Unicredit, Orcel e gli scontri con i governi: la ‘vendetta’ Mps e la furia di Merz

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“Un occasione mancata”, per tutti. Per “gli azionisti di Bpm, per i suoi clienti, per le sue persone, per tutto il settore, per il nostro Paese e anche per l’Europa”. Non utilizza mezzi termini Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit (le cui azioni sono in rally oggi a Piazza Affari), nel commentare la decisione dell’istituto di abbandonare l’ops nei confronti di Banco Bpm in un’intervista a MilanoFinanza. Parole che, se da una parte esprimono tutto il suo rammarico – evidenziato ulteriormente dalla frase “I miei azionisti, le mie persone, i clienti vogliono che io aggiunga valore. Come lo aggiungo?”-, dall’altra non fanno che “scaricare” l’insuccesso nei confronti di altri soggetti: il governo, in quanto “il processo di offerta è stato influenzato dalla clausola golden power”, e i vertici stessi di Bpm, che l’hanno “insistentemente invocata”, impedendo così a Unicredit “di dialogare con gli azionisti di Bpm nel modo in cui un normale processo di offerta avrebbe consentito”, come si legge nella nota ufficiale diramata ieri dall’istituto di Piazza Gae Aulenti.

 

In questo articolo:

 

  • Unicredit e lo scontro con il governo italiano per Mps
  • Le tensioni con il governo tedesco

 

Unicredit, Orcel e lo scontro con il governo italiano per Mps

 

Che tra Andrea Orcel e il governo italiano non scorra buon sangue in realtà non è una novità. E non principalmente per le attività in Russia di Unicredit – più volte citate nella clausola del golden power – ma soprattutto per quanto accaduto qualche anno fa, quando lo stesso Orcel decise di far uno ‘sgambetto’ all’esecutivo. Uno sgambetto che porta il nome di Monte dei Paschi di Siena.

Era il 2021 e Unicredit e il governo erano in trattative per la cessione di Mps (di cui il Tesoro era azionista di maggioranza con il 64% del capitale). Per inciso, l’operazione era stata avviata dal predecessore di Orcel, Jean Pierre Mustier, che aveva chiesto al Mef un impatto neutrale sui suoi buffer di capitale. La strada era spianata. Sembrava tutto nella giusta direzione, ma da quando è subentrato lo stesso Orcel, qualcosa si è rotto. Al punto da arrivare a ottobre alla rottura dei rapporti e allo stop della trattativa.

Nel dettaglio, il Mef ha deciso di non soddisfare le richieste di Unicredit per un pacchetto di ricapitalizzazione del valore di oltre 7 miliardi di euro. Operazione che sarebbe stata “troppo punitiva” per il contribuente italiano. “L’ammontare di capitale necessario per l’operazione era più significativo di quanto il Mef si aspettasse e quindi considerato eccessivo”. Pur con “margini di manovra ristretti, abbiamo comunque cercato e proposto diverse alternative per ridurre il fabbisogno di capitale identificato” per Mps “ma tutte si sono rivelate insufficienti a permettere alle parti di proseguire nella trattativa”, aveva dichiarato Orcel, dicendosi dispiaciuto che l’operazione non fosse andata a buon fine.

Inutile dire che questa situazione irrisolta non piacque molto al governo che dovette trovare un piano B per risollevare Mps, le sue casse e non trovarsi ancora imbrigliato con l’Europa, vista la necessità di chiudere al più presto l’operazione di privatizzazione della banca senese. Istituto, peraltro, che oggi – dopo la cura intrapresa da Luigi Lovaglio, amministratore delegato dell’istituto – ha lanciato l’assalto a Mediobanca con un’ops del valore di 13,3 miliardi di euro.

Non sono state quindi una sorpresa le dichiarazioni dei vertici di governo dopo il lancio dell’ops di Unicredit nei confronti di Banco Bpm. “La mossa è stata comunicata, ma non concordata con il governo. Poi è noto che esiste il golden power e il governo farà le sue valutazioni, e valuterà attentamente quando Unicredit invierà la sua proposta per le autorizzazioni del caso”, aveva detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Sull’operazione era intervenuto anche Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti. “A me le concentrazioni e i monopoli non piacciono mai, ero rimasto al fatto che Unicredit volesse crescere in Germania. Non so perché abbia cambiato idea. Unicredit ormai di italiano ha poco e niente: è una banca straniera, a me sta a cuore che realtà come Bpm e Mps che stanno collaborando, soggetti italiani che potrebbero creare il terzo polo italiano, non vengano messe in difficoltà”.

 

Le tensioni con il governo tedesco

Oltrepassando i confini, i rapporti tra Unicredit e il governo tedesco non sono certamente migliori, anzi. Tema che però non ha spaventato Orcel che nelle scorse settimane ha deciso di convertire una parte dei derivati in azioni, salendo fino al 20% di Commerzbank e diventando così il primo azionista, aggiungendo peraltro che l’istituto ha intenzione di convertire la sua rimanente posizione per giungere al 29%. Per andare oltre, però, Unicredit vorrebbe scendere a patti con Berlino, che non ha alcuna intenzione di vendere il suo rimanente 12%.

Venerdì, in una conferenza stampa nella capitale tedesca, il cancelliere Merz ha enunciato due motivi per cui si oppone alla fusione Unicredit-Commerzbank. “In primo luogo, il modo in cui si sta tentando di farlo è ostile, sia nei confronti di Commerzbank che nei confronti della Repubblica Federale di Germania”, ha detto il leader conservatore ai giornalisti. “In secondo luogo, l’istituzione che verrebbe creata potrebbe rappresentare un rischio significativo per il mercato finanziario a causa della struttura del suo bilancio”, ha aggiunto. “Fino a quando questo problema non sarà risolto in modo soddisfacente, non cambierò la mia opinione”. Dichiarazioni in perfetta sintonia con quelle del ministro delle Finanze Lars Klingbeil, che ha invitato Orcel a vendere le sue quote in Commerzbank e a ritirarsi dalla scalata.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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