Il risiko bancario si infiamma a Piazza Affari: Banca MPS ha lanciato un’offerta pubblica di scambio per la totalità delle azioni Mediobanca. La proposta prevede l’attribuzione di 2,3 azioni ordinarie di nuova emissione della banca senese per ogni azione di Piazzetta Cuccia portata in adesione. Sulla base dei prezzi ufficiali rilevati all’ultima chiusura di Borsa, il corrispettivo valuta ciascuna azione Mediobanca 15,992 euro, con un premio del 5,03%. Il valore complessivo dell’operazione ammonta a 13,3 miliardi di euro.
Nel comunicato di Banca MPS si legge che l’offerta è subordinata alla condizione di arrivare a detenere almeno il 66,67% del capitale dell’istituto di credito guidato da Alberto Nagel ed è finalizzato al delisting. Rocca Salimbeni precisa che “non vi sono persone che agiscono di concerto” con la banca sull’OPS.
L’offerta sarà subordinata alle approvazioni assembleari e richiede il via libera dell’Ivass, l’autorità di regolamentazione del settore assicurativo, presso cui Banca MPS deve presentare un’istanza per via della partecipazione indiretta qualificata detenuta in Generali. Mediobanca possiede infatti il 13,1% della compagnia di assicurazioni italiana.
La reazione alla Borsa di Milano dei due titoli coinvolti nell’affare è stata opposta. Le azioni Mediobanca hanno spiccato il volo, guadagnando oltre 6 punti percentuali durante le contrattazioni della mattina, mentre il titolo MPS affonda di circa il 6%.
In questo articolo:
- Banche italiane in fermento
- MPS-Mediobanca: tutti i vantaggi dell’operazione
Banche italiane in fermento
L’OPS di Montepaschi arriva in un contesto di grande fermento nel settore bancario. Recentemente Delfin, della famiglia Del Vecchio, e Francesco Gaetano Caltagirone hanno aumentato la loro quota di partecipazione nella banca. Ora l’assetto azionario è così formato:
- Ministero dell’economia e delle finanze con una quota dell’11,73%;
- Caltagirone al 9,78%;
- Delfin al 5,03%;
- Banco BPM al 5%
- Anima Holding al 3,99%.
Delfin e Caltagirone sono anche azionisti di Mediobanca, con una quota rispettivamente del 19,39% e del 5,50%, oltre che di Generali (9,9% e 6,9%).
Se l’operazione verrà portata a termine, si creerà il tanto agognato terzo polo e il governo italiano, potrà uscire definitivamente dal capitale di MPS. Il colosso nascente si contrapporrà alle due big del settore: Intesa Sanpaolo e Unicredit. Proprio quest’ultima potrà avere campo libero per acquisire Banco BPM, per lungo tempo indiziata per una combinazione con MPS. L’istituto guidato da Andrea Orcel ha lanciato un’offerta pubblica di scambio respinta dal consiglio di amministrazione di Piazza Meda e si avvia verso un’acquisizione ostile.
MPS-Mediobanca: tutti i vantaggi dell’integrazione
Sarebbero numerosi i vantaggi di una fusione tra MPS e Mediobanca, secondo quanto spiegato dall’azienda di credito toscana. Innanzitutto, verrebbero messe insieme le competenze distintive di Mediobanca nelle aree di Wealth Management, Corporate & Investment Banking e Consumer Finance e quelle di MPS nei campi di Retail e Commercial Banking.
Ciò comporterebbe un rafforzamento dell’offerta globale di servizi, nonché l’arricchimento della base dei prodotti e il miglioramento della penetrazione di mercato. Le sinergie ante imposte ammonterebbero a circa 700 milioni di euro all’anno, di cui 300 milioni di maggiori ricavi, 300 milioni di risparmi di costo e 100 milioni di funding.
Con la combinazione, il ritorno sul capitale tangibile (RoTE) sarebbe di circa il 14% e l’indicatore di solidità patrimoniale proforma (CET1 Ratio) di circa il 16%. Inoltre, la transazione permetterà di beneficiare del valore delle imposte differite di MPS, grazie a una base imponibile consolidata più elevata. In termini numerici, il nuovo gruppo sarà in grado di accelerare l’utilizzo di 2,9 miliardi di euro di tali imposte nei prossimi sei anni, con un significativo beneficio di capitale.
Per gli azionisti delle due banche, l’accordo porterebbe una maggiore creazione di valore attraverso la distribuzione di dividendi sostenibili nel tempo e di una maggiore redditività. Il dividend pay-out è previsto fino al 100% dell’utile netto, mantenendo al contempo una forte solidità patrimoniale. Per i clienti, la fusione allargherebbe l’offerta di prodotti, soluzioni su misura e servizi per famiglie e imprese, rendendola più attraente e più efficiente grazie a reti distributive complementari. I dipendenti invece avrebbero una maggiore opportunità di carriera professionale in un contesto in cui potrebbero sfruttare le proprie capacità.
“Con questa operazione di natura industriale vogliamo segnare un nuovo approccio nel percorso di consolidamento del settore bancario che in maniera innovativa crea valore da subito sia per gli azionisti di MPS sia per quelli di Mediobanca, e ritengo anche per l’intero sistema Paese”, ha affermato l’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio. “Puntiamo a un nuovo campione nazionale, con due brand di eccellenza, che vogliamo proteggere e ancor più valorizzare. Un nuovo e moderno gruppo bancario altamente competitivo, leader in business specialistici chiave e con una forte solidità patrimoniale, che si pone l’obiettivo di svolgere in modo sempre più virtuoso il ruolo di sostegno a famiglie, imprese e comunità locali”.









