Wall Street: ecco tutte le incognite sui dazi USA per il 2025

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I dazi USA rappresenteranno una minaccia costante per le azioni a Wall Street nel 2025, secondo gli economisti. Il neo presidente eletto Donald Trump ha già annunciato di voler imporre tariffe del 25% su tutte le merci importate dal Canada e dal Messico, e ulteriori strette del 10% per i beni provenienti dalla Cina. L’Europa fino a ora è stata risparmiata, ma si aspettano presto brutte notizie da Washington per le aziende del Vecchio continente.

I dazi rischiano di produrre un duplice effetto sull’economia americana che si riverserebbe poi sulle quotazioni in Borsa. In primo luogo, potrebbero innescare nuovamente l’inflazione. Se le aziende americane vedessero aumentare il costo dei beni importati dall’estero, tenderebbero a trasferire quanto pagato in più ai consumatori finali per difendere i margini. Lo farebbero soprattutto quelle imprese che hanno la forza di determinare i prezzi. L’effetto inflazionistico conseguente spingerebbe la Federal Reserve a tenere alti i tassi di interesse, rischiando di mettere in difficoltà le società quotate a Wall Street, in particolar modo quelle sensibili al costo del denaro. In secondo luogo, i dazi potrebbero abbassare la redditività delle aziende USA a causa dei costi più alti che imporrebbero, oltre a diminuire la produttività per via del calo della domanda. Ciò potrebbe portare a una contrazione della crescita che viene sempre male accolta dai mercati azionari.

 

Wall Street: ecco le possibili conseguenze dei dazi USA

Trump ha definito i dazi “la parola più bella del mondo”, in quanto “aiuteranno” gli Stati Uniti a ricostruire la base manifatturiera, ad aumentare i posti di lavoro e a far crescere le entrate federali. Ma è veramente così? Gli economisti di Oxford Economics non ne sono affatto convinti. A loro avviso, in uno scenario estremo di lungo termine, l’economia statunitense vedrebbe la propria crescita contrarsi di circa un punto percentuale, con le tariffe che colpiranno in modo particolare i settori della vendita al dettaglio, dell’industria e dei materiali, alimentando l’inflazione.

A giudizio di David Kelly, strategist globale di JP Morgan Asset Management, si potrebbe innescare addirittura un fenomeno di stagflazione, ossia di contrazione della crescita dell’economia e aumento dell’inflazione allo stesso tempo: “I dazi sono fondamentalmente negativi per l’economia”, ha sottolineato.

Gli strategist di BofA Global Research, prevedono ricadute pesanti sugli utili aziendali. Gli esperti della banca americana stimano un calo dell’1% dei guadagni dell’S&P 500 se i dazi sulla Cina arrivassero al 40% e quelli sul resto del mondo – esclusi Messico e Canada – salissero a circa l’8%. Il crollo potrebbe arrivare al 5% con le eventuali tariffe di ritorsione, puntualizzano gli strateghi.

Anche gli strategist di Barclay’s hanno una visione pessimista, secondo cui i profitti delle società del principale indice americano rischiano di scivolare del 2,8% a causa delle tariffe su Canada, Messico e Cina, tenuto conto delle azioni di ritorsione. In tale contesto, “i settori dei materiali e dei beni di consumo discrezionali potrebbero subire un calo degli utili a due cifre, per effetto della loro significativa presenza in Messico e Canada” hanno affermato dalla banca londinese.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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