Uranio: prezzi ai massimi da Fukushima, ecco perché - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Uranio: prezzi ai massimi da Fukushima, ecco perché

Uranio: prezzi ai massimi da Fukushima, ecco perché

I prezzi dell’uranio sono saliti in maniera vertiginosa nel mercato delle materie prime, sulle preoccupazioni che la guerra Russia-Ucraina finisca per alterare ancora di più un mercato già molto ristretto. Il valore dell’uranio Ux U308 è arrivato fino a circa 60 dollari per libbra, il prezzo più alto dal marzo 2011, quando avvenne il disastro di Fukushima. Proprio oggi sarebbe la commemorazione di quel terribile giorno in cui nel Giappone settentrionale un sisma di magnitudo 9 scatenò l’inferno, con i reattori della centrale nucleare che smisero di funzionare liberando materiale radioattivo e mettendo a rischio la popolazione.

Da allora la domanda di uranio fu ridotta drasticamente per ragioni di sicurezza, con molti reattori nucleari che furono chiusi in tutti i Paesi del mondo. Oggi invece la richiesta è tornata alla ribalta, per effetto di una crisi energetica prima innescata dall’arrivo della pandemia che ha generato strozzature dell’offerta, poi aggravata dal conflitto nell’Est Europa che minaccia l’interruzione delle forniture di gas e petrolio dalla Russia.

 

 

Uranio: molti produttori attivi fuori dalla Russia

La questione dell’uranio però è investita dalla vicenda legata alle sanzioni all’azienda statale russa Rosatom Corp. Gli Stati Uniti stanno valutando restrizioni contro il conglomerato, che in questo momento rappresenta un obiettivo molto fragile, essendo che l’azienda costituisce il 35% della produzione di uranio a livello mondiale. Solo gli USA importano il 16,5% del materiale nucleare da Mosca.

Jonathan Hinze, presidente di UxC, sostiene che in Occidente vi sia una forte preoccupazione che le importazioni russe di uranio vengano ridotte al minimo e quindi molti sono entrati nel mercato spot della materia prima in queste ultime 2 settimane. Inoltre, aggiunge Hinze, le prospettive di imporre limiti alle forniture provenienti dalla Russia rimangono molto alte, quindi sarà difficile che lo stress al rialzo sul prezzo spot si attenui.

Nel frattempo il fondo Sprott Bodily Uranium Belief tuttavia ha accresciuto le sue disponibilità di uranio di oltre il 10% nell’ultimo mese. Secondo gli esperti sembra improbabile che si arrivi a una tale carenza di uranio da costringere i produttori di energia nucleare a frenare la produzione, anche se le esportazioni russe dovessero essere eliminate. Con prezzi più elevati ad esempio, Cameco Corp. uno dei più grandi fornitori del mondo, potrebbe garantire una produzione aggiuntiva nel lungo termine, in base a quanto dichiarato da un portavoce.

Jonathan Cobb, un supervisore della comunicazione senior per l’affiliazione nucleare mondiale, ritiene che vi sia molto movimento per cercare di estendere la produzione di uranio al di fuori della Russia e che le centrali nucleari abbiano ancora carburante a sufficienza per funzionare per almeno 12 mesi e in alcun circostanze per un tempo molto maggiore.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *