Tsingshan: il colosso cinese del nichel salvato in extremis dalle banche
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Tsingshan: il colosso cinese del nichel salvato in extremis dalle banche

Tsingshan: il colosso cinese del nichel salvato in extremis dalle banche

Il colosso cinese del nichel Tsingshan Holding Group Co, è stato salvato da alcune grandi banche nazionali e internazionali, dopo le perdite sostenute per svariati miliardi di dollari in questi giorni nel mercato delle materie prime. Il trambusto che si è avuto ieri nelle contrattazioni del nichel è stato di portata storica, con le quotazioni che si sono impennate fino al 250% (cumulando i rialzi del giorno prima), che hanno costretto il London Metal Exchange a sospendere le quotazioni fino a venerdì 11 marzo.

Il produttore cinese era tra quelli che avevano assunto una posizione short sul metallo e sono finiti in margin call, con i broker che li hanno sollecitati a coprire la loro posizione. Non potendo ricorrere immediatamente alla copertura molti short sono stati chiusi di default, subendo perdite enormi.

Nella notte si sono susseguiti incontri tra Tsingshan e alcune banche d’affari come JP Morgan e China Construction Bank per ottenere promesse di credito in modo da affrontare le perdite. Ancora sono in discussione diversi dettagli, come le garanzie extra che l’azienda deve fornire agli istituti di credito. La vicenda ha smosso anche le Autorità cinesi che hanno ordinato alle banche nazionali di offrire maggiori linee di credito alla società e la gran parte di questi prestiti sarà utilizzata per coprire le richieste di margine sulle posizioni esistenti sul nichel.

 

Tsingshan: la sua situazione è ancora precaria

Il denaro fresco fornito delle banche dovrebbe aiutare il colosso cinese a far fronte alle esigenze di liquidità immediate, mentre il numero uno dell’azienda, Xiang Guangda, ha assicurato i banchieri che gli imponenti impianti di produzione della materia prima in Indonesia e in Cina, uniti alla forte domanda e al rally dei prezzi, rappresentano una garanzia più che solida perché l’azienda adempia ai propri obblighi. Inoltre, Tsingshan sta studiando tutte le possibili vie d’uscita delle posizioni ribassiste contro il nichel, rivedendo la sua strategia di copertura.

L’azienda ha una posizione short di circa 100 mila tonnellate di nichel nel London Metal Exchange e, se si contano gli investimenti tramite intermediari, l’esposizione è anche maggiore. Questo vorrebbe dire che le perdite ammonterebbero a svariati miliardi di dollari, limitate solo dal fatto che il prezzo è stato interrotto a 48.063 dollari a tonnellata dalla Borsa delle materie prime, anche se le quotazioni del nichel si sono spinte fino a oltre i 100.000 dollari.

Cosa succederà ora alla riapertura del mercato? È possibile che la pressione sia molto alta e altri fenomeni di short squeeze si potranno verificare, il che equivale a dire che in questo momento Tsingshan sta camminando sui carboni ardenti e potrebbe tra poco aver bisogno di altri finanziamenti per evitare di affondare definitivamente.

Nel frattempo, uno dei broker del produttore cinese, CCBI Global Markers, ha rischiato grosso, perché non aveva pagato centinaia di milioni di dollari di richieste di margini. L’LME non l’ha messo subito in default, concedendogli tempo per poter ricostituire il margine. Il regolamento è avvenuto grazie alla copertura delle posizioni di alcuni clienti, tra cui proprio Tsingshan, che hanno ottenuto finanziamenti per farvi fronte.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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