Tony Bloom, chi è il re del poker proprietario del Brighton - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Tony Bloom, chi è il re del poker proprietario del Brighton

Un primo piano di Tony Bloom

Mago del poker, infallibile scommettitore e illuminato investitore: è Tony Bloom, l’uomo che ha portato il Brighton dai bassifondi alla vetta del calcio inglese. The Lizard, “la lucertola”, è il soprannome che si è guadagnato per il sangue freddo e le espressioni che assume durante le lunghissime partite al tavolo verde. Il nome di Bloom, infatti, era già noto a giocatori e appassionati di Texas hold ‘em e betting prima del suo approdo alla guida dei Gabbiani.

 

Chi è Tony Bloom, il proprietario del Brighton

A differenza di colleghi di Premier come Todd Boehly e Daniel Levy, Tony Bloom non viene dal mondo della finanza, non è il tipico multi-millionaire. Classe 1970, laureato in Matematica, “la lucertola” è un giocatore di poker e scommettitore professionista che si è trasformato in imprenditore. Appassionato di carte e cavalli, betting e statistica, Bloom parte come trader ma il talento per il calcolo, lo sport e le previsioni lo fa presto passare dalle sale giochi e scommesse di Brighton (dov’è nato e cresciuto) alle grazie di Victor Chandler, il fondatore di BetVictor.

Bloom è un rivoluzionario del betting: apre ai più importanti allibratori del mercato asiatico, inventa il sistema ad handicap, lancia siti di gioco online e strappa vincite clamorose, come quando punta sulla Francia campione del mondo ai Mondiali del 1998. Nel 2006 crea Starlizard, una società di consulenza specializzata nell’analisi dei dati e il più importante sindacato delle scommesse mondiali. Oggi Starlizard è una realtà consolidata di analytics e tecnologia che si divide tra dati, pronostici e piattaforme globali di scommesse.

Con Lacerta Sports, Bloom firma un accordo di collaborazione con il provider sportivo Metric Gaming per fornire sul mercato statunitense un servizio unico di pricing, risk management e analisi dei clienti. La febbre per le scommesse di The Lizard si apre alle carte agli inizi dei Duemila, quando diventa uno dei migliori giocatori di poker al mondo partecipando (e vincendo) a partite di cash game, tornei esclusivi e high roller. Tra i suoi trionfi spiccano l’Australasian Poker Championship di Melbourne nel 2004 (premio da 320mila dollari), la No Limit Hold’em VC Poker Cup di Londra nel 2005 (200mila sterline), il quarto posto alla World Series dello stesso anno e il secondo all’High Rollers Challenge nel 2009.

Nel periodo d’oro, quello tra il 2004 e il 2012, Bloom è protagonista nei circuiti WSOP e WPT e fa parte della nazionale inglese che vince la Nations Cup nel 2006. La predilezione per il tavolo verde non tramonta nemmeno negli ultimi tempi: nel 2022, dopo una pausa di tre anni dal gioco e alla prima partecipazione in un evento del PokerGO Tour, vince il Poker Masters Event #8 di Las Vegas, portando a casa un montepremi di 360mila dollari cash.

 

Dal poker alle scommesse: il suo patrimonio

Il patrimonio di Tony Bloom è stimato in 1,3 miliardi di sterline. Si calcola che le sue vincite nei tornei live superino i 3,8 milioni di dollari. Senza considerare le scommesse: l’ultima e più clamorosa è la vincita del 2023 da 1,2 milioni di sterline grazie a Energumene, il cavallo di cui è proprietario che si piazza al primo posto (secondo trionfo consecutivo) nel Champion Chase al Cheltenham Festival. La puntata è di 400mila sterline, pagata 6/5 e moltiplicata per essere proprietario del cavallo.

Bloom fa fruttare le sue vincite investendo i proventi delle scommesse e del poker in Starlizard e non solo: detiene importanti portafogli immobiliari e di private equity, partecipazioni in start-up e proprietà commerciali e residenziali in Australia, Sudafrica e Panama. Ma è pure capace di cedere le aziende della sua rete al momento giusto: nel 2020, quando vende Premier Bet International, ottiene 1 milione di sterline.

 

Da quanto tempo gravita nel calcio

Bloom è chairman del Brighton dal 2009: l’Albion è il club di cui è sempre stato tifoso (il nonno Harry e lo zio Ray sono stati in società negli anni Settanta e Ottanta) e ne diventa prima azionista di minoranza e poi proprietario unico, acquisendo il 75% delle quote da Dick Knight. Il suo obiettivo fin dall’inizio è trasformare i Seagulls nello “smartest team” della Premier League: una società capace di prevedere esattamente ciò di cui avrà bisogno molto prima che sia necessario. Proprio come nel mondo delle scommesse.

Il Brighton non è l’unica squadra di Bloom. Nel 2018 “la lucertola” prende la decisione di replicare il modello Albion in Belgio, rilevando l’Union Saint-Gilloise e affidandolo al socio Alex Muzio. L’USG non è una formazione di vertice della Jupiler Pro, anzi: milita in Division 1B, la serie C belga. Nel giro di sei anni, les Unionistes approdano in Pro League e sbarcano in Europa, fino ai quarti di Europa League.

 

Quanto ha investito nei Seagulls

Bloom ha investito oltre 400 milioni di sterline nel Brighton dal 2009 ad oggi. Come prima operazione il neo-presidente decide di sostenere di tasca propria le spese necessarie alla costruzione del nuovo stadio. L’investimento per il Falmer è importante: 93 milioni di sterline. L’Amex Stadium, ribattezzato così per la cessione dei diritti di rinomina alla società finanziaria statunitense American Express e inaugurato nel 2011, è un gioiello eco-friendly da 31.876 posti a sedere, modello di accoglienza, comfort e sicurezza e simbolo di un’ambiziosa filosofia di gestione.

Bloom applica al calcio il modello Moneyball: si circonda di collaboratori abili e fidati, su tutti il chief executive Paul Barber, studia dati e statistiche con il suo staff, scopre giocatori sconosciuti, valorizza allenatori emergenti e profili di talento che hanno deluso in altri contesti. Presi al momento giusto e al giusto prezzo, i calciatori che arrivano a Brighton sono funzionali al gioco di squadra per caratteristiche tecniche e personali. “Cambiamo spesso, ma Tony – dice di lui Barber in un’intervista al New York Times – è l’unico che non può andarsene”.

I Gabbiani sono accorti nelle spese e attenti sul mercato: gli acquisti record sono quelli di João Pedro (34,2 milioni dal Watford), Moisés Caicedo (28,2 milioni dall’Independiente) e Carlos Baleba, preso dal Lille per 27 milioni. Le offerte impossibili da rifiutare vengono accolte, anche nella finestra di gennaio perché il cambio è già pronto: è il caso di Caicedo, ceduto al Chelsea per 116 milioni con una ricca plusvalenza. Si può fare, perché in arrivo c’è Baleba.

L’abilità di Bloom con numeri e proiezioni si riflette sui conti del Brighton: la società ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2023 con un utile record di 122,8 milioni di sterline (l’esercizio 2021-2022 si era fermato a 24,1 milioni) e con un fatturato in crescita grazie a ricavi complessivi pari a 350,8 milioni, in aumento del 50% rispetto alla precedente stagione. “In una stagione in cui abbiamo fatto la storia in campo, abbiamo compiuto un grande passo avanti per quanto riguarda l’obiettivo a lungo termine del club di diventare più sostenibile e meno dipendente dagli incredibilmente generosi livelli di investimento di Tony Bloom”, spiega il vicepresidente e amministratore delegato Paul Barber.

 

I risultati sportivi sotto la sua gestione

Dal 2009 ad oggi, il Brighton conquista un posto di spicco nella classe medio-alta del calcio inglese. All’arrivo di Bloom nel 2010-2011, la squadra vince subito la League One e conquista la promozione in Championship, il campionato di seconda divisione che si rivela un autentico calvario per i Gabbiani. Gli Albion rimangono impantanati nella Serie B britannica per sei stagioni, fallendo la scalata al massimo campionato per tre volte ai play-off, sconfitti nelle fasi finali da Crystal Palace, Derby County e Sheffield Wednesday.

La promozione in Premier League arriva nell’annata 2016-2017 con Chris Hughton in panchina: il Brighton chiude al secondo posto e torna nel calcio che conta dopo 34 anni. Tra il 2019 e il 2022 è il manager Graham Potter a trasformare il team bianco-blu in una macchina perfetta. Quando lascia il club perché chiamato dal Chelsea, Roberto De Zerbi eredita una squadra che gioca a memoria e ottiene i migliori risultati di sempre per Bloom e la società: la seconda semifinale di FA Cup e soprattutto il sesto posto della stagione 2022-2023, primo piazzamento europeo nella storia che vale la qualificazione all’Europa League. Con queste premesse, il futuro è tutto da scrivere.

AUTORE

Picture of Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *