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Wall Street: S&P 500 a quota 5.000 punti, vanno comprate le azioni USA?

Wall Street: con S&P 500 a 5.000 punti vanno comprate le azioni USA?

L’indice S&P 500 ha raggiunto nelle ultime sedute la soglia storica dei 5.000 punti. Non molti avevano pronosticato una serie di record come quelli messi a segno da inizio anno dall’indice USA a Wall Street, quando la Federal Reserve ha iniziato ad alzare i tassi di interesse a marzo 2022 e soprattutto con un primo taglio rimandato più volte nel tempo. Ma si sa, il mercato vive di aspettative e le previsioni vedono comunque una Fed più accomodante in un futuro non troppo lontano.

I funzionari della Banca centrale degli Stati Uniti hanno ribadito a più riprese l’intenzione dell’autorità monetaria di non abbassare il costo del denaro troppo presto per paura di riattivare pericolose spirali inflazionistiche. Il mercato tuttavia non sembra dare loro molto ascolto, nonostante i dati macroeconomici, che mostrano un’economia americana in salute,  non facciano presagire un’immediata svolta monetaria accomodante. Se non è marzo, come molti speravano, sarà giugno il mese in cui la Fed abbasserà i tassi per la prima volta. Già questo basta al mercato per continuare a comprare le azioni USA.

 

Wall Street: ecco cosa considerare prima di investire

Il traguardo di 5.000 punti per l’S&P 500 potrebbe essere un livello chiave, se non altro perché si tratta di una cifra tonda. Dopo aver raggiunto quota 4.000 punti, il principale indice di Wall Street ha impiegato oltre 700 sessioni per salire di altri 1.000 punti. Le vendite sovente seguono il conseguimento della cifra tonda e sono più che altro frutto di un blocco psicologico, per cui i trader preferiscono prendere profitto in attesa di ulteriori sviluppi. Stavolta sarà diverso? Secondo Dan Egan, vicepresidente Finanza comportamentale e Investimenti presso il robo-advisor Betterment, “potrebbe essere meglio ignorare i falsi presagi dei grandi numeri tondi”. A suo avviso, è meglio prestare attenzione al “modello a lungo termine”, tralasciando “i movimenti quotidiani casuali”.

Una delle preoccupazioni concrete che gli investitori devono affrontare  si basa invece sulla concentrazione di Wall Street. Il rally dell’S&P 500 è stato trainato dagli straordinari rendimenti dei Magnifici Sette (Alphabet, Amazon, Apple, Meta Platforms, Microsoft, Nvidia e Tesla), in particolare dopo la diffusione dell’intelligenza artificiale. Un calo di performance di questi giganti della tecnologia potrebbe invertire il trend della Borsa americana. Marta Norton, direttore degli investimenti di Morningstar Wealth per le Americhe, avverte del rischio: “Dal nostro punto di vista, la maggior parte dei titoli dei grandi nomi sono piuttosto costosi a questo punto. Guardare ai rendimenti del 2023 e presumere il futuro nel 2024 è pericoloso”.

La soluzione per ridurre il rischio, secondo l’esperta, potrebbe essere quella di puntare su un indice ampio che pondera le società non in base alla loro capitalizzazione ma in maniera equa tra tutti i titoli del paniere. “L’acquisto di un fondo indicizzato S&P 500 che dà alle azioni lo stesso peso offre una maggiore esposizione alle small cap, che sono ai minimi degli ultimi 20 anni rispetto alle large cap, e dà anche una maggiore apertura ad alcune aree che non sono particolarmente rischiose e hanno valutazioni migliori, come i materiali, i servizi pubblici e, oserei dire, i finanziari e le banche” ha spiegato Norton.

Infine, è molto importante considerare il timing di entrata a mercato. Entrare e uscire in acquisto sperando di indovinare la tempistica per ottenere un guadagno potrebbe essere un gioco pericoloso in questo frangente per due motivi. Uno è il rischio di uscire troppo presto mentre l’S&P 500 continua la corsa verso l’alto. Un altro è di entrare a prezzi troppo alti, rimanendo incastrati in un’ottica di trading di breve periodo. Allora cosa fare? Secondo Luke Keene, responsabile degli investimenti di Leverty Financial Group “stare fuori dal mercato è anche frutto di un cattivo timing. Non c’è un punto di ingresso quando si adotta una visione a lungo termine”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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