BENI RIFUGIO: TUTTI PAZZI PER L'ORO - Borsa e Finanza

BENI RIFUGIO: TUTTI PAZZI PER L’ORO

La febbre dell’oro è ufficialmente ricominciata. Niente cavalli e cowboys ovviamente. Bensì investitori. Che hanno paura. Paura per la guerra commerciale tra Usa e Cina. Paura per quella che alcuni analisti prevedono nel giro di due trimestri, e cioè: la recessione globale. Paura per l’incertezza politica nell’Unione Europea e i contrasti interni causati anche dal ruolo sempre più centrale dei sovranisti. Paura, che nei mercati internazionali si traduce in due parole: beni rifugio. Yen, Franco Svizzero, Bund decennale tedesco. E ovviamente, l’oro.

DI NUOVO OLTRE 1.300
Eccolo qui, l’investimento sicuro per eccellenza, su cui investitori e risparmiatori solitamente si tuffano a capofitto, specie nelle giornate in cui le contrattazioni sui mercati internazionali sprofondano, per i motivi che abbiamo già citato. Dopo aver toccato i minimi dell’anno il 23 aprile e il 2 maggio, a 1.266 dollari l’oncia, il metallo giallo si è riportato oltre i 1.300 $, quota che aveva già sfiorato nelle sedute del 13, 14 e 15 maggio per poi riassestarsi sui 1.275 dollari l’oncia.

NEL 2019 IL PREZZO E’ CRESCIUTO DEL 3%
Negli ultimi tre giorni, il prezzo dell’oro è cresciuto di oltre tre punti percentuali, che poi è anche il guadagno che sta registrando da inizio 2019, riportandosi a quota 1.323 $ l’oncia, il massimo da due mesi a questa parte. Una buona notizia insomma per chi ha investito in lingotti e monete d’oro dopo un periodo non felicissimo, iniziato dopo il massimo dell’anno a 1.346 dollari l’oncia raggiunto a febbraio, da cui è iniziata una lateralità che poteva anche presagire l’inizio di un trend negativo sotto i 1.250, punto di resistenza per tutto il 2018. A spingere nuovamente il prezzo del metallo prezioso, il lieve calo del dollaro rispetto a un paniera delle principali valute (non l’euro e la sterlina), il crollo dei rendimenti dei treasuries, che hanno toccato il minimo da settembre 2017, un segnale, per gli analisti, che la recessione è vicina anche per gli Stati Uniti.


VERSO L’INCONTRO TRUMP-JINPING
Il motivo principale restano però le nuove minacce di dazi lanciati da Donald Trump: le ultime rivolte al Messico, anche se le attenzioni sono maggiormente rivolte alla guerra commerciale con la Cina, specie nelle ultime settimane, quando Pechino ha iniziato a rispondere a tono, sia nelle parole, sia con contromisure. Inoltre, si avvicina il G20, dove probabilmente il presidente Usa incontrerà la controparte cinese Xi Jinping.

VERSO UN NUOVO TREND POSITIVO?
In questo generale clima di incertezza, con le preoccupazioni sempre più forti di un’economia globale indebolita dalle schermaglie, se così si possono chiamare, tra Usa e Cina, e con la caduta di rendimento nominale dei Bund tedeschi (ai minimi storici), dei Gilt britannici e dei treasury americani, ecco che l’oro potrebbe raggiungere nuovi massimi, specie se riuscisse a superare una resistenza pari a 1.370 dollari l’oncia. A quel punto potrebbe partire un nuovo trend positivo che condurrebbe il prezzo del metallo giallo oltre i 1.400. Per gli aspiranti Paperon de Paperoni, un’occasione… d’oro.

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