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UBS: ecco perché il 2024 sarà l’anno più difficile

UBS: ecco perché il 2024 sarà l'anno più difficile

Il 2024 sarà tra gli anni più difficili di UBS. Il presidente del colosso bancario svizzero, Colm Kelleher, ha lanciato l’avvertimento parlando di “costi difficili” derivanti al processo di integrazione con Credit Suisse in un discorso al Financial Times Global Banking Summit a Londra. “Le perdite facili sono l’eliminazione dell’organico, quelle difficili sono allocate nelle funzioni di controllo, nei dati, nell’IT”, ha aggiunto Kelleher. “Il 2024 è il primo anno in cui non abbiamo la copertura dei costi facili”.

A marzo di quest’anno, UBS ha effettuato un salvataggio d’emergenza di Credit Suisse che era sull’orlo del fallimento, evitando una crisi finanziaria che avrebbe potuto allargarsi in maniera pericolosa. Ciò ha un prezzo da pagare in termini di difficoltà nella gestione delle posizioni e delle passività legali ereditate. “Dobbiamo chiudere tutte le entità legali di Credit Suisse, trasferire tutti quei dati prima ancora di poterci sbarazzare di quelle funzioni di controllo e dei costi associati” ha affermato.

UBS sta facendo progressi nella ristrutturazione di Credit Suisse e nell’integrazione in ottica pluriennale. Il presidente ha posto l’accento sul modo di affrontare i costi nel 2024 attraverso “lo smantellamento totale di Credit Suisse AG e la fusione delle grandi filiali”.

 

Maggiori poteri a FINMA

Kelleher è tornato anche sulla questione della funzione di FINMA – l’autorità di regolamentazione finanziaria svizzera – che non ha forse vigilato abbastanza sulla situazione di Credit Suisse prima del default. La caduta dell’ex-rivale di UBS dovrebbe servire affinché “FINMA riceva maggiori poteri” ha asserito il presidente di UBS.

Un altro fatto che sta preoccupando il sistema finanziario europeo riguarda le possibili implicazioni dell’eventuale fallimento del gruppo immobiliare austriaco Signa. L’istituto di credito svizzero Julius Baer ha dichiarato questa settimana un’esposizione di 606 milioni di franchi, ma sono diverse le banche europee coinvolte. Kelleher si mostra tranquillo, ritenendo che quella di UBS sia “una esposizione che non preoccupa”.

 

UBS: dove andranno le azioni?

Nel terzo trimestre 2023, UBS ha registrato la sua prima perdita trimestrale in quasi sei anni a 785 milioni di dollari, a seguito dei costi pari a 2 miliardi di dollari per assorbire le attività di Credit Suisse. Tuttavia, la banca con sede a Zurigo ha registrato un forte afflusso di clienti nelle sue attività di asset management. Questo potrebbe indicare un primo segnale di stabilizzazione dopo l’integrazione.

Le azioni UBS dal 1° luglio  oggi sono cresciute di quasi il 28% alla Borsa di Zurigo, a testimonianza del fatto che gli investitori credono nei progetti futuri della principale azienda di credito svizzera. Secondo Kelleher, “le azioni UBS saranno totalmente rivalutate tra cinque anni se l’integrazione di Credit Suisse sarà gestita con successo”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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