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Tether raggiunge $ 100 miliardi di riserve, quali rischi per il sistema finanziario?

Tether raggiunge $ 100 miliardi di riserve, quali rischi per il sistema finanziario?

Tether ha raggiunto una quota di 100 miliardi di dollari di riserve a sostegno della sua stablecoin. Il token digitale è ancorato al dollaro USA con lo scopo di mantenere il cambio a un valore costante. Per ogni token creato, la società detiene tra le sue riserve altrettanti dollari. Tether svolge un ruolo fondamentale nello spostamento di fondi in criptovalute senza passare per il sistema bancario regolamentato.

Secondo un portavoce della società, grazie alla stablecoin, “miliardi di persone non “bancarizzate” possono accedere al sistema finanziario globale quando prima non potevano”. In questo contesto, Tether “lavora in modo proattivo con le forze dell’ordine e le agenzie di regolamentazione di tutto il mondo per fermare l’uso illecito della tecnologia stablecoin, dopo aver congelato diverse centinaia di milioni di USDT collegati ad attività illecite”.

Un concetto, questo, che ricalca le dichiarazioni dell’amministratore delegato della società, Paolo Ardoino, rilasciate a gennaio 2024, secondo cui l’azienda è impegnata a garantire “trasparenza, stabilità e gestione finanziaria responsabile”.

 

Tether: cosa succede se fallisce

In tale ambito, nel 2021 Tether aveva stabilito un accordo con le autorità giudiziarie di New York per pubblicare un rapporto trimestrale sulle riserve. Dall’ultima rilevazione riferita alla fine del 2023, si evince che le riserve detenute ammontavano a 63 miliardi di dollari di titoli del Tesoro statunitensi, 3,5 miliardi di dollari di metalli preziosi, 2,8 miliardi di dollari di Bitcoin, 3,8 miliardi di dollari di “altri investimenti” e 4,8 miliardi di dollari di “prestiti garantiti”. Ma questo basta per tranquillizzare i regolatori? In verità no.

Le authority temono che le crescenti riserve di stablecoin mettano a rischio la tenuta del sistema finanziario, in quanto fungerebbero da ponte tra le criptovalute e i mercati finanziari tradizionali. Per questo, hanno già avvertito le banche che le riserve detenute dalle stablecoin potrebbero essere soggette a rapidi deflussi. Uno degli scenari preventivabili è quello in cui i possessori iniziano a scambiare i token nella valuta tradizionale.

Ancora più grave sarebbe il caso di un crollo di Tether. “Se Tether fallisse per qualche motivo improbabile, porterebbe a un drammatico calo dei volumi di scambio”, ha affermato James Butterfill, responsabile della ricerca presso il gestore patrimoniale CoinShares. Secondo Rajeev Bamra, Head of DeFi and Digital Assets Strategy di Moody’s Investors Service, “ora che Tether ha in riserva quasi 100 miliardi di dollari, qualsiasi cosa vada storto avrà un impatto sugli istituti bancari”. L’esperto avverte che “il rischio di concentrazione in Tether è enorme nel mondo delle criptovalute”.

 

Il rischio è reale?

Quanto è realistico il rischio di un crollo di Tether al punto da destabilizzare il sistema finanziario? Mentre i sostenitori delle criptovalute ritengono che le stablecoin non possono essere realmente un pericolo a livello sistemico, lo scorso anno S&P Global Ratings ha lanciato un allarme. Secondo una scala di valutazione della stabilità della stablecoin da 1 a 5, a Tether l’agenzia americana ha attribuito un punteggio di 4, quindi molto alto considerando che 1 è il livello di massima stabilità. La motivazione starebbe nella “mancanza di informazioni su depositari, controparti o fornitori di conti bancari delle sue riserve”.

A poco vale, quindi, la pubblicazione dei rapporti trimestrali da parte di Tether. “Tether non è attualmente soggetta a una supervisione specifica da parte di un organismo autorevole o a regole su come o dove può investire le sue riserve”, ha dichiarato l’analista di S&P Global Ratings, Rebecca Mun.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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