Vanguard: in arrivo riduzione record delle commissioni sui fondi

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Vanguard continua a ridurre le commissioni dei suoi fondi azionari e obbligazionari e mette a segno il più grande round di tagli della sua storia. Il gigante del risparmio gestito ha annunciato che abbasserà le tariffe di 87 fondi dallo 0,06% allo 0,01%, facendo risparmiare ai clienti qualcosa come 350 milioni di dollari nel 2025. A quel punto, i fondi obbligazionari a gestione attiva di Vanguard avranno costi in media dello 0,1%, a fronte di una media del settore dello 0,44%, mentre quelli indicizzati costeranno mediamente lo 0,05% rispetto a una media del settore dello 0,08% (dati Morningstar).

Per quanto riguarda le azioni, saranno interessate 168 classi, due terzi delle quali sono fondi comuni di investimento tradizionali e un terzo ETF. Il fondo che subirà la più grande sforbiciata (6 punti base) è il Windsor large cap, che addebiterà una commissione dello 0,26%. I fondi indicizzati USA a piccola e media capitalizzazione sono stati colpiti da tagli di 5 punti base, con un rapporto di spesa massimo dello 0,10%. Questa tornata è stata anche più corposa di quella da record del 2016, quando Vanguard ha fatto risparmiare ai suoi clienti 300 milioni di dollari con tariffe portate a 1,3 punti base.

 

Vanguard: una tradizione che viene rispettata

Vanguard è stato sempre visto come una minaccia dal settore della gestione dei fondi proprio per la sua tradizionale strategia di abbassare il costo dei suoi veicoli di investimento. Da quando è stato creato nel 1976 da Jack Bogle, l’asset manager ha lanciato una sfida che ha mietuto molte vittime nell’industria finanziaria. Bogle fu il primo a creare un fondo indicizzato sull’S&P 500 a basso costo, che attirò l’ira dei rivali.

All’epoca era di moda la tecnica 2/20, ossia commissioni del 2% sulle operazioni di acquisto e vendita dei titoli in portafoglio e un bonus del 20% sui guadagni del fondo. A ciò si aggiungevano le tariffe front-end e back-end, ovvero di entrata e uscita dal fondo. Questa manna per i gestori aveva significato lauti guadagni, ma spese esose per gli investitori, i quali vedevano le loro performance spesso gravemente compromesse. Vanguard ha scardinato uno status quo e per circa 5 decenni di storia ha proseguito su questa strada.

Portare avanti questa cultura aziendale è possibile anche perché il gruppo con sede in Pennsylvania è in realtà di proprietà degli investitori e non dei dipendenti o di azionisti esterni. Questo vuol dire che, una volta tolte le spese per il personale e per gli investimenti tecnologici e in nuovi prodotti, ciò che rimane viene utilizzato per ridurre le commissioni. “Siamo orgogliosi di consolidare l’eredità di Vanguard nella riduzione dei costi di investimento, cosa che abbiamo fatto più di 2.000 volte dalla nostra fondazione, annunciando la nostra più ampia serie di riduzioni del rapporto di spesa. I costi più bassi consentono agli investitori di mantenere una parte maggiore dei loro rendimenti e questi risparmi si accumulano nel tempo”, ha affermato l’amministratore delegato dell’azienda, Salim Ramji.

La strategia adottata ha portato Vanguard a essere il secondo gestore patrimoniale al mondo, alle spalle di Blacrock. Lo scorso anno ha ottenuto la più grande raccolta di ETF per quasi 335 miliardi di dollari. “I nostri gestori di portafoglio possono assumere il rischio di investimento in modo strategico, in quanto non devono superare l’ostacolo delle commissioni elevate per aggiungere valore”, ha dichiarato Greg Davis, presidente e direttore degli investimenti del gruppo. Tutto questo non farà contenti i rivali, soprattutto quelli più piccoli, impegnati nella gestione attiva che addebitano commissioni più elevate. Gli investitori propendono ormai per soluzioni a basso costo e i gestori meno competitivi hanno dovuto lottare contro i deflussi negli ultimi anni.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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