La Bce lancia l’allarme: le valutazioni a Wall Street sono troppo elevate e ciò rappresenta un rischio per la stabilità finanziaria. Nella sua Financial Stability Review biennale, l’istituto monetario con sede a Francoforte ha tracciato un quadro con più ombre che luci del sistema economico e finanziario , alimentando le preoccupazioni degli investitori per una possibile forte correzione di mercato.
Tra i fattori principali che avrebbero alimentato la bolla, la Bce segnala il boom dell’intelligenza artificiale. L’avvertimento di Francoforte si unisce a quello giunto da diversi banchieri, del Fondo monetario internazionale e dalla Banca d’Inghilterra, che recentemente hanno evidenziato come i prezzi delle azioni di molte società quotate alla Borsa americana siano in contrasto con i fondamentali.
In questo articolo:
- Wall Street: la Bce fa tremare i mercati
- Ma allora è come la bolla dot-com?
Wall Street: la Bce fa tremare i mercati
Il rapporto della Bce non fa dormire sonni tranquilli agli investitori che ancora credono nel proseguimento del rally trainato dall’AI a Wall Street. “Il sentiment di mercato potrebbe cambiare bruscamente a causa di peggioramenti delle prospettive di crescita o di notizie deludenti sull’adozione dell’intelligenza artificiale”, si legge nel documento. L’Eurotower segnala come, in questo momento, gli investitori siano spinti dalla FOMO (Fear Of Missing Out), ovvero la paura di perdere un’occasione, e per questo continuano a comprare le azioni dei grandi nomi tecnologici sulla scia dell’AI.
Gli acquisti sono ripartiti dopo la svendita temporanea di aprile, causata dall’introduzione dei dazi commerciali da parte del presidente Usa Donald Trump, prosegue la Bce nel suo studio, con i mercati guidati da “un rinnovato sentiment di rischio che aveva portato a valutazioni ancora più elevate rispetto a livelli già alti”. Da lì, gli investitori “speravano che i rischi di coda non si materializzassero” ed erano spinti dalla “paura di perdere un rally continuo”. Inoltre, la Banca centrale evidenzia come a Wall Street ci sia una “crescente concentrazione di mercato”, tale da poter portare a forti “aggiustamenti di prezzo” in caso di sorprese negative.
Ma allora è come la bolla dot-com?
Le considerazioni della Bce rafforzano la tesi di chi sostiene che la situazione attuale assomigli a quella di 25 anni fa, quando scoppiò la bolla delle dot-com. Allora le valutazioni raggiunsero soglie totalmente scollegate dai fondamentali delle aziende. Dunque, ci si avvia verso lo stesso scenario?
Il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, cerca di essere ottimista: “Una correzione di mercato non significa necessariamente lo scoppio di una bolla”, ha dichiarato ai giornalisti. “Sebbene ci siano dubbi sulle valutazioni, la Bce non ha concluso che sia in corso una bolla”. Tuttavia, l’ex ministro dell’Economia spagnola precisa che “gli investitori credono che i piani aziendali sull’AI funzioneranno come sperato”, ma “se tale scenario non dovesse realizzarsi, ovvero se ci fosse un incidente nel prossimo futuro, forse le valutazioni subiranno una correzione importante”.
Da qui a parlare di una nuova bolla dot-com, però, ce ne passa, secondo de Guindos. La differenza sta nel fatto che oggi le aziende vantano “alti margini di profitto, forte crescita degli utili, poco debito e attività sottostanti diversificate oltre all’AI”. “Al contrario, il rally di un secolo fa fu guidato da start-up in perdita”. Ciò non toglie che “mercati privati opachi potrebbero amplificare i cali”, aggiunge. A farne le spese potrebbero essere “compagnie assicurative, fondi pensione e gestori di asset vulnerabili sotto il profilo della liquidità e della leva finanziaria”.









