Tungsteno: stretta della Cina sulle esportazioni, ecco perché

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Dal 1° dicembre la Cina attuerà una stretta sulle esportazioni di tungsteno, imponendo una licenza alle aziende che intendano portare all’estero il minerale. Il tungsteno fa parte della categoria delle materie prime critiche – ossia indispensabili per l’economia e difficili da reperire – e viene utilizzato soprattutto nei settori della difesa e dei semiconduttori.

Secondo il rapporto della Commissione europea sui minerali critici dello scorso anno, il Dragone controlla circa l’86% della produzione mondiale di tungsteno. La mossa cinese è in contrapposizione all’approccio tenuto in passato, quando Pechino immetteva il minerale a basso costo sul mercato per mettere fuori gioco la concorrenza. Ora però sembra che le autorità cinesi vogliano limitare l’offerta per riportare il prezzo a un livello che renda conveniente estrarre il minerale, secondo quanto affermato da Christopher Ecclestone, direttore e strategist minerario di Hallgarten & Company. L’esperto ha riferito che, a tal fine, il metallo dovrebbe essere scambiato a 50 dollari in più rispetto ai prezzi attuali di circa 335 dollari. Tuttavia, il mercato “non ha reagito tanto all’annuncio della Cina”, ha osservato.

 

Ancora tensioni USA-Cina

Le misure prese dalla Cina arrivano in un contesto di tensioni crescenti con gli Stati Uniti, che a settembre hanno aumentato i dazi sul tungsteno cinese del 25%. Tra l’altro, il Dipartimento della Difesa USA ha vietato alle aziende appaltatrici di acquistare il minerale estratto in Cina a partire dal 2027. La situazione è critica, perché gli USA non estraggono tungsteno dal 2015, il che pone davanti a uno scenario di domanda in eccesso. Tuttavia, l’US Geological Survey ha identificato circa 100 siti in 12 Stati americani con quantità significative di metallo: Alaska, Arizona, California, Colorado, Idaho, Montana, North Carolina, New Mexico, Nevada, Texas, Utah e Washington.

Inoltre, in Idaho, in primavera potrebbe iniziare la produzione mineraria della società canadese Demesne Resources, che nei prossimi giorni prevede di chiudere un accordo di acquisizione di 5,8 miliardi di dollari. L’amministratore delegato Murry Nye ha dichiarato che, secondo i documenti storici, la miniera ha una quantità significativa di tungsteno e quindi ci sono le condizioni perché sia redditizia.

Tutto ciò si aggiunge al supporto della società con sede a Toronto specializzata nell’estrazione di tungsteno, Almonty Industries. Quest’ultima ha impegnato il 45% della miniera di Sangdong in Corea del Sud negli Stati Uniti attraverso un contratto di fornitura a lungo termine, ha osservato Gracelin Baskaran, direttore del programma di sicurezza dei minerali critici presso il Center for Strategic and International Studies. “A medio termine, gli Stati Uniti dovranno fare affidamento sul friendshoring per il tungsteno”, ha detto.

 

Tungsteno: cosa ne sarà dei prezzi

La stretta cinese mira a far salire i prezzi del tungsteno, almeno nel breve termine, ma in un orizzonte temporale più ampio le cose potrebbero cambiare. “Si prevede che la domanda di tungsteno all’interno e all’esterno della Cina aumenterà, mantenendo elevati i prezzi nel breve termine”, ha affermato Emre Uzun, analista di leghe ferrose e acciaio presso Fastmarkets. “Ma a partire dalla fine del prossimo anno, l’aumento dell’offerta non cinese aiuterà a stabilizzare i prezzi del tungsteno grezzo”. A suo avviso, anche la domanda al di fuori della Cina crescerà, ma sarà compensata da “un incremento dell’offerta derivante dal progresso delle operazioni di espansione nella miniera di Sangdong e dei progetti in Kazakistan, Australia e Spagna”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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