Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim lo aveva dichiarato nel febbraio scorso: “Dopo l’estate potremmo far parte del risiko delle telecomunicazioni, traendone vantaggio sia dall’essere attori attivi che spettatori”. Ora che la questione rete è conclusa, con la cessione a Kkr, la previsione del numero uno della compagnia telefonica si appresta a realizzarsi.
Giorgio Tavolini, equity research analyst di Intermonte, lo ha messo nero su bianco in un commento sul settore delle telecomunicazioni in Italia, che vede all’opera Tim, Vodafone-Fastweb recentemente convolate a nozze, Iliad e Wind Tre. Sono proprio queste ultime due che potrebbero innescare la ridefinizione del panorama delle telecom del Belpaese. E Tim potrebbe beneficiarne.
“La fusione tra WindTre e Illiad porterebbe a una semplificazione della struttura del mercato da 5 a 4 operatori – scrive Tavolini – e faciliterebbe il market repair a beneficio di tutti gli operatori”, intendendo con market repair la riduzione della pressione competitiva che negli ultimi anni ha schiacciato i margini degli operatori di telefonia.
WindTre al centro del risiko delle telecomunicazion
CK Hutchinson, che controlla WindTre, ha messo sul mercato l’operatore telefonico già da qualche tempo. A inizio anno la cessione programmata fin dal maggio 2023 al fondo svedese Eqt è saltata in seguito al mancato soddisfacimento delle condizioni preliminari per l’accordo. Tuttavia Eqt non ha smesso di guardare a WindTre. Spiega l’analista di Intermonte: “Una volta superate le difficoltà incontrate sulle clausole per il cambio di controllo nella joint venture Zefiro con Iliad e negli accordi in essere sul 5G con Fastweb, si potrebbe tentare un nuovo accordo”.
Sul tavolo ci sono tuttavia anche altre alternative, tra le quali Kkr/Netco o Iliad, mossa quest’ultima che potrebbe controbilanciare l’unione tra Fastweb e Vodafone. Mossa che, tuttavia, non passerebbe inosservata all’antitrust che potrebbe richiedere delle contromisure. Secondo l’Osservatorio sulle comunicazioni dell’AGCOM, WindTre ha una quota di mercato del 24,9% delle “human sim”, seguita da Tim con il 21,9%, Vodafone si attesta al 19,8% (più il 5% di Fastweb), Iliad al 15,8%, PostePay al 5,9%.

Tim, ecco dove sta il beneficio
Nello scenario descritto sopra, Tim sarebbe uno spettatore delle mosse dei suoi concorrenti ma ne beneficerebbe in termini di market repair, come sottolineato da Intermonte. “Il nostro target price di 38 centesimi – ha spiegato Tavolini – non incorpora il potenziale upside di 27 centesimi che potrebbe derivare da una rivalutazione di Tim Consumer a un multiplo fair di 6 volte l’EV/Ebitda after lease per l’intera ServCo domestica, lo stesso multiplo offerto da Fastweb per Vodafone Italia, che potrebbe essere immediatamente cristallizzato attraverso il consolidamento del mercato (market repair) o la cessione dell’asset”.
Tim Consumer è la divisione della ServCo di Tim, ovvero della società rimasta dopo la cessione della rete a Kkr, che concentra al suo interno tutte le attività commerciali fisse e mobili nel mercato dei clienti consumer e business di piccole e medie dimensioni. L’obiettivo della divisione, sancito nel piano industriale Free to run presentato lo scorso marzo, è di aumentare i ricavi medi per utente migliorando la convergenza dei clienti fisso-mobile, ottenendone di nuovi con servizi per le famiglie e le piccole e medie imprese, anche mediante l’attivazione di partnership.
Proprio sul fronte partnership Tim potrebbe giocare il suo ruolo attivo nel risiko delle telecomunicazioni italiane. Infatti, secondo Tavolini, malgrado l’appeal speculativo di Tim Consumer sia destinato a venire meno in caso di unione tra WindTre e Fastweb, la divisione dell’ex incumbent telefonico “potrebbe guardare a PosteMobile come target, con minori problematiche antitrust”.









