structured Asset Management ha affermato che il rimborso delle imposte è una modalità eccezionale per investire i propri soldi con gli i-Bonds, perché non esiste un’alternativa a reddito fisso che restituisce il 7,12% del capitale investito sottoforma di rendimento, con esenzione degli interessi dalle tasse statali e locali.

L’inconveniente, come sottolinea Jonathan Kiehl di Evenkiehl, è che gli i-Bonds non sono l’opzione migliore per chi ha necessità di un rapido accesso al denaro, perché le obbligazioni possono essere riscattate dopo un anno per non perdere 3 mesi di interessi. Quindi, secondo l’esperto tale veicolo d’investimento è ideale per chi ha un orizzonte temporale di medio e lungo termine.

 

Rimborso sul conto corrente

Questa è la strada classica, più facile, rapida e seguita dai contribuenti. Secondo i rapporti IRS, lo scorso anno il 90% degli americani ha chiesto il rimborso direttamente sul conto, perché preferisce una maggiore flessibilità e soprattutto scegliere con calma poi come spendere i propri soldi in base agli obiettivi e alla propensione al rischio.

Vi è però un aspetto negativo che ha a che fare con l’emotività, evidenzia Todd Smith, proprietario di Level 5 Financial. A suo avviso le persone che hanno denaro in mano potrebbero decidere di spendere in maniera errata i propri soldi, ostacolando i veri obiettivi d’investimento. Rincara la dose Jonathan Kiehl di Evenkiehl, che sostiene che la mancanza di un investimento automatico possa essere un problema, perché aumenta la probabilità che il denaro venga mai effettivamente investito.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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