Nell’edizione 2023-2024 della classifica Censis delle università italiane, l’Università Lum Degennaro si classifica al nono posto tra i piccoli atenei non statali, quelli fino a 5.000 iscritti e i più numerosi in Italia. Grazie a 75,8 punti, la Libera Università Mediterranea di Casamassima, nella città metropolitana di Bari, si piazza subito dopo la San Raffaele di Milano ma ottiene punteggi d’eccellenza nei servizi (89), nell’internazionalizzazione (79) e nella comunicazione e i servizi digitali (78).
Le modalità di selezione all’Università Lum Degennaro
Fondata nel 1995 da Giuseppe Degennaro, imprenditore e senatore pugliese scomparso nell’ottobre 2004, e intitolata fino al 2020 a Jean Monnet, la Lum ha un modello che si basa “sull’interdisciplinarietà, sull’analisi dei contesti territoriali, sulla considerazione dell’idea di sostenibilità in vari ambiti”. La maggior parte dei corsi di laurea è ad accesso libero e per le modalità di ammissione è necessario consultare quanto viene disposto nei regolamenti didattici dei singoli corsi, pubblicati sul sito ufficiale dell’ateneo.
Le candidate e i candidati ammessi alle procedure di immatricolazione sono le diplomate e i diplomati di scuola secondaria superiore. Tuttavia, per l’iscrizione è obbligatorio sostenere un test di verifica delle conoscenze minime richieste con cui l’università valuta la preparazione iniziale delle matricole. I singoli ordinamenti didattici dei corsi definiscono le conoscenze richieste per l’accesso e i regolamenti determinano le modalità di verifica. Discorso diverso per Medicina e Chirurgia, dove i posti sono limitati e la prova si basa sul decreto ministeriale del Mur.
I test consistono in 30 domande a risposta multipla, formulate tenendo conto dei programmi delle superiori e quindi in tutto e per tutti simili alle prove Invalsi. Studentesse e studenti che non superano la prova possono comunque immatricolarsi, ma vengono loro assegnati gli Ofa (obblighi formativi aggiuntivi) relativi esclusivamente alle aree tematiche in cui non hanno passato il test e da colmare entro il primo anno del corso di studi.
Il periodo dei test e i tempi per prepararlo
Di solito le immatricolazioni al primo anno cominciano a inizio luglio e finiscono a fine ottobre, fino al completamento dei posti disponibili. Dunque per prepararsi al meglio ai test di verifica, è consigliabile innanzitutto consultare con attenzione il bando di ammissione (dove sono presenti tutte le informazioni sulle strutture delle prove e le date), riprendere in mano i libri di scuola, fare molte simulazioni, mantenere la calma e anticiparsi anche al quarto anno delle superiori quando possibile.
La Libera Università Mediterranea fornisce un sistema di supporto alla scelta con una serie di percorsi di informazione e approfondimento. L’orientamento in ingresso avviene con l’iniziativa Porte aperte (un calendario di date in cui è possibile partecipare alle lezioni, conoscere i docenti e visitare le strutture dell’ateneo), gli Open Day e la presenza a Saloni e Fiere dello studente, dove lo staff dell’università presenta i programmi, i corsi, le strutture, il corpo docente e le opportunità legate all’offerta formativa.
I corsi di laurea presenti
Istituita con decreto ministeriale nel 1999, la Libera Università Mediterranea è strutturata nei quattro Dipartimenti di Medicina e Chirurgia, Management, Finanza e Tecnologia, Scienze giuridiche e dell’impresa e Ingegneria. L’offerta didattica prevede sette corsi di laurea triennale in:
- Infermieristica (L/SNT1);
- Economia e organizzazione aziendale (L-18);
- Business Economics and Organization (BEO, L-18, in lingua inglese);
- Giurisprudenza e diritto delle amministrazioni pubbliche (L-14);
- Enogastronomia e hôtellèrie internazionale (L-GASTR);
- Ingegneria gestionale (L-9);
- Ingegneria informatica (L-8).
Le magistrali a ciclo unico sono in Medicina e Chirurgia (LM-41), Odontoiatria e protesi dentaria (CLOPD, classe di laurea LM-46R) e Giurisprudenza (LMG/01); le due magistrali sono in Economia e Management (LM-77) ed Ingegneria gestionale (LM-31). Il post-laurea prevede i corsi di alta formazione e i Master di I e II livello della School of Management (Imprese, Digital Transformation, Tourism & Hospitality, Banking & Finance, Executive Education, Sanità, Pubblica amministrazione, Politiche sociali e welfare, School of Law e School of Health), i Dottorati di ricerca (Economics and Management of Sustainability and Innovation e Teoria generale del processo), stage e tirocini.
Il costo annuo della retta
La Lum Degennaro è un’università privata con forte orientamento al mercato del lavoro: i costi di frequenza sono decisamente elevati. Per le triennali in Economia e organizzazione aziendale, Ingegneria gestionale, Ingegneria informatica e Giurisprudenza e diritto delle amministrazioni pubbliche il contributo unico è di 5.500 euro all’anno. La triennale in Infermieristica ha una retta di 3.500 euro, mentre la magistrale in Economia e Management e la magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza di 6.000 euro.
I contributi più alti sono quello da 9.750 euro per il corso in Enogastronomia e hôtellèrie internazionale e quello da 15.000 euro per la magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia. In ogni caso, il pagamento avviene in tre rate tramite il sistema PagoPA, con scadenze a fine ottobre, metà gennaio e metà marzo. A queste cifre bisogna sempre aggiungere la tassa regionale (130 euro per chi è in prima fascia con un ISEE inferiore o uguale a 25.000 euro, 160 euro per seconda fascia con un ISEE tra 25.000 e 50.000 euro, 180 euro per terza fascia con un ISEE superiore a 50.000 euro) e l’imposta di bollo da 16 euro.
Naturalmente l’ateneo include agevolazioni, finanziamenti in convenzione con Avvera, Deutsche Bank, BNL e Intesa Sanpaolo e borse di studio parziali per studentesse e studenti meritevoli che alla maturità hanno ottenuto valutazioni superiori a 90/100. Altre borse per valore dell’ISEE sono assegnate dall’ADISU Puglia, l’Agenzia per il diritto allo studio universitario della Regione.
Gli altri costi da sostenere
Studiare alla Degennaro per chi è fuorisede vuol dire trasferirsi a Casamassima. Nel paese in provincia di Bari affittare una casa costa tra i 300 e i 1.000 euro al mese, a seconda della zona scelta e della grandezza: un canone medio decisamente più basso rispetto a quello di altre città universitarie italiane. All’alloggio bisogna poi aggiungere le spese per le utenze, il vitto, il materiale didattico, i trasporti e la vita sociale. A Casamassima, inoltre, c’è un campus innovativo e sostenibile che offre numerosi servizi, realizzato da Mauro Sàito Architetti su 11 piani per 24.000 metri quadri.
Chi vuole sfruttare le possibilità offerte dall’ADISU Puglia può provare ad accedere tramite bando (i requisiti sono di merito e di reddito) ai posti letto che l’Agenzia riserva nelle residenze universitarie in tutta la regione. A Bari gli alloggi sono presso le strutture Dell’Andro, Diomede Fresa, Fraccacreta, Mennea, Petrone e Starace. Infine, per venire incontro alle spese delle famiglie, la Lum ha convenzioni con Italo, Marino e Miccolis Bus e alcune realtà del territorio operanti nell’ambito della salute per servizi a prezzi agevolati.









