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Tyshchenko (CoinShares): criptovalute, l’effetto sui portafogli degli investitori

Lisa Tyshchenko, associate director di CoinShares

Nel 1977 Kenneth Olsen il fondatore della Digital Equipment Corporation – società poi acquistata da Compaq e assorbita da Hewlett Packard – dichiarò che non c’era motivo per una persona di avere un computer in casa propria. D’altronde lo stesso Bill Gates nel 1981 era convinto che 640 kilobyte sarebbero stati sufficienti per chiunque. Arrivando ad anni più vicini, il numero uno di BlackRock, Larry Fink, affermava che le criptovalute venissero usate essenzialmente per attività illecite, salvo diventarne poi un sostenitore, paragonandole all’oro.

La storia è piena di grandi cantonate e rivoluzioni copernicane attorno alle proprie affermazioni. Se alla fine i computer sono finiti su ogni scrivania e se oggi il minimo che ci si possa aspettare dalla memoria di un pc sono 8 gigabyte, allora delle criptovalute non ci libereremo così facilmente.

Di ciò è convinta Lisa Tyshchenko, Associate Director di CoinShares – uno dei principali emittenti di Exchange Traded Products (ETPs) in Europa sulle criptovalute – che ha abbandonato una solida carriera nel wealth management in Svizzera per dedicarsi al mondo delle valute digitali.

 

Lisa Tyshchenko, associate director di CoinShares
Lisa Tyshchenko, CoinShares

Dottoressa Tyshchenko, perché tutti pensano che l’approvazione degli ETF spot su bitcoin sia stata un punto di svolta?

“Perché la SEC americana ha dato il ‘via libera’ a tutte le 11 richieste di approvazione di ETF spot su bitcoin provenienti dalle principali case di investimento. Recentemente ha approvato anche gli ETF spot su ethereum. In realtà, i prodotti per investire nel bitcoin e nell’ethereum esistevano già in Europa. Per esempio, il bitcoin poteva già essere acquistato alla Borsa di Stoccolma nel 2015, quando BTC valeva 300 dollari. A quel tempo, offrivamo la possibilità di investire tramite XBT Provider Tracker, utilizzando un metodo di replica sintetica per tracciare la performance di bitcoin o ethereum. Anche se il costo del prodotto era elevato, abbiamo raccolto molti capitali. Poi, nel 2019, abbiamo iniziato a pensare a un prodotto più sicuro, liquido e con un costo inferiore: gli ETP. Oggi, in Italia, offriamo quindici ETP, di cui 13 su singolo sottostante e 2 su basket che danno una diversificazione di sottostanti”.

 

Avete anche voi il vostro ETF su bitcoin spot in America?

“Sì, abbiamo il Valkyrie Bitcoin Fund. Per noi è stata un’ottima occasione per espanderci sul mercato americano. Ora stiamo procedendo a rinominare il prodotto ed espanderci negli USA con il nostro marchio”.

 

Torniamo agli ETP che voi proponete anche in Italia. Il problema è che la maggior parte degli investitori italiani non sa cosa sono gli ETP. Come pensa di farli conoscere?

“È vero, pochi li conoscono e molti li guardano con sospetto. A mio parere, i tre pilastri della conoscenza sono la regolamentazione, l’educazione e la mentalità (mindset). Ora l’approccio sulla regolamentazione dovrebbe cambiare con l’arrivo della MiCA (Market in Crypto-Assets Regulation). Tuttavia, bisogna lavorare sugli altri due aspetti, ed è quello su cui mi focalizzo. Quando faccio incontri one-to-one, conferenze o sessioni di formazione con clienti, banche, consulenti finanziari e private banker, il mio obiettivo non è mai vendere un prodotto, ma generare conoscenza e aprire le menti, dimostrando che questa è una classe di asset necessaria per ottimizzare la performance del portafoglio”.

 

Che reazioni vede nel pubblico con cui si confronta?

“Rispetto a prima, molti investitori hanno un approccio al rischio più aperto, ma c’è ancora timore verso le criptovalute. Questo timore è in gran parte dovuto alla scarsa conoscenza e a un atteggiamento mentale che, purtroppo, rimane ancora chiuso”.

 

Specialmente in Italia, dove i titoli di Stato dominano lo scenario…

“Gli italiani non sono generalmente propensi al rischio. Finora le criptovalute sono state spesso discusse in relazione alla loro elevata volatilità e agli scandali che hanno coinvolto alcuni exchange. È comprensibile che il timore verso di esse sia ancora elevato. Purtroppo questa tendenza riguarda gli italiani non solo in relazione alle criptovalute, ma anche ad altre asset class come le azioni. Se osserviamo l’evoluzione della ricchezza finanziaria delle nazioni, secondo le statistiche di Morgan Stanley, tra il 2011 e il 2022 in Italia è cresciuta del 10,5%, in Francia del 41%, in Germania dell’84% e negli Stati Uniti del 150%. La ricchezza finanziaria è cresciuta di più nei Paesi dove il portafoglio di investimenti include una maggiore diversificazione con strumenti diversi dai titoli di Stato. Inoltre, è fondamentale ricordare che un portafoglio deve essere diversificato e composto da diverse asset class, tra cui anche una piccola percentuale di criptovalute”.

Il grafico a linee mostra l'andamento nel corso degli anni della ricchezza procapite. In Italia e Spagna è cresciuta molto meno che in Francia e Germania
Crescita della ricchezza pro-capite tra il 2011 e il 2022 – Fonte: elaborazione su dati Banca d’Italia, Istat, Centro Einaudi, Censis, elaborazione su dati Banca d’Italia, Istat, Centro Einaudi, Censis

Qual è l’effetto della presenza di criptovalute in un portafoglio di investimento?

“Abbiamo esaminato l’effetto che l’aggiunta del 4% di Bitcoin ha su un portafoglio classico 60/40. L’analisi è stata condotta per gli anni dal 2017 al 2024 e durante questo periodo il portafoglio con bitcoin (ribilanciato ogni trimestre) ha generato un rendimento del 13,5%, rispetto all’8,2% del benchmark 60/40. Inoltre, ha registrato un massimo drawdown del 22,5% rispetto al 21,4% del benchmark e una volatilità solo leggermente superiore, al 10,1% rispetto al 9,4%. Tuttavia, il dato più importante è lo Sharpe ratio, che i gestori di portafoglio mirano ad avere superiore a 1. Mentre un portafoglio tradizionale 60/40 ottiene uno Sharpe ratio di 0,47, l’aggiunta del 4% di bitcoin porta lo Sharpe ratio al di sopra di 1″.

Nella tabella i risultati della ricerca sull'effetto dell'inserimento in portafoglio di bitcoin
Fonte: Bloomberg, CoinShares, dati al 29 gennaio 2024
I dati sono derivati da un portafoglio 40/60 equity/bond con una riduzione della parte azionaria allocata a bitcoin, oro, ethereum. Il ribilanciamento è trimestrale.

Perché, allora, le criptovalute non sono già presenti nei portafogli degli investitori?

“Per me è solo questione di tempo. È normale che ci siano delle resistenze quando si tratta di un asset in cui non ci si sente ancora del tutto sicuri, ma quando la domanda del pubblico diventerà più forte e l’educazione sulle criptovalute sarà più diffusa, anche coloro che sono più riluttanti dovranno considerarlo nell’offerta che propongono.”

 

Al di fuori dell’Italia, come si presenta la situazione?

“Basterebbe andare in Svizzera per verificarlo. A Lugano, con le criptovalute è persino possibile pagare un panino da McDonald’s. Parlando di finanza, le banche svizzere sono molto più aperte a discutere delle criptovalute rispetto a quelle italiane. Alcune stanno già iniziando a includerne una piccola percentuale nei portafogli considerati ‘più rischiosi’ dagli investitori”.

 

Tuttavia, non esiste solo il bitcoin. Cosa mi può dire delle altre criptovalute?

“La SEC ha recentemente approvato gli ETF su ethereum. Qui a CoinShares, abbiamo ridotto la commissione di gestione a 0% p.a. su molti dei nostri ETP, che fanno parte del protocollo Proof of Stake (PoS) per gli investitori europei. Un esempio sono Solana, Algorand e Cardano. Inoltre, su questi ETP, offriamo una remunerazione attraverso lo staking reward, che viene accumulato giornalmente, permettendo loro di disinvestire senza dover attendere un anno”.

 

Si dice che il bitcoin avrà gioco facile a raggiungere i 100.000 dollari di quotazione. Si sente di confermarla?

“La previsione che il bitcoin possa raggiungere facilmente i 100.000 dollari è diffusa, ma è difficile confermarla con certezza. Attualmente, il volume giornaliero di scambi di bitcoin è di 9,4 miliardi di dollari, un segno della sua significativa presenza sul mercato. Inoltre, gli ETF spot su bitcoin stanno ottenendo un notevole successo in America. Personalmente sono ottimista sul potenziale futuro del bitcoin e mi aspetto che raggiungerà la quota di 100.000 dollari, prima o poi. Tuttavia, ritengo che il vero punto di svolta avverrà quando una delle grandi banche deciderà pubblicamente di includere una percentuale di criptovalute nei portafogli di investimento dei propri clienti. Questo potrebbe aprire la strada per l’adozione su larga scala delle criptovalute anche da parte di altre istituzioni finanziarie”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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