La situazione di Tesla è alquanto burrascosa, con le vendite in Europa che hanno registrato un calo preoccupante nel mese di ottobre e i grandi azionisti che mostrano riluttanza ad accettare il pacchetto retributivo fino a 1.000 miliardi di dollari all’amministratore delegato Elon Musk. Tutto ciò arriva in un momento delicato per il pioniere delle auto elettriche, che sta perdendo quote di mercato sull’ascesa dei competitor cinesi mentre gli investitori restano aggrappati ai progetti dell’azienda su guida autonoma e robot umanoidi. In questo articolo:
- Tesla: scoppola dalla Scandinavia, vendite a picco
- Il fondo sovrano norvegese voterà contro Elon Musk
Tesla: scoppola dalla Scandinavia, vendite a picco
Il resoconto delle vendite di ottobre in Europa è stato un disastro per Tesla. In particolare, la frenata è arrivata dalla Scandinavia, dove il mercato delle auto elettriche ha preso piede più che altrove. In Svezia le immatricolazioni sono crollate dell’89% su base annua; in Danimarca si è registrato un calo dell’86% nello stesso periodo mentre in Norvegia il calo è risultato circa del 50%. La debacle norvegese assume ancora più importanza, in quanto nel Paese oltre il 90% delle immatricolazioni riguarda i veicoli elettrici. La quota di mercato di Tesla in Norvegia è precipitata negli ultimi due anni, passando da quasi il 20% del 2023 ad appena l’8,8% attuale.
A giudizio degli osservatori di mercato, sono diverse le ragioni che spiegano performance così scadenti del colosso automobilistico di Austin, ragioni che prescindono stavolta dal calo della domanda generale (in realtà attualmente in crescita). L’aumento della concorrenza dei marchi cinesi e anche europei è uno dei fattori principali. Ad esempio, in Danimarca, aziende come Byd, Xpeng e Zeekr hanno superato Tesla nelle vendite dello scorso mese. In tale contesto, i modelli del produttore americano vengono percepiti come obsoleti, mentre i consumatori sono spazientiti dalle lunghe attese per la nuova gamma.
Un altro fattore determinate è la perdita di immagine di Tesla negli ultimi anni a causa di alcune dichiarazioni cotroverse di Musk sull’Europa, in relazione soprattutto alla sua attività politica. Ciò ha fatto diminuire la fiducia nei consumatori che prima contavano sull’ingegno e sulle capacità innovative dell’imprenditore miliardario. Un terzo fattore è stato indicato proprio da Tesla, quando ha parlato di un rallentamento dell’attività dovuto al passaggio dalla vecchia alla nuova versione della Model Y in Europa.
Il dubbio di alcuni analisti è che questa non sia una crisi temporanea di Tesla nel Vecchio continente, ma possa essere conseguenza di una situazione strutturale più profonda. Molti sono concordi nell’affermare che le prossime strategie dell’azienda, in particolare con il lancio della nuova versione della Model Y, saranno decisive per determinare il recupero del terreno in Scandinavia nei prossimi mesi.
Il fondo sovrano norvegese voterà contro Elon Musk
Si respira aria di tempesta anche nel rapporto tra il management e gli azionisti di Tesla, in merito al pacchetto retributivo da 1.000 miliardi di dollari a Elon Musk in funzione dei risultati aziendali. Nei giorni scorsi, il presidente della società Robyn Denholm ha esortato gli azionisti a votare a favore del pacchetto quando l’assemblea si riunirà giovedì 6 novembre, in quanto ciò è essenziale per mantenere ancora Musk alla guida dell’azienda. L’enfant prodige ha già minacciato di andarsene se l’assemblea bloccherà il piano. Alcuni investitori però stanno prendendo posizione in maniera sfavorevole all’amministratore delegato.
Il Norges Bank Investment Management – il fondo sovrano petrolifero norvegese che ha una partecipazione in Tesla dell’1,1% -, ad esempio ha dichiarato che voterà contro il pacchetto pur apprezzando “il valore significativo creato da Musk”. Il più grande fondo sovrano del mondo si è detto preoccupato per “l’entità totale del premio, la diluizione e la mancanza di mitigazione del rischio delle persone chiave”. Tuttavia, “continueremo a cercare un dialogo costruttivo con Tesla su questo e altri argomenti”, ha aggiunto. Il fondo si è schierato contro Musk anche lo scorso anno in occasione della votazione per la ricezione di 56 miliardi di dollari in quello che è stato il più grande pacchetto di remunerazione della storia americana.
A rafforzare il fronte dei no sull’ultimo pacchetto sono anche due gruppi consultivi degli azionisti, Glass Lewiss e ISS, che hanno raccomandato agli investitori di respingere l’accordo. Il mese scorso, Musk ha definito questi gruppi “terroristi aziendali”. Nel frattempo, una schiera di grandi fondi pensione ha pubblicato una lettera aperta contro il piano da 1.000 miliardi. A loro avviso, sostenere un programma così oneroso danneggia la reputazione dell’azienda e porta a retribuzioni eccessive.
Intanto, crescono le pressioni politiche affinché gli azionisti votino a favore. Alcuni repubblicani hanno invitato gli investitori a prestare meno attenzione alle preoccupazioni ambientali, sociali e di governance delle società in cui investono. Questo “rende più difficile per i grandi investitori votare in modo indipendente”, ha affermato Matt Moscardi, amministratore delegato di Free Float Analytics. “A questo punto, quasi non possono votare contro il management”.









