Wall Street si sta riavvicinando al record storico conseguito quest’anno di 6.147 punti con riferimento all’indice S&P 500. Nell’ultima seduta, il principale benchmark statunitense ha chiuso con un rialzo dello 0,58% a 5.970 dopo che i dati sui nuovi lavori negli Stati Uniti sono stati incoraggianti. Ora il mercato è in attesa della lettura di venerdì dei nuovi posti di lavoro creati nel mese di maggio, per allontanare ulteriormente il rischio che si possa materializzare una recessione economica a causa della guerra dei dazi. Il conflitto commerciale è tornato a inasprirsi negli ultimi giorni agitando le acque a Wall Street. Il presidente statunitense Donald Trump ha attaccato la Cina e l’Europa, facendo capire che le trattative per un accordo durante il periodo di tregua di 90 giorni non stanno dando grandi risultati. Le preoccupazioni degli investitori è che una volta chiusasi la finestra temporale, si torni nuovamente ai colpi di sciabola tra le parti.
Nel frattempo da oggi le tariffe Usa su acciaio e alluminio sono raddoppiate al 50% e ciò rischia di mettere in crisi il settore siderurgico internazionale. Trump ha giustificato la mossa sostenendo che scoraggerà il dumping delle materie prime negli Stati Uniti da parte di altri Paesi e aumenterà anche la competitività dei produttori di acciaio americani. Tuttavia, Wall Street sembra reagire in maniera meno nevrotica alle notizie sul fronte tariffario rispetto a quanto faceva qualche settimana fa e ciò fa ben sperare per un rinnovato equilibrio sui mercati che possa essere preparatorio per un nuovo rally.
Wall Street: Barclays confida in un nuovo rally
Gli strategist di Barclays ritengono al riguardo che l’incertezza della Borsa americana in rapporto ai dazi sia probabilmente superata. Per questa ragione, la banca londinese ha alzato il suo target per l’S&P 500 entro fine 2025 da 5.900 e 6.050. Per il 2026, invece, l’istituto finanziario stima una salita fino a 6.700, grazie alla crescita degli utili per azione delle aziende. “Dopo che i venti contrari dei dazi saranno assorbiti nei restanti trimestri del 2025, ci aspettiamo che il 2026 torni a un ritmo di crescita degli utili più normalizzato”, ha scritto in una nota il team guidato da Venu Krishna. Tuttavia, alcuni ostacoli derivanti dai dazi rimangono, a giudizio degli esperti. Ad esempio, i tassi di interesse restano elevati perché sussistono “preoccupazioni sulle prospettive fiscali statunitensi”. Nel contempo, “permangono i rischi di un potenziale calo della spesa dei consumatori”.
Lo strategist Emmanuel Cau della banca britannica è leggermente più cauto, sebbene consideri l’equity a stelle e strisce in vantaggio rispetto agli altri. “Nel quadro generale, pensiamo che la nascente diversificazione dagli Stati Uniti verso i mercati internazionali potrebbe avere gambe”, ha osservato Cau, avvertendo però che le azioni statunitensi continuano a beneficiare di “una forte capacità di generare utili e del dominio delle Big Tech”.
Negli ultimi giorni anche altri importanti istituti finanziari internazionali hanno migliorato le prospettive per la Borsa americana aumentando gli obiettivi di prezzo dell’S&P 500. Tra di essi vanno ricordati Goldman Sachs, Deutsche Bank e UBS Global Wealth Management.









