Wall Street: le vendite di maggio un buon segnale per il mercato?
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Wall Street: le vendite di maggio un buon segnale per il mercato?

Wall Street: le vendite di maggio un buon segnale per il mercato?

Il vecchio adagio “sell in may and go away” è sempre vivo a Wall Street. Il mese di maggio che si è appena concluso è stato all’insegna delle turbolenze di mercato e delle vendite. Solo le sedute in verde dell’ultima parte del mese hanno permesso all’S&P 500 di non cadere in un passivo profondo. Sono state molte le difficoltà che la Borsa americana ha dovuto affrontare. L’inizio di maggio è stato contrassegnato dalla riunione della Federal Reserve, dopo la quale gli investitori si sono dati alla fuga dalle azioni.

Nel meeting l’istituto centrale ha ribadito la sua estrema aggressività per combattere l’inflazione arrivata a livelli insostenibili. Questo ha determinato incertezza e ricorso degli operatori finanziari verso assets considerati meno a rischio, soprattutto in rapporto al fatto che le strette della Fed potrebbero seriamente intaccare la crescita economica degli Stati Uniti.

Nel frattempo la guerra Russia-Ucraina procedeva senza dare segni di pace, nonostante i continui negoziati per raggiungere un accordo che ponesse fine a questo massacro. E poi vi sono state le preoccupazioni per la crescita dell’economia cinese, dopo che il Paese è stato infestato nuovamente dal ritorno del Covid-19, che ha costretto le Autorità a bloccare le attività produttive.

 

Wall Street: segnali positivi sul mercato

Un maggio sottotono però storicamente è un buon segno per ciò che viene dopo. A giugno in media si registrano rialzi per l’S&P 500 dell’1,2% e per il resto dell’anno vi è un incremento del 3,4%. Alcuni segnali fanno da corredo alla statistica. Ad esempio, nell’ultimo verbale pubblicato la scorsa settimana, la Fed ha detto tra le righe che, in caso di rallentamento dell’economia, il ritmo di aumento dei tassi d’interesse potrebbe essere rivisto. Questo fa nutrire la speranza che la Banca Centrale USA alla fine non sarà più aggressiva di quanto si aspetti il mercato. Inoltre, alcune componenti relative all’inflazione danno dei segnali che il costo della vita comincia a rallentare e questo potrebbe ammorbidire ulteriormente l’istituto guidato da Jerome Powell.

Quindi Wall Street è fuori pericolo? Non proprio. Bisogna sempre tener conto che da qui alla fine dell’anno il costo del denaro sarà elevato di almeno altre 5 volte e questo avrà un impatto sull’economia statunitense. Quanto tale impatto sarà violento non è dato di saperlo oggi, ma molti temono che possa determinare una recessione, di fronte alla quale le azioni tendenzialmente sono sottoposte alle vendite. A quel punto bisognerebbe vedere la reazione della Fed, se continuerà o meno nel percorso di riportare il carovita agli obiettivi del 2% oppure se farà un passo indietro nel tentativo di rianimare l’economia. Wall Street alla fine lega sempre il suo destino a quello che è l’atteggiamento della Banca Centrale americana, più di qualsiasi altra variabile.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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