Quello che si è visto a Wall Street nell’ultimo giorno di contrattazioni è qualcosa di storico: con un balzo del 12,16%, il Nasdaq ha registrato la sua seconda migliore seduta di sempre. Da quando è stato creato nel 1971, l’indice a prevalente componente tecnologica ha avuto giornate come questa durante le crisi finanziarie. Nel 2008, allorché è andato in scena il crollo dei mutui subprime e il fallimento di Lehman Brothers, il Nasdaq ha portato a casa due dei suoi migliori sei giorni della storia. Gli altri due sono arrivati durante lo scoppio della bolla dot-com di inizio millennio. Uno è il collasso di Wall Street nel 1987, l’altro appartiene alla primavera del 2020, quando il mondo fu scosso dall’arrivo della pandemia da Covid-19.
L’ultimo rimbalzo è sopraggiunto dopo un calvario di diverse sedute di Wall Street a seguito dell’annuncio shock dei dazi da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, al Giardino delle Rose della Casa Bianca il 2 aprile. Da allora il Nasdaq aveva perso 12,50 punti percentuali, con gli investitori che si erano accaniti particolarmente sulle Big tech come Apple e Nvidia. Ieri è arrivato il dietrofront di Trump sulle tariffe, con un congelamento di 90 giorni per numerose nazioni. Nei confronti della Cina, invece, Trump ha innalzato i prelievi portandoli dal 104% al 125%, proseguendo una guerra commerciale che va avanti con un continuo botta e risposta tariffario tra Washington e Pechino. Tuttavia, la Casa Bianca ha lasciato aperta la porta del dialogo con le autorità cinesi, affermando di volere un contatto al più presto con il presidente Xi Jinping.
Wall Street: ecco perché il crollo del Nasdaq è diverso dal passato
Il balzo di ieri del Nasdaq traccia un parallelo con le crisi del passato. Il mese peggiore per il benchmark è stato l’ottobre del 1987, quando segnò un passivo del 27%. Segue il calo del 23% del novembre 2000. A marzo 2020, invece, l’indice è scivolato di 10 punti percentuali. Ad aprile 2025 è finora di poco sotto la pari e quindi bisognerà vedere come saranno i prossimi giorni per determinare se la crisi attuale sia davvero accostabile alle grandi tempeste che hanno segnato la storia di Wall Street.
C’è però una differenza di fondo con tutto quello che è successo nei periodi citati. Allora il collasso del mercato non poteva essere evitato. Ad esempio, nel 1987 le posizioni basate sugli algoritmi saltarono e innescarono una serie di ordini disastrosi di vendita. Nel 2000 gli investitori erano ebbri di titoli tecnologici con scarsi fondamentali. Nel 2008 le banche avevano ingoiato una montagna di titoli tossici legati ai mutui subprime. Nel 2020 ci fu l’evento più imprevedibile, ovvero l’arrivo di una pandemia che mise in ginocchio l’economia mondiale. In tutte queste situazioni, il crollo era pressoché difficile da scongiurare. Stavolta invece è stato deliberatamente provocato da un’azione specifica, i dazi USA, che potevano benissimo essere evitati. Ciò che pensano molti analisti e investitori, quindi, è che questo processo possa essere invertito senza danni. Soprattutto perché si eviterebbero scenari recessivi a livello mondiale.
“Quello che Trump ha fatto è stupido, sbagliato, arrogantemente estremo, ignorante dal punto di vista commerciale e affronta un non-problema con strumenti fuorvianti”, ha scritto Ken Fisher, fondatore della Fisher Investments, riferendosi all’annuncio della scorsa settimana. “Eppure, per quanto ne so, svanirà e fallirà e la paura è più grande del problema”. Dan Ives, analista di Wedbush, ha parlato addirittura di “Armageddon autoinflitto“, definendo l’ultima notizia sull’inversione di Trump quella “che tutti stavano aspettando”. Il presidente USA, dal canto suo, ha affermato che non ha intenzione di spingere il mercato verso il basso, “ma a volte bisogna prendere medicine per sistemare qualcosa”. Tuttavia, ieri ha precisato che a volte “occorre avere un po’ di flessibilità”.









