Si sa, ci sono divorzi e divorzi. Ma quello tra Donald Trump ed Elon Musk è sicuramente uno dei più duri e difficili da digerire, almeno per entrambi le parti. A distanza di settimane continuano a pungersi e a minacciarsi a vicenda, come due sposi che, a causa di una rottura ormai insanabile, stanno facendo prevalere la rabbia e il rancore al “ci eravamo tanto amati”. Un continuo litigio non bello da vedere, visti i ruoli e le responsabilità che ricoprono e che sta inevitabilmente gettando diverse ombre sul loro operato.
In questo articolo:
- L’attacco di Trump a Musk
- La risposta di Musk e cosa era successo
- Musk e i contratti governativi
L’attacco di Trump a Musk
Ombre che questa volta sono state sollevate dallo stesso presidente americano in un post al veleno sul suo social Truth. “Elon Musk sapeva, molto prima di sostenermi con tanta forza per la presidenza, che ero fortemente contrario all’obbligo dei veicoli elettrici. È ridicolo, ed è sempre stato un punto fondamentale della mia campagna. Le auto elettriche vanno bene, ma non tutti dovrebbero essere costretti ad averne una”, scrive Trump, che poi passa duramente all’attacco: “Elon potrebbe ricevere più sussidi di qualsiasi altro essere umano nella storia, di gran lunga, e senza quei sussidi probabilmente dovrebbe chiudere bottega e tornare a casa, in Sudafrica. Niente più lanci di razzi, satelliti o produzione di auto elettriche, e il nostro Paese risparmierebbe una FORTUNA. Forse dovremmo dire al DOGE di dare un’occhiata seria a tutto questo? Ci sarebbero tanti SOLDI DA RISPARMIARE!!!”, chiosa il numero uno americano.
La risposta di Musk e cosa era successo
Un attacco che non è affatto piaciuto al numero uno di Tesla che, sul suo di social (X), ha prontamente reagito alle parole di Trump. Prima insistendo sulla questione del debito, dichiarando: “Tutto quello che chiedo è di non mandare in bancarotta l’America” e poi condividendo i risultati di un sondaggio sulla formazione di un nuovo partito. Quesito che ha trovato d’accordo l’80% dei rispondenti e che Musk ha accompagnato con il famoso detto latino “Vox populi, vox dei“.
VOX POPULI
VOX DEI80% voted for a new party https://t.co/JkeOlG7Kl4
— Elon Musk (@elonmusk) July 1, 2025
Questo è solo l’ultimo dei tanti stracci volati in casa tra i due. Solamente qualche ora prima dell’attacco di Trump, Musk aveva condiviso un immagine con la foto di Pinocchio, accompagnata dalla scritta “Bugiardo” e dalle parole “Chiunque abbia fatto campagna elettorale con la PROMESSA di RIDURRE LA SPESA, ma continui a votare per il PIÙ GRANDE aumento del tetto del DEBITO nella STORIA vedrà il suo volto su questo poster alle primarie del prossimo anno”.
Anyone who campaigned on the PROMISE of REDUCING SPENDING , but continues to vote on the BIGGEST DEBT ceiling increase in HISTORY will see their face on this poster in the primary next year pic.twitter.com/w13Qkm2e1A
— Elon Musk (@elonmusk) July 1, 2025
Insomma uno scontro continuo, iniziato con il One Big Beautiful Bill Act (noto anche come “big, beautiful bill“), un’imponente proposta legislativa di bilancio e taglia-tasse che Musk ha attaccato definendola un “disgusting abomination”, in quanto comportava un aumento del deficit federale (circa 2,4 mila miliardi di dollari in 10 anni secondo il Congressional Budget Office) e per la decisione di eliminare i sussidi alle auto elettriche (e alla energia solare), mentre manteneva quelli al petrolio e al gas. Un vero e proprio tradimento che, oltre ad aver guidato la controversa iniziativa di riduzione dei costi del Doge, aveva speso quasi 300 milioni di dollari per la campagna di rielezione di Trump.
Musk e i contratti governativi
Anche se l’idea di Trump di cancellare tutti i sussidi a Musk fosse solo una minaccia (non sarebbe una novità, visto quanto fatto con i dazi e con l’accordo Nato sulla spesa militare) sarebbe comunque utile non dimenticare i tanti accordi stipulati dall’uomo più ricco al mondo con il governo. Secondo Reuters, solo la sua SpaceX ha in essere contratti federali dal valore di 22 miliardi di dollari. È inoltre evidente a tutti che la Nasa dipende fortemente dalla stessa azienda di Musk per i voli spaziali con e senza equipaggio, per i lanci commerciali e per il ritorno sulla Luna. Senza SpaceX, molte missioni verrebbero sospese o ritardate, causando un duro colpo al programma spaziale americano.
Un ruolo di fondamentale importanza lo gioca anche Starlink, il servizio Internet satellitare controllato dalla stessa SpaceX. Tant’è, che secondo quanto riferito dalla Nbc, sono diverse le agenzie federali che stanno valutando l’idea di adottarlo. Al momento, secondo un database del governo federale sui contratti aggiudicati, almeno sette uffici federali, tra cui i dipartimenti della Difesa e del Commercio, erano già clienti consolidati di Starlink quando Trump si è insediato a gennaio. Il database elenca 4,1 settore amilioni di dollari in contratti federali nel 2022 e 1,9 milioni di dollari nel 2023. La spesa esistente include un test in mare da parte della National Oceanic and Atmospheric Administration. Vedremo cosa succederà in scia a questo continuo litigio.









