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Transizione energetica: quali saranno i metalli vincitori

Metalli verdi: quali saranno i vincitori della transizione energetica

Avanti a tutta transizione energetica. L’importantissimo vertice COP26 di Glasgow che si è concluso lo scorso venerdì 12 novembre ha sancito un verdetto inequivocabile: il carbone sparirà tra le fonti di energia possibilmente entro la metà del secolo. I Paesi firmatari dell’accordo si impegneranno per accelerare il processo di transizione energetica da un lato ridimensionando fino alla cancellazione totale i finanziamenti alle centrali di carbone, dall’altro lato incentivando tramite sussidi e agevolazioni gli investimenti nella green economy.

Ancora ci sono dei punti oscuri da chiarire, soprattutto in merito a come le Nazioni intendano concretamente e senza mezzi termini favorire questo passaggio storico. Inoltre le posizioni di alcuni Paesi asiatici come Cina, India e Indonesia, che sono tra i principali estrattori di carbonio, rilasciano ancora delle resistenze difficili da superare. Un risultato inoppugnabile comunque si è ottenuto, ovvero la consapevolezza che se non si interviene presto per abbassare il riscaldamento del pianeta i danni potrebbero essere irreversibili.

 

Transizione energetica: le materie prime che saranno avvantaggiate

Il raggiungimento dell’obiettivo di carbon neutral e lo spostamento verso alternative energetiche green implica che la domanda di alcune materie prime sia destinata a crescere. In particolare si metteranno in luce metalli come litio, cobalto, rame e nichel, che adesso sono stati ribattezzati come metalli verdi.

Il rame ad esempio è utilizzato moltissimo nell’energia solare, eolica, geotermica, idroelettrica e nucleare. Ma anche nelle tecnologie usate nelle auto elettriche e nelle batterie associate, che stanno vivendo già adesso una fase di grande splendore come dimostra l’andamento di aziende come Tesla. Una grande mano in tale direzione è data anche dal disegno di legge statunitense sulle infrastrutture, che destina 7,5 miliardi di dollari per la costruzione di stazioni di ricarica per le batterie dei veicoli elettrici.

Al riguardo il litio, il cobalto e il nichel utilizzati nelle batterie potrebbero vedere un’impennata della domanda nei prossimi anni. Secondo le previsioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia la richiesta di litio aumenterebbe del 90% da qui a 20 anni, di nichel del 60%, di cobalto del 70%, mentre riguardo il rame di appena sopra il 40%.

Tutto questo ovviamente farà crescere il prezzo dei metalli e quindi delle batterie. Secondo Scott Yarham, direttore regionale per i metalli in Europa, Medio Oriente e Africa presso S&P Global Platts, una tendenza di questo genere può creare delle difficoltà al mercato della auto elettriche in quanto rende più lontano il raggiungimento della parità di prezzo con i veicoli a combustione, il che potrebbe rallentare l’adozione delle vetture non inquinanti.

 

Materie prime: come investire nei metalli verdi

Alcuni metalli verdi come rame e nichel possono essere acquistati nel mercato dei future con tutti i rischi e i costi che ne derivano. Altri non sono accessibili tramite i derivati e l’investimento nel bene fisico in molti casi è reso molto difficoltoso. Una possibilità è investire nelle società che si occupano di estrazione, raffinazione, lavorazione e riciclaggio di tali metalli, dal momento che i rendimenti azionari sono direttamente influenzati dalle quotazioni delle materie prime. L’ETF VanEck ad esempio è stato lanciato l’11 novembre di quest’anno e comprende tutta una serie di società che hanno un’esposizione a queste tipologie di metallo.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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