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Trimestrali USA: 5 segnali di recessione da osservare

Trimestrali USA: 5 segnali di recessione da osservare

La paura di una recessione negli Stati Uniti si sta facendo più intensa con il passare del tempo e l’avvicinarsi delle trimestrali USA. Ormai sono in pochi a credere che l’atterraggio morbido prefigurato dalla Federal Reserve avrà luogo e anzi la convinzione è che la contrazione in arrivo apporterà parecchio dolore per le aziende americane. Queste ultime sono state messe sotto pressione da una politica dei tassi d’interesse molto aggressiva da parte della Banca centrale a stelle e strisce, nel tentativo quasi disperato di raffreddare un’inflazione incontenibile.

Mercoledì verrà effettuata la lettura dell’indice dei prezzi al consumo di giugno e le aspettative all’8,8% fanno capire che ancora il picco non è stato raggiunto. Questo significa che, per la gran parte del 2023 la Fed alzerà il costo del denaro senza soluzione di continuità e per la crescita economica non è certo una buona notizia. Ad aggiungere ulteriore difficoltà per le società statunitensi che producono utili all’estero vi è anche il problema del superdollaro, che c potrebbe azzoppare i guadagni.

 

Trimestrali USA: sarà recessione?

Le trimestrali USA quindi potrebbero dare delle indicazioni importanti sul tempo, maggiore o minore, che ci separa dalla recessione. Al riguardo vi sono cinque elementi da tenere in considerazione.

Il primo è l’inflazione. I costi degli input produttivi sono aumentati parecchio, soprattutto a causa del rally delle materie prime energetiche. Quanto ha influito questo aumento sui margini aziendali? I risultati di periodo diranno di più sulla capacità delle aziende nella determinazione dei prezzi e quindi nella loro possibilità di trasferire ai consumatori i maggiori costi sostenuti.

Il secondo elemento riguarda le spese dei consumatori. Molti hanno ridotto il loro budget, soprattutto per quel che riguarda i beni discrezionali, in quanto l’inflazione e i timori recessivi hanno alimentato la preoccupazione delle famiglie di non farcela. Le trimestrali USA daranno al riguardo indicazioni importanti, in particolare con riferimento ai conti di piattaforme e-commerce come Amazon e Target.

Il terzo elemento concerne i prestiti delle banche. L’aumento dei tassi d’interesse frenerà la richiesta di finanziamento delle aziende, che quindi rinunceranno a investire, nonché la domanda di mutui delle famiglie, le quali faranno a meno di comprare casa. Questo potrebbe essere deleterio per la crescita e il rilascio dei conti finanziari degli istituti di credito rappresenterà la cartina di tornasole di tale processo. Per giunta, le banche americane saranno le prime a pubblicare i risultati del secondo trimestre.

Il quarto elemento sono i posti di lavoro. Molte aziende stanno cominciando a licenziare per i timori recessivi. In particolare il settore tecnologico sta riducendo l’organico, essendo stato il più colpito dai venti contrari che si sono manifestati in questa prima parte del 2022. In modo speciale, sarà da osservare la guidance delle aziende tech riguardo le prospettive per i prossimi mesi e quindi le intenzioni sulla forza lavoro.

Il quinto elemento riguarda la previsione delle aziende in merito alla recessione. Sarà importante capire se le loro proiezioni future riflettono una contrazione dell’economia e quanto profonda.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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