Da banca “impreparata” a leader europeo, il piano di Unicredit per reinventare Commerzbank

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Commerzbank non è adeguatamente preparata ad affrontare le sfide future, ma c’è un significativo potenziale di crescita. È partita da questa convinzione Unicredit, per costruire A New Chapter, il documento presentato il 20 aprile a sostegno dell’offerta pubblica di scambio sulla banca tedesca.

Un piano ambizioso, articolato in due fasi che nelle intenzioni del gruppo italiano dovrebbe generare fino a 2 miliardi di valore pre-tasse aggiuntivo rispetto alla strategia autonoma “Momentum” e dare vita a un leader bancario europeo da oltre 130 miliardi di capitalizzazione. L’esito dell’operazione, ha precisato l’amministratore delegato Andrea Orcel, “dipende dal livello di adesione, che a sua volta influisce, insieme a una maggiore trasparenza da parte di Commerzbank, su una possibile revisione dell’offerta”.

 

In questo articolo:

 

  • Commerzbank, la storia che i numeri ufficiali non raccontano
  • Come Unicredit vuole trasformare Commerzbank
  • Commerzbank e la fusione con HypoVereinsbank

 

Commerzbank, la storia che i numeri ufficiali non raccontano

Secondo la banca di Piazza Gae Aulenti, tra il 2021 e il 2025 Commerzbank ha registrato indicatori chiave di performance sistematicamente inferiori alla media del settore bancario europeo (indice SX7E) e ai corrispondenti valori di Unicredit.

Il rendimento sul capitale allocato (RoAC) del gruppo tedesco si è attestato all’11% nel 2024, contro il 16% del settore e il 19% di Unicredit; il cost/income ha raggiunto il 53% nel 2025, rispetto al 49% del settore e al 38% di Unicredit; il rapporto ricavi netti su RWA si è fermato al 6,8% per la divisione tedesca, contro il 7,4% del settore e l’8,3% del gruppo Unicredit.

Nel 2025, un mancato rispetto degli obiettivi di costo per circa 200 milioni di euro rispetto al piano Momentum è stato compensato da accantonamenti su perdite attese inferiori di circa 130 milioni alle previsioni, da oneri di integrazione ridotti di oltre 100 milioni e da una crescita del margine di interesse trainata per circa il 40% dal portafoglio di replica e, per la parte restante, da un’espansione creditizia internazionale fuori dai mercati core pari al 24% su base annua, contro appena l’1% in Germania.

Dal 10 settembre 2024, data in cui Unicredit ha comunicato l’acquisizione di una quota di circa il 9,9% in Commerzbank, il titolo ha registrato un rialzo di circa 89 punti percentuali rispetto all’indice di settore, a fronte di una crescita dell’utile netto nel 2025 sostanzialmente piatta. Il multiplo prezzo/utili a due anni in avanti è passato da uno sconto del 22% rispetto al settore nel settembre 2024 a un premio del 5% nell’aprile 2026, senza che i fondamentali operativi abbiano giustificato tale rivalutazione. Orcel ha precisato che “nonostante il valore significativo creato da un’eventuale aggregazione, il ritorno dell’investimento per gli azionisti di Unicredit è impattato negativamente dall’investimento addizionale significativo necessario per allineare Commerzbank, dall’attuale valutazione non sostenuta dai fondamentali”: fattori che, ha aggiunto, “limitano il premio pagabile“.

 

Come Unicredit vuole trasformare Commerzbank

Il piano Unlocked si articola su tre direttrici — Refocus, Optimise, Upgrade — e prevede investimenti aggiuntivi pre-tasse per 1,7 miliardi di euro, destinati principalmente alla modernizzazione dei sistemi informatici e dei canali distributivi, al prepensionamento volontario e all’aggiornamento professionale del personale. A questi si aggiunge un accantonamento straordinario di 0,5 miliardi per allineare la copertura del portafoglio performing di Commerzbank agli standard di Unicredit in Germania. Sul versante della focalizzazione, il piano prevede la riduzione delle attività internazionali non connesse ai flussi da e verso Germania e Polonia, con un’ottimizzazione degli attivi ponderati per il rischio di circa 34 miliardi, di cui 21 miliardi concentrati su esposizioni con sEVA negativo e 13 miliardi nel centro corporativo.

In termini di efficienza, il 60% dei risparmi di costo deriverà da attività non HR e dalla rete internazionale non core, mentre il restante 40% proverrà principalmente da funzioni non operative, con una riduzione complessiva stimata in circa 7.000 unità in Germania nell’arco di cinque anni. Gli obiettivi finanziari al 2028 includono un RoTE superiore al 19%, un cost/income intorno al 40%, ricavi netti su RWA all’8,9% e un utile netto di circa 5,1 miliardi, rispetto al 15%, 47%, 7,6% e 4,5 miliardi previsti dalla versione consensus del piano Momentum. Al 2030, le proiezioni indicano ricavi netti superiori a 15 miliardi, costi inferiori a 6 miliardi e un utile netto di circa 6 miliardi.

 

Commerzbank e la fusione con HypoVereinsbank

Un secondo livello del progetto prevede la fusione con HypoVereinsbank, la banca tedesca con sede a Monaco di Baviera che fa già parte del gruppo Unicredit. L’operazione genererebbe un valore pre-tasse aggiuntivo di 1,1 miliardi di euro su base annua a partire dal 2030, con ulteriori investimenti pre-tasse per 1,6 miliardi. Secondo l’ad, le due realtà “sono altamente complementari, sia geograficamente che per quanto riguarda la clientela servita”. Il gruppo risultante disporrebbe di oltre 600 filiali in Germania, una quota di mercato nel credito di circa l’8%, equilibrata tra famiglie e piccole e medie imprese, più di 35 milioni di clienti, 14 banche federate in Europa più mBank e una capitalizzazione complessiva superiore a 130 miliardi di euro. 

Gli obiettivi al 2030 per il perimetro combinato includono un RoAC superiore al 30%, un cost/income intorno al 30%, ricavi netti aggregati di circa 45 miliardi e un utile netto di circa 21 miliardi. La posta in gioco va oltre i numeri: in caso di aggregazione, ha spiegato Orcel in conference call, la Germania “diventerebbe il primo paese del gruppo, con il 95% delle decisioni prese localmente e un’influenza chiave nella direzione generale del gruppo”.  In risposta alle dichiarazioni pubbliche di esponenti di Commerzbank che hanno ipotizzato oltre 15.000 esuberi in Germania, Unicredit precisa che la riduzione complessiva prevista nell’arco del quinquennio è inferiore alla metà di tale cifra, con i due terzi dei risparmi di costo concentrati su attività non HR nella rete internazionale. Ad ogni modo, Commerzbank rimarrebbe entità autonoma fino al 2028, periodo necessario per completare l’allineamento industriale e culturale con il gruppo Unicredit.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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