Warren Buffett ha tagliato ancora la sua partecipazione in Bank of America (BofA) scendendo sotto la soglia del 10%. Con una quota ora del 9,9%, la Berkshire Hathaway guidata dal leggendario investitore non sarà più obbligata a rivelare puntualmente le operazioni che effettua sulla banca americana. Il pubblico saprà dei movimenti solo in occasione della presentazione dei dati trimestrali da parte del conglomerato finanziario di Buffett.
Negli ultimi tre giorni di contrattazione, Buffett ha scaricato circa 9,5 milioni di azioni, incassando una cifra di 382,4 milioni di dollari. Quest’ultima vendita si aggiunge a una serie di cessioni avviate dal 16 luglio con cui la Berkshire ha raccolto complessivamente circa 10,5 miliardi di dollari. Tuttavia, la società con sede a Omaha è ancora il principale azionista di BofA, con un valore della partecipazione di 31,5 miliardi di dollari. Tale importo è un puro profitto, in quanto Buffett ha recuperato completamente l’investimento effettuato negli anni nell’istituto di credito americano.
Warren Buffett sotto il 10% di BofA, perché?
La partecipazione di Warren Buffett in BofA è stata costruita a partire dal 2011 con un investimento di 5 miliardi di dollari. Il re del value investing non ha mai amato particolarmente le banche per il fatto che vendono un prodotto o servizio indifferenziato, quindi non hanno modo di distinguersi rispetto alla concorrenza. Inoltre, Buffett se l’è vista brutta con la banca d’affari Salomon Brother’s negli anni ’80 prima del crash del 19 ottobre 1987 per via di alcuni scandali legati alle aste dei titoli di Stato americani. Tuttavia, l’oracolo di Omaha ha sempre ritenuto che una banca ben gestita possa essere molto redditizia per gli azionisti. Fu proprio la fiducia nei confronti del management – in particolare dell’amministratore delegato Brian T. Moynihan – che indusse Buffett a investire in BofA. Il top manager riuscì a risollevare la banca dalla grande crisi del 2008 e mise in atto un piano di redditività che piacque al 94enne miliardario.
L’investimento iniziale fu in azioni privilegiate, convertite in ordinarie nel 2017. Nei due anni successivi Buffett incrementò la quota chiedendo l’approvazione alla Federal Reserve di oltrepassare la soglia del 10%. Cosa spiega quindi ora questo smantellamento della partecipazione? Il guru della finanza non svela le motivazioni delle sue operazioni per non avere problemi con le autorità di regolamentazione. Probabilmente la risposta sta nella sua dichiarazione dello scorso anno, quando il settore bancario statunitense fu travolto da una grande crisi che portò al fallimento di alcuni istituti di credito regionali. Buffett affermò che qualcosa nei depositi stava succedendo in un modo che ricordava il 2008 e sottolineò di essere molto cauto riguardo la proprietà delle banche.
Il punto però è perché voler scendere sotto il 10% che fa da spartiacque tra una comunicazione sistematica e una periodica. A giudizio di Scott Siefers, analista di Piper Sandler, il sospetto è che la discesa al di sotto della quota del 10% “solleverebbe un ostacolo psicologico e potrebbe consentire al titolo di riguadagnare un po’ di slancio in avanti”. Quindi, che Buffett stia preparando il terreno per vendere la quota rimanente di BofA a prezzi più convenienti? Lo scopriremo a novembre, quando Berkshire divulgherà i dati del terzo trimestre.









