Continua la scalata di Unipol nel panorama assicurativo e bancario italiano. Conclusa l’operazione che ha permesso a Bper di inglobare Popolare di Sondrio (entrambi istituti di cui la società diretta da Carlo Cimbri è maggiore azionista), ieri Unipol ha messo a segno un altro colpo. In una nota ufficiale ha annunciato l’apertura di una sede di rappresentanza a Bruxelles (ad Avenue Marnix 23) per favorire, anche a livello europeo, il dialogo tra istituzioni, assicurazioni e mondo economico.
In questo articolo:
- Unipol a Bruxelles, tra nuova sede e convegno
- “Le asimmetrie regolamentari”
- Carlo Cimbri e il Danish Compromise
- I risultati economici di Unipol: numeri che danno ossigeno alla visione
Unipol a Bruxelles, tra nuova sede e convegno
L’apertura della nuova sede è stata l’occasione per tenere il convegno, presso il Parlamento europeo, “Il contributo delle assicurazioni alla competitività europea”, ospitato dalle vicepresidenti del Parlamento, Pina Picierno e Antonella Sberna.
All’evento, tra gli altri, hanno preso parte, oltre alle onorevoli Pina Picierno e Antonella Sberna, i vicepresidenti del Parlamento europeo, Federica Favi, ambasciatore d’Italia presso il Regno del Belgio; Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme; Vincenzo Celeste, rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione europea; Carlo Cimbri, presidente di Unipol; Matteo Laterza, amministratore delegato della stessa Unipol.
Il convegno è stato un’occasione di confronto sul ruolo delle compagnie assicurative a supporto della nuova agenda per la competitività europea. In sintesi, un momento essenziale per lanciare un messaggio strategico di peso, che mette in risalto l’ambizione di essere protagonista non solo sul mercato assicurativo italiano, ma anche nella costruzione delle regole europee.
“Le asimmetrie regolamentari”
Nel dettaglio, l’azienda ha evidenziato come il settore assicurativo, con la sua capacità di mobilitare risparmio di lungo termine, può diventare un pilastro per l’Unione nella costruzione di infrastrutture, innovazione e resilienza. Secondo Unipol, però, il cammino è ostacolato da “asimmetrie regolamentari” che impediscono un’effettiva parità competitiva: la compagnia assicurativa fa esplicito riferimento a un quadro normativo da correggere, perché le regole attuali penalizzano le assicurazioni rispetto ad altri attori finanziari.
Questa insistenza su equità e proporzionalità non è un messaggio retorico: Unipol ricorda che l’industria assicurativa europea gestisce enormi masse di capitale e che gran parte di esse sono risorse “pazienti” che potrebbero essere direzionate verso investimenti strategici di lungo periodo. Ma, afferma il gruppo, la mobilitazione di queste risorse è ostacolata da barriere normative. Le catastrofi naturali, osserva Unipol, rappresentano un ulteriore motivo per rafforzare il ruolo delle assicurazioni: il settore potrebbe partecipare più attivamente alla mitigazione dei rischi, contribuendo a stabilizzare economie e bilanci pubblici.
Carlo Cimbri e il Danish Compromise
Dietro a queste argomentazioni istituzionali c’è anche una tensione concreta, una richiesta molto precisa: la cancellazione di condizioni che Unipol giudica ingiuste. Nel discorso di Carlo Cimbri, come riportato dalle agenzie di stampa, affiora il tema del cosiddetto Danish Compromise – una norma europea prudenziale che, secondo il manager, crea un vantaggio regolamentare per le banche che detengono partecipazioni assicurative, ma non garantisce un trattamento simmetrico quando sono invece le compagnie assicurative ad avere quote in banche.
La critica di Cimbri è netta: “un’asimmetria bella e buona che ci discrimina rispetto alle banche”. Secondo Unipol, questo squilibrio regolamentare limita la capacità delle assicurazioni di partecipare pienamente al capitale bancario, riducendo così il potenziale di investimenti strategici nel lungo termine. Il tema, va detto, è vecchio ma non per questo risolto: nell’ultima Q&A agli azionisti, Unipol ha ribadito che il “Danish Compromise non viene riconosciuto anche alle assicurazioni” come meriterebbero.
Dietro questa richiesta di “livellamento del campo di gioco” non c’è solo un discorso tecnico-prudenziale, ma una vera e propria battaglia per la competitività europea. Per Unipol, essere presenti a Bruxelles significa non solo protestare da spettatori, ma cercare di influenzare il legame tra regolazione, investimenti privati e crescita europea.
I risultati finanziari e il risiko assicurativo
Non basta avere ragioni regolamentari: serve una base economica solida su cui poggiare tutta questa ambizione. Ed è proprio nei risultati al 30 settembre 2025 che Unipol trova il terreno migliore per dare corpo alle sue rivendicazioni. Il Consiglio di amministrazione del gruppo ha approvato un utile netto consolidato “reported” di 1,12 miliardi di euro, pari a un balzo del 54,7% rispetto al 30 settembre 2024.
Se poi si considera il contributo delle partecipazioni bancarie (in particolare Bper e Popolare di Sondrio), l’utile, ricalcolato al 30 settembre 2025 cresce fino a 1,23 miliardi di euro, con un incremento del 48% rispetto al periodo omologo. Guardando al solo business assicurativo, il gruppo ha registrato un utile netto di 961 milioni di euro, con un aumento del 45% rispetto ai nove mesi del 2024.
Sul fronte dei premi, la raccolta diretta assicurativa ha segnato un robusto +10,8%, arrivando a 12,644 miliardi di euro. Di questi, 6,783 miliardi provengono dal ramo Danni (+4,5%) e 5,862 miliardi dal ramo Vita (+19%).
Infine, alla domanda se la compagnia assicurativa tema di diventare “una preda” di gruppi più grandi, la risposta di Cimbri è stata abbastanza chiara e netta: “Abbiamo un azionariato stabile che ci accompagnerà ancora per diverso tempo, nessun timore sotto questo profilo”.









